Torino 2006: il bilancio azzurro

febbraio 27, 2006 in Sport da Federico Danesi

Cinque ori su ottantaquattro, undici medaglie in tutto. Alla vigilia, persino il più ottimista del dirigenti Coni ci avrebbe messo la firma, ma l’Italia sportiva che esce dalle Olimpiadi di Torino è a due marce, quasi come quella vera. Sorprendente in certe discipline che fino ad oggi avevano regalato poco o nulla, come lo short track, il bob al femminile e soprattutto il pattinaggio di velocità; devastante in quelle sulle quali si può sempre contare, come il fondo e lo slittino; desolante per chi doveva, poteva portare fieno in cascina e non lo ha fatto.

Da oggi, a bocce ferme, ogni Federazione farà i conti. I processi si fanno nelle aule, non a Roma (sede Coni) o a Milano (Federsci e Federghiaccio), ma a qualcuno i conti verranno presentati. Quelli economici, che nonostante gli sforzi di Petrucci e del suo staff, non tornano mai. E quelli politico-sportivi, che invece si fanno sempre tornare. Gaetano Coppi, presidente della Fisi, ha già preannunciato che il suo regno, con l’appoggio dei vari Comitati Regionali, andrà avanti almeno sino a Vancouver 2010. Dall’altra parte Giancarlo Bolognini, suo omologo alla Fisg, si gode questi risultati inattesi, soprattutto con Enrico Fabris. Entrambi, con la nuova legislatura che interessa le Federazioni sportive, rispondono in prima persona della gestione, soprattutto quella economica. In vista dei prossimi Giochi, per i quali occorre lavorare da oggi, dovranno trovare il modo d’investire di più. Come fa ad esempio la Germania, non a caso prima nel medagliere. Nonostante la concomitanza annuale con i Mondiali di calcio la Federazione tedesca ha sponsor e fondi in abbondanza, ha televisioni di stato come Zdf e Ard che seguono gli sport invernali come poche nel mondo, ha un seguito per discipline come salto, biathlon e fondo di almeno 15/20 milioni di spettatori non solo in occasione dei grandi eventi. Altra cultura sportiva, da importare il più in fretta possibile.

I NOSTRI RICOMINCIANO DA QUI

Nemmeno il tempo di tirare il fiato e per molti dei nostri protagonisti, reali e mancati, sarà già tempo di ricominciare la stagione agonistica. Come i fondisti, Di Centa in testa, che nel prossimo weekend saranno impegnati con la ripresa di Coppa del Mondo nella gara più massacrante, la mitica “Vasaloppet”: 45 km al sabato per le donne, il doppio la domenica per gli uomini, il tutto in tecnica classica. Difficile dire chi degli azzurri sarà presente, ma comunque tutti dalla settimana successiva torneranno in pista con le gare di Borlange e Holmenkollen. Le finali di Coppa, quest’anno, saranno le Premondiali di Sapporo, in programma il 18 e 19 marzo.

Lo sci, malconcio e bastonato, ricomincia dalla Coppa. Sabato e domenica prossimi gli uomini saranno impegnati in due giganti nella coreana Yong Pyong, mentre la settimana successiva toccherà a Giorgio Rocca, impegnato in due slalom a Shiga Kogen (Giappone). Puntata al Nord per le donne: da venerdì a domenica sulle piste olimpiche di Kvitfjell in rapida successione Superg, Combinata in una sola giornata e Gigante.

Il pattinaggio guarda avanti e punta verso il Canada. Le Olimpiadi sono ancora lontane, ma Calgary il mese prossimo ospiterà un doppio appuntamento con i Mondiali. Dal 18 quelli di Pattinaggio Velocità su tutte le distanze, con il ritorno di Enrico Fabris che punterà anche a tempi da record. Dal 20, poi, anche quelli di Pattinaggio Artistico. Carolina Kostner sarà in gara a partire dal 24, la coppia Fusar Poli-Margaglio, sempre che vada, dal 21.

TV, PROMOSSI E BOCCIATI

Piccola chiosa finale per tutto quello che è stato in sedici giorni di televisione. Doveva essere rete olimpica, Rai Due, ma si è trasformata in un contenitore onnicomprensivo. Buona la regia che ha seguito gli eventi, non così possiamo dire di quelli che li hanno commentati. Promosso sul campo Franco Bragagna che, nonostante le critiche di Aldo Grasso sul “Corriere” di oggi, ha messo anche un po’ di sano nazionalismo e tifo nella sue telecronache. Chi l’ha detto, infatti, che lavorando per la Tv di stato si debba essere sempre impeccabili e sobri ai limiti della noia? Quel “Cova, Cova, Cova, Covaaaaaaa…” urlato da Paolo Rosi agli Mondiali di Atene 1982 quando vinse l’oro sui 10.000 ancora ci risuona in testa, ancora ci risuona nelle orecchie.

Gli alti hanno puntato a salvarsi. Bizzotto meglio nell’hockey, dov’era competente, che nello slittino, Calcagno al curling un pesce fuor d’acqua salvato dai commenti dell’esperto di turno, Renato Negro, Auro Bulbarelli al salto e alla combinata nordica… meglio tacere.

E poi la coppia Gobbo-De Chiesa, assolutamente impagabile, non foss’altro per la fortuna che porta in generale agli atleti. Ne fosse arrivato uno sano al traguardo.

Così meglio, molto meglio Eurosport. La tv degli sport invernali ha confermato la sua tradizione e competenza. Su tutti Dario Puppo, efficace e diretto, ma soprattutto Massimiliano Ambesi. Un computer vivente, precisissimo e infinitamente utile, soprattutto appassionato come pochi. E non è un giornalista.

di Federico Danesi