La Mandragola

marzo 26, 2006 in Spettacoli da Roberto Canavesi

La MandragolaTORINO – Quattrocentottantotto anni sono passati dal lontano 1518 quando, in occasione delle nozze fiorentine del Duca Lorenzo de’ Medici, La Mandragola di Niccolò Machiavelli conobbe il suo battesimo teatrale; ora, a quasi cinque secoli di distanza, inalterato ne resta il fascino, forte di un impianto drammaturgico pressoché perfetto segnato da tempi teatrali esemplari per ritmo e successione.

Ennesima conferma della fortuna scenica di questo capolavoro l’allestimento della Compagnia Moliéres in scena al Teatro Erba, fino a domenica 2 aprile, per il cartellone della “Grande Prosa”: un successo frutto di una lettura lineare e fedele che si pregia ulteriormente della presenza, nella doppia veste di interprete e regista, di Mario Scaccia, una delle ultime “colonne” portanti di un teatro italiano che oggi sembra così lontano nel tempo.

Scaccia, dopo due edizioni nella veste di attore ed una, vent’anni fa al Teatro Carcano di Milano, in quella di regista, accetta la nuova sfida di cimentarsi con una macchina teatrale di assoluta perfezione, dove nulla è lasciato al caso, a partire dal succedersi degli eventi che segnano la celebre truffa, ordita dagli astuti Ligurio e Callimaco, ai danni dell’ingenuo Messer Nicia, un borghese rimbecillito che non riesce ad avere un erede dalla giovane e bella moglie Lucrezia.

Uno spaccato impietoso di un’umanità falsa e bigotta, dove il guadagno personale, da perseguire con ogni mezzo, sembra esser l’unica ragione di vita: una società profondamente malata, quella che Machiavelli ritrae, dove persino il poter religioso, raffigurato da un abbietto Fra Timoteo, è pronto a corrompersi pur di vedere il proprio portafoglio rimpinguato di denaro: la truffa, l’inganno, ma anche la stupidità umana ed una concezione di amore coniugale ben lontana dalla morale cristiana per un affresco su cui la censura ebbe modo, a più riprese, di esercitare i propri strali, in un’ottica di impietosa condanna di una raffigurazione che non lascia scampo al compromesso.

Mario Scaccia, a suo agio nei diabolici panni di Fra Timoteo, asseconda al meglio il dettato machiavellico costruendo una messa in scena ritmata e divertente che scorre via, rifuggendo comodi naturalismi, in due ore di agevole fruizione grazie anche all’ottima prova di un gruppo di attori affiatati, tra cui segnaliamo il goffo Messer Nicia di Carlo Greco e la leggiadra Lucrezia di Claudia Carlone.

Applausi meritati di un pubblico divertito, numeroso e, una volta tanto, ricco di gioventù…

La Mandragola di Niccolò Machiavelli.

Regia di Mario Scaccia.

Teatro Erba, fino a domenica 2 aprile:

Per informazioni:www.teatrostabiletorino.it

di Roberto Canavesi