La donna bianca non si tocca!

Ottobre 20, 2004 in Arte da Sonia Gallesio

Il provocatorio titolo Non Toccare la Donna Bianca vuole essere una riflessione su come la donna come soggetto storico rappresenti il simbolo della diversità e della liberazione della nostra società contemporanea. Se Ferreri identificava la “donna bianca” con l’occidente e i suoi folli genocidi di minoranze e popolazioni conquistate, questa mostra preferisce riflettere sul “non toccare”, ovvero [sul]l’ordine della società occidentale imposto al resto del mondo attraverso la propria potenza economica…

[Francesco Bonami in catalogo]

[…] La mia mostra è una riflessione […] su […] autonomia, indipendenza, e orgoglio senza vergogna davanti a un mondo che nega il fatto che il vero problema per una società migliore, giusta e libera non sta nel cancellare Al Quaeda o nel controllare i pozzi di petrolio, ma […] nel fatto che in tantissimi luoghi del mondo a una massa d’individui, principalmente donne, è negato l’accesso a quei diritti che consentono di poter vivere liberamente la propria vita…

[Francesco Bonami in catalogo]

La maggior parte delle donne che ho messo a morte erano forti e calme… Le donne in generale hanno nervi d’acciaio…

[Ahmad Rezkallah, boia ‘pubblico’ in Arabia Saudita, dal catalogo della mostra]

Non Toccare la Donna Bianca 1.1L’ultima grande esposizione dell’anno alla Fondazione Sandretto indaga il ruolo delle donne nelle diverse culture e nei territori dell’arte, quando ancora la società contemporanea è palesemente incentrata sul predominio maschile. Ricettacolo di esperienze, memorie, interpretazioni del tutto personali, consente ad autrici emergenti di confrontarsi con personalità già affermate in ambito internazionale, molte delle quali già al fianco di Francesco Bonami nella scorsa edizione della Biennale di Venezia (Assael, De Bruyckere, Gallagher, Gil, Helfman, Tsuchiya, Jeong-a, Dumas).

Diciannove in tutto, le artiste presenti giungono “da paesi antichi, paesi giovani, paesi nuovi, paesi periferici, paesi che non esistono” (Bonami in catalogo). A questo proposito, è determinante considerare come molte provengano da zone afflitte da una realtà socio-politica più che critica, aree nelle quali può anche accadere che degli integralisti lascino morire affogate delle giovani perché “Allah non vuole che uomini estranei tocchino una donna”.

Attraverso un approccio piuttosto intimo ed interiorizzante, che rivela più un bisogno di condividere ed interpretare che di protestare con veemenza, nonché lasciando spazio ai mezzi espressivi più diversi –dalla pittura alla videoarte, passando per la scultura e la fotografia–, la mostra verte intorno ad una questione irrisolta ed ostica: la discriminazione sessuale e sociale che nel XXI secolo vizia ed ammorba ancora ogni ambito dell’esistenza muliebre, da quello professionale e pubblico a quello strettamente personale e privato (certo, non in ogni angolo di mondo, per carità, ma in una buona parte di esso!).

Insomma, grazie a questa eterogenea collettiva si sfiorano storie di donne confinate “alla periferia del potere” (Bonami), o destinate a muoversi nelle città come ombre –fantasmi i cui contorni sono delineati da veli neri–, o peggio ancora segregate, sfruttate, violate.

Non Toccare la Donna Bianca 1.2Il titolo della kermesse è una chiara citazione dell’omonima opera cinematografica del 1974 di Marco Ferreri, una parodia del genere western che diviene metafora dell’atteggiamento vessatorio ed invasore dell’Occidente. Qui il personaggio femminile interpretato da Catherine Deneuve è sì presentato come creatura innocente, tuttavia è studiato per divenire il simbolo di una società avanzante e fagocitante, nello specifico della “civiltà europea destinata a conquistare e ripulire il selvaggio West” (Bonami).

Il sottotitolo La liberazione della diversità, a sua volta, rimanda ad una duplice realtà: da un lato al concetto che la differenza che porta all’isolamento in qualche modo consente di conquistare una certa libertà, per mezzo della sottrazione al vincolo sociale, e dall’altro al bisogno effettivo di legittimare l’indipendenza ideologica e fisica di ogni individuo.

L’allestimento è ben impostato ed organizzato, benché il giorno della mia visita uno dei video di Ellen Gallagher fosse spento e dunque non fruibile.

E’ una peculiarità della Fondazione Sandretto, poi, la disponibilità dei giovani assistenti ed hostess, sempre pronti a fornire informazioni utili ed interessanti spunti di riflessione in merito alle opere raccolte e ai vari autori.

Realizzato in una veste piuttosto alternativa, il catalogo edito da Hopefulmonster contiene esaurienti schede tecniche di Ilaria Bonacossa. Per finire un consiglio criptico: occhio ai corridoi!

Tutte le artiste in mostra: Micol Assael, Maja Bajevic, Berlinde De Bruyckere, Marlene Dumas, Ellen Gallagher, Carmit Gil, Fernanda Gomes, Lyudmila Gorlova, Mona Hatoum, Michael Helfman, Emily Jacir, Koo Jeong-a, Daniela Kostova, Senga Nengudi, Shirin Neshat, Shirana Shabazi, Valeska Soares, Nobuko Tsuchiya, Shen Yuan.

Donne in viaggio o in esilio

Le seduzioni della carnalità

Non toccare la donna bianca. La liberazione delle diversità

A cura di Francesco Bonami

Fino all’8 gennaio 2005

Torino, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, via Modane 16

Tel. +039 011 198.31.600

Orari: da mart a dom 12-20; gio 12-23; lun chiuso; apertura per le scuole 9-19

Ingresso: intero € 5.00; gruppi € 4.00; ridotto € 3.00

Catalogo: Hopefulmonster – Torino, € 25.00

Per info: tel. 011 198.31.600; fax 011 198.31.601; e-mail [email protected]

www.fondsrr.org

Tutte le citazioni presenti in questo articolo sono state tratte dalla pubblicazione Non toccare la donna bianca, 2004, Hopefulmonster Editore.

di Sonia Gallesio