Grinzane05.04

maggio 17, 2005 in Libri da Stefano Mola

Titolo: Secoli di gioventù
Autore: Eraldo Affinati
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: € 16,50
Pagine: 204

Grinzane 05 - Affinati

C’è un insegnante di un istituto tecnico. Ci sono dei ragazzi. Più che una classe, un branco. La forza (fisica e psicologica) modella le gerarchie. Tra questi, non certo in cima alla piramide, Rosetta, chiamato così per la somiglianza con l’omonima pagnotta. Nonostante il livello medio vieti di nominare la parola fortuna, almeno in relativo è più sfortunato di altri. Sia per mezzi mentali, sia per la famiglia più sfasciata delle altre. Intorno è periferia di Roma, in tutti i sensi. Periferia di questa nostra società. Dove ci si può tatuare sulle gengive Zyklon B così, quasi con leggerezza. Il professore è legato a tutti i ragazzi, ma a Rosetta in particolare. C’è per entrambi una complementarietà, pur se su piani affatto diversi. Sa di rapporto padre figlio, forse l’unico possibile, più vero di quello del sangue. Fin qui abbiamo ritrovato un pezzo della prima parte del titolo, la gioventù.

Per il professore, la storia non è solo materia, è passione-ossessione. Tanto da riuscire magneticamente a catturare la classe con i racconti della seconda guerra mondiale. Combattuta da un’altra gioventù. Quanto lontana, quanto diversa? Il filo tra le due si tende quando vengono scoperti i resti di una colonna di soldati tedeschi scomparsi mentre si ritiravano da Cassino. Per il professore si aggiunge un’altra ossessione, quasi privata: ricostruire la storia di uno di loro, Helmut, di cui ha recuperato clandestinamente i documenti sul luogo del ritrovamento, insieme a Rosetta. In parallelo alla gioventù del presente, c’è così la vicenda della gioventù del passato e a fare da ponte, quella del nipote del soldato tedesco, anche lui di nome Helmut. Forse scappato in India, forse neo-nazista, forse influenzato dalle tracce del nonno. Per il professore e Rosetta, inizierà così un viaggio inaspettato, e ricco di significati.

Eraldo Affinati ha scritto un libro importante. Lo ha fatto mettendo le mani nella carne pulsante di alcuni problemi fondamentali del nostro tempo. La scuola. La possibilità di educare i giovani, e soprattutto quella parte che sembra aprioristicamente auto-esclusa. I genitori sbiaditi e appiattiti a poca distanza dai figli, ma una distanza ormai orizzontale, non più verticale. Di queste cose oggi si parla, certo. A frugare nei cestini delle televisioni e dei giornali, non è difficile trovare fogli accartocciati in tema. Ciò che conta è la soluzione stilistica e narrativa, il punto di vista con cui si tratta la materia. Un conto l’agone biscardiano o porta-a-portiano, che non portano da nessuna parte. Un altro è la soluzione di Affinati, che invece ci porta (in tutti i sensi) in significati e luoghi.

La cosa interessante è proprio l’apertura di un corridoio prospettico che unisce due gioventù. Quella del presente, di Rosetta e dei suoi compagni. Quella parallela di Helmut-il-nipote. Quella che fa da eco e scintilla, sesamo che introduce al corridoio prospettico, ovvero Helmut-il-nonno. La seconda guerra mondiale, in cui ha combatto, è il fulcro. Apre alla dimensione del male, alla scelta del male, alla responsabilità individuale. Il professore però non si ferma alla semplice enunciazione di una salvifica formula-slogan, il male assoluto. Importante è cercare di capire. La semplice fine della seconda guerra mondiale non è di per sé una risposta. Due gioventù a un secolo di distanza si trovano di fronte a domande analoghe, a vuoti analoghi, e la risposta resta tuttora da cercare, e soprattutto da incarnare. Perché Helmut-il-nipote è scappato in India? Che cosa c’era dietro i suoi simboli neo-nazisti? Qual è il suo rapporto dialettico con il nonno? Potrà Rosetta grazie a questo viaggio acquisire maggiore consapevolezza? C’è qualcosa nell’incontro tra oriente e occidente che ci può aiutare a capire? Quale rapporto si instaurerà tra il professore e Rosetta, e quanto è giusto o possibile creare delle figure sostitutive di figlio e di padre?

Un libro fatto di domande, anche perché storia di viaggio reale e soprattutto interiore, senza alcuna volontà di insegnamento da piani superiori. Una struttura intrisa di flash-back, come se la materia non potesse essere considerata definitiva, ma richiedesse ancora di essere rivista avanti e indietro, in esplorazione. Un libro dalla scrittura densa, esistenzialista, privo di certezze monolitiche, sospinto da una profonda pietas laica.

di Stefano Mola