Madagascar

settembre 18, 2005 in Cinema da Barbara Novarese

MadagascarLa Dreamworks è tornata nelle sale cinematografiche con una nuova scommessa di Eric Darnell (Z la formica) e Tom McGrath: MADAGASCAR

Negli Stati Uniti ha scalzato Star Wars ep. III ed il 2 settembre è uscito nelle nostre sale, per conquistare il mercato italiano.

I protagonisti principali sono: un leone vanitoso, una zebra depressa che non riesce a darsi pace poichè non sa se la sua razza è bianca a righe nere o nera a righe bianche, una giraffa ipocondriaca ed una paziente e tranquilla “ippopotama”.

Un desiderio espresso e rivelato si trasforma in realtà, ma con risvolti stravaganti; così i quattro amici, dalla giungla di Manhattan, si ritrovano naufraghi sulle spiagge del Madagascar.

L’animazione è semplice, i dettagli paesaggistici e la sceneggiatura sono insufficienti se pur compensati da un divertimento assicurato. Si ride, si ride davvero tanto, soprattutto nella prima parte del cartone purtroppo, dal Madagascar in poi, gli argomenti sembrano esauriti e le risate diventano appannaggio dei più piccoli.

Lo scarso livello di produzione non è l’unico neo.

Il tema dell’amicizia (anche se improbabile tra il leone e la zebra) e della catena alimentare scemano lentamente confondendosi alla discutibile idea che gli agi della cattività siano preferibili allo stato selvaggio. Un caso fortuito o una scelta ponderata?

Indubbiamente si tratta di un messaggio ambiguo e, chissà, forse non propriamente etico, dal momento che il pubblico è principalmente costituito dai bambini… i futuri uomini di domani.

Eric e Tom attribuiscono a noi, razza umana, l’ironico ruolo di “sapiens” tuttavia, al termine del film, sorge spontaneo chiedersi se si tratta davvero di ironia o piuttosto di eccessiva autostima…

Il doppiaggio originale è stato affidato a nomi di grande successo nel panorama hollywoodiano: Ben Stiller, Chris Rock, Jada Pinkett Smith e David Schwimmer; mentre in Italia sono stati scelti: Ale e Franz, Michelle Hunziker, Fabio De Luigi.

Buona Visione.

di Barbara Novarese