Non ho mai scritto per Celentano

Marzo 14, 2007 in Musica da Gino Steiner Strippoli

De Santis“Un pomeriggio d’autunno del ’69 posteggiai la mia seicento nella corsia d’emergenza del Raccordo Anulare: la RCA stava adagiata sotto di me, come una prostituta cortese, in un grande spazio tra la periferia industriale e le campagne circostanti…”

Un testo ingiallito nel e dal tempo che vinse un concorso canoro. Era la prima vittoria verso la grande carriera di paroliere e scrittore di canzoni di Antonello De Sanctis. Si intitolava “le parole”: “le parole sono tutto, le parole sono zero, sono come un letto sfatto ti aspettavo ma non c’ero. E mi piove addosso aprile nella tregua di un sorriso o l’odore di un fienile come un attimo indifeso, le parole sono quiete e profumo di radici bagnate. Le parole sono ferro da piegare, le parole che ci sono ma non sono, a volte danno un ritmo senza suomo ma le puoi ballare, parole che nascondono l’istinto o un tradimento…”.

De Sanctis aveva 16 anni… Qui inizia la storia di questo paroliere di successo della canzone italiana raccontata autobiograficamente in un libro uscito poche settimane fa intitolato “Non ho mai scritto per Celentano”, edito da Velvet – www.Noreply.it

E’ un libro pieno di curiosità e retroscena del mondo della canzone italiana sin da quando il giovane Antonello affido una sua canzone a Mia Martini. Quella poesia-denuncia era “Padre Davvero”.

35 anni di romanzo popolare e schietto dell’Italia degli artisti e delle case discografiche ma anche delle amicizie più vere, delle ispirazioni raccolte per scrivere testi di successo. “Padre davvero era un brano atipico –racconta Antonello De Sanctis– in quanto, pur seguendo un suo percorso ‘politico’, fu affidato ad un interprete pura: incontrai Mia Martini in un ufficio della RCA e fui colpito, oltre che dall’estro nel vestire, dalla sua comunicatività, dalle movenze felpate, dal darsi profondo degli occhi. Sapevo poco di lei e mi resi conto che, malgrado avesse neanche ventiquattro anni, possedeva tutta la maturità anticipata delle donne del sud e un intensità papabile consegnatale anche dall’esistenza complicata che si era appena messa alle spalle. <> sorrise con la sua fila di denti forti. <> risposi al suo abbraccio. <>.

Il racconto si snoda in mille vissuti del nostro paroliere-scrittore con molti artisti e molte parole, tante parole diventate poi hit di successo come “Anima Mia “ dei Cugini di Campagna, “Bella dentro” di Paolo Frescura, “Due ragazzi nel sole” e “Tu mi rubi l’anima” dei Collage, sino ad arrivare ai giorni nostri con “Laura non c’è” di Nek. In mezzo a questo ci sono gli anni ’80, dove De Sanctis, scontratosi con il sistema discografico, lascia momentaneamente le parole del canto (a parte due edizioni Sanremesi ’86 e ‘87 con due canzoni per Flavia Fortunato ma per una pura coincidenza) per iniziare un esperienza unica e importante come quella di educatore al Gaetano Giardino, istituto per ragazzi diversamente abili.

De Sanctis racconta: “imparai i loro occhi persi o pieni di voglia di vivere, il loro amore per la musica, l’infinito ripetersi dei loro movimenti autistici, i comportamenti generosi, il sano egoismo, il dividersi un tozzo di pane o strapparselo voracemente dalle mani, il loro acquietarsi la sera, il cercare di comunicare, il cercare qualcuno…”.

Poi arrivarono gli anni ’90, il nostro autore incontra l’amore della sua vita che lo stimolò a riprendere a scrivere canzoni e ritornò il successo con Nek e “Laura non c’è”, scritta insieme a Massimo Varini, una canzone che vendette oltre 3 milioni di copie nel mondo. “La matrice di ‘Laura non c’è’ -ricorda Antonello– va ricondotta ala mia esperienza giovanile legata alla onnipresente Franca, la ballerina dei miei anni giovanili…”. Il nostro paroliere ha un solo cruccio: non aver mai scritto per Celentano!

di Gino Steiner Strippoli