Corti e città piemontesi del ‘400

febbraio 26, 2006 in Arte da Redazione

La civiltà e la cultura figurativa dei territori alpini che formavano gli antichi domini dei Savoia dai tempi di Amedeo VII fino all’inizio del Cinquecento sono i protagonisti indiscussi della mostra intitolata “Corti e Città. Arte del Quattrocento nelle Alpi Occidentali”, che è ospitata dallo scorso 7 febbraio fino al 14 maggio al palazzo della Promotrice delle Belle Arti del Valentino, a Torino.

E’ organizzata dalla Fondazione Torino Musei, dal Museo Civico d’Arte Antica di Torino e dalla Fondazione Crt e ha aperto i battenti proprio in occasione dei Giochi Olimpici invernali di Torino 20076 e della grande kermesse delle Olimpiadi della Cultura. “Corti e Città”, che propone un suggestivo percorso diramato sui vari campi della produzione artistica negli antichi Stati sabaudi, articolato, oltre che alla Promotrice, dove sono presenti sei sezioni, anche nella seconda sede del Borgo Medievale, presenta testimonianze antiche della fioritura artistica del Quattrocento piemontese. Sono costituite in buona parte dal patrimonio pittorico, scultoreo e di arti applicate del Museo Civico d’Arte Antica di Torino. Accanto alle opere d’arte antica, spettacolari installazioni contemporanee realizzate da Studio azzurro, dal titolo “L’invisibile gesto dell’arte”, raccontano per immagini le materie della produzione artistica e il gesto dell’uomo che le plasma: si tratta della scultura su pietra, del lavoro degli orefici e degli intagliatori del legno, della pergamena sulla quale si stende la mano del calligrafo”.

“Corti e Città – spiega Enrica Pagella, direttore del Museo Civico d’Arte antica e Palazzo Madama e curatrice della mostra – è nata con l’obiettivo di far conoscere al vasto pubblico un patrimonio culturale ricco e affascinante, ma ancora oggi poco noto, che si è sviluppato in un importante crocevia tra l’Europa del Nord e l’Italia, accogliendo e rielaborando elementi delle culture europee dominanti. Il Quattrocento, d’altronde, rappresenta un secolo di grande fioritura artistica nei territori alle pendici delle Alpi, grazie alla committenza artistica dei Savoia e a quella di casate nobiliari e sedi vescovili, molti attive soprattutto nella prima parte del secolo. Si tratta di una mostra che si propone di ricomporre dal punto di vista culturale l’unità degli antichi Stati sabaudi, oggi suddivisi da confini politici e amministrativi”. Importanti sono state le collaborazioni istituzionali che hanno reso possibile questa esposizione, con la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici del Piemonte, la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici della Regione Valle d’Aosta, l’Archivio di Stato di Torino e la rete che unisce i musei italiani, francesi e svizzeri di Chambèry, Annecy, Brou, Sion, Fribourg, Losanna, Ginevra, Torino, Susa e valle d’Aosta.

La prima sezione dell’esposizione ha un carattere introduttivo, capace di delineare il profilo geografico, politico e culturale del periodo storico preso in esame. Sono esposte carte geografiche, monete, documenti e sigilli. La seconda sezione è inerente oggetti di lusso della vita quotidiana della corte quattrocentesca, che riflette grande raffinatezza e aggiornamento culturale: grandi cofanetti scolpiti nell’avorio, eleganti serrature in ferro battuto, legature di codici e oggetti in cuoio lavorato in rilievo, preziosi dipinti su vetro per la devozione privata dei principi. La terza sezione riguarda le arti al tempo di Amedeo VIII e segue una scansione per tecniche con l’inserimento di un taglio tematico dedicato alla committenza dei vescovi Oger Moriste di Aosta e Guillaume de Carogne di Sion. Sono esposti affreschi, polittici di Giacomo Jaquerio e Jean Bapteur, sculture di Jean de Prindall e Stefano Mossettaz, tesori del gotico, esempi di miniatura e oreficeria e di intaglio del legno provenienti dalle valli alpine. La quarta sezione illustra uno degli aspetti meno conosciuti della cultura figurativa del territorio, tra i più complessi da mettere in mostra: cantieri, materiali e tecniche costruttive, che sono raccontati attraverso contratti di incarico a maestranze e da elementi architettonici, come capitelli scolpiti e formelle in terracotta usate come decorazioni degli edifici. La quinta sezione illustra l’Ars nova nel ducato di Savoia, di cui esempio insigne era la città di Chieri, dove giunsero le grandi opere di Rogier Van der Weyden, commissionate dalle famiglie di banchieri locali. L’episodio può essere accostato ad altri casi di fortuna dei modelli nordici nei territori alpini. Significativi anche gli aggiornamenti portati da maestri come Konrad e Hans Witz e, per il Piemonte, dall’anonimo Maestro della Madonna delle Nevi, oltre al Maestro dell’Annunciazione di Pinerolo e dal Maestro di Sant’Agostino di Torino. Un’altra sezione è dedicata alla ricostruzione della carriera esemplare del pittore, miniatore e maestro vetraio Antoine de Lonhy, attivo in Francia, Spagna e, dal 1466, anche in Piemonte. Qui viene dato particolare rilievo alla scultura lignea e all’intaglio lungo la via sui due versanti alpini, in valle di Susa, in Valle d’ Aosta e nella provincia ginevrina, oltre che alla ricognizione nei territori meridionali del ducato da Cuneo a Nizza. L’ultima sezione della mostra è dedicata alla riscoperta del Quattrocento piemontese promossa nel1884 dal gruppo di architetti e archeologi raccolti intorno ad Alfredo d’Andrade per la costruzione del Borgo Medievale di Torino, in occasione dell’Esposizione Generale Italiana.

Mostra

Palazzo della Promotrice di Belle Arti

via Balsamo Crivelli 11 e al Borgo Medievale

LA mostra rimane aperta fino al 14 maggio.

Orario: dal lunedì al sabato: 10-19; giovedì: 10-23; domenica: 10-20.

di Mara Martellotta