Renato Guttuso a Palazzo Bricherasio

febbraio 23, 2005 in Arte da Adriana Cesarò

GuttusoGiovedì 17 febbraio, è stata inaugurata la mostra dedicata a Renato Guttuso, uno degli artisti più interessanti ed emblematici del Novecento italiano. La mostra, con cui Palazzo Bricherasio apre la stagione 2005, si potrà visitare fino al 29 maggio. Ottanta dipinti, scelti in modo da rappresentare l’intero arco creativo dell’attività artistica di Renato Guttuso, selezionando i capolavori che meglio documentano i diversi momenti espressivi dell’artista.

Nel 1946/47 tutta la Sicilia entrò in agitazione per la “Occupazione delle terre”. Fui anch’io in Sicilia in quel periodo, partecipai alle loro riunioni, alle loro discussioni, alle loro agitazioni. I volti della mia infanzia si mischiavano ai volti, ai vecchi, ai giovani, alle donne, ai bambini affamati. I contadini si muovevano all’alba o addirittura nel cuore della notte, coi muli, gli asini, i carretti, gli aratri, le zappe, le bandiere. Qualcuno cantava, qualcuno suonava il mandolino o la chitarra.

[Renato Guttuso]

Grazie al lungo lavoro di ricerca compiuto dagli Archivi Guttuso, le opere sono state scelte tra quelle presenti nei più importanti musei italiani ed esteri. Sono esposte le opere che il maestro aveva tenute per sé, nella sua collezione privata; è possibile ammirare le piccole tavolette con le quali, precocissimo, muoveva i primi passi nel mondo della pittura, e i grandi quadri come I funerali di Togliatti, La Crocifissione, La spiaggia, il Caffè Greco, e le splendide nature morte che, negli anni quaranta, facevano presagire la tragedia della guerra e della catastrofe. Guttuso è stato per più di cinquant’anni uno straordinario testimone del nostro tempo, in grado di rappresentare con le sue opere, ma anche con i suoi scritti, la condizione umana con le sue sofferenze, i suoi miti, le sue passioni, politiche e private. Ripercorrerne l’arco creativo, documentando i diversi movimenti artistici di cui fu protagonista, spesso scomodo, e le accese polemiche che sempre lo animarono, può offrire ai visitatori l’opportunità di confrontarsi con un artista che aveva un’idea forte della funzione dell’arte nella società, una concezione che oltrepassava le mura dello studio.

Per capire Guttuso non basta vedere le sue opere (di cui alcune sono divenute vere icone dell’arte europea), ma è fondamentale poter approfondire la sua straordinaria capacità di intessere rapporti con altri artisti, anche impegnati in discipline diverse. Scrittori come Moravia, scultori come Manzù, che gli dedicò il monumento funebre dove è sepolto, musicisti come Nono, poeti come Pasolini, Montale, Neruda grandi maestri della pittura come Picasso, Sutherland, ebbero con lui rapporti di feconda collaborazione artistica da cui sono nate illustrazioni per libri, scenografie, sodalizi talvolta sviluppatisi in movimenti artistici. Uno dei principali aspetti che la mostra consente di approfondire grazie alla collaborazione degli Archivi Guttuso è che mette a disposizione il prezioso materiale documentario, in gran parte inedito.

E’ possibile vedere il film documentario di Giuseppe Tornatore e gli inediti filmati messi a disposizione dall’Istituto Luce. Guttuso, che visse principalmente tra Milano, Roma e Palermo, ebbe importanti rapporti con i principali esponenti della cultura torinese: Carlo Levi, con il quale scambiò lettere ed opere fin dai tempi del confino; Natalino Sapegno, amico fraterno che fu vicino a Guttuso fino agli ultimi giorni; Cesare Pavese, per il quale illustrò romanzi; Norberto Bobbio, che l’ha sempre ricordato nei suoi articoli. Grazie alla collaborazione della Casa Editrice Einaudi, sarà documentata l’intensa attività intrattenuta con Guttuso, attraverso i libri illustrati e la corrispondenza intercorsa con Giulio Einaudi. L’esposizione prevede inoltre due sezioni: una dedicata al disegno, attività nella quale Guttuso fin dagli anni trenta fu considerato un maestro; l’altra al teatro musicale nella quale sono esposti bozzetti e figurini dell’artista, corredati da fotografie di scena e locandine.

di Adriana Cesarò