Ancora qualcosa da gustare

novembre 2, 2004 in Viaggi e Turismo da Redazione

salone gustoSi è conclusa questo lunedì la manifestazione del Salone del Gusto, che si è tenuta a Torino dal 21 al 25 di ottobre presso lo spazio espositivo del Lingotto.

L’evento, che ha strizzato l’occhiolino a milioni di telespettatori dalle immagini dei telegiornali, e ha mantenuto le promesse alle migliaia di visitatori che hanno partecipato direttamente ad una o più delle giornate, si è concluso ancora una volta con successo, di pubblico e di addetti al mestiere, ed ha consacrato il Salone come uno degli appuntamenti più attesi dell’anno per ghiottoni e palati fini. Ma non solo.

Il Salone fa ormai cultura, e non solo gastronomica. Lo dicono le richieste e le aspettative di chi si è recato al Salone, non solo per assaggiare qualcosa di buono o passare una giornata diversa, ma cercando in particolare prodotti, talvolta anche di nicchia, conosciuti magari in un viaggio, o per la referenza di amici, in Italia o all’estero, e che non sono facilmente reperibili neanche nelle più prelibate gastronomie, senza parlare dei banconi dei supermercati. E lo ripete la forte presenza straniera, sia negli stand espositivi, che nel pubblico che si aggirava entusiasta al Lingotto in questi giorni.

Siamo stati ospiti dello stand della Saiagricola, che presenta al Salone la sua collezione di risi pregiati provenienti da Cascina Veneria, la tenuta nei pressi di Vercelli dove è stato girato il celebre film “Riso amaro”, e dove ancora oggi, anche se avvalendosi dei progressi della tecnologia, si ottiene una produzione di grande qualità, nel rispetto delle proprietà di questo straordinario alimento. E’ stato proprio scambiando due chiacchiere con la Dott.ssa Cafasso – lunedì allo stand della Saiagricola – che abbiamo potuto ottenere dal vivo un commento degli espositori sull’andamento del Salone. Abbiamo trovato la dottoressa circondata da pacchetti di risi e risoni, per illustrare con grande competenza la sequenza delle lavorazioni del riso e il lavoro che a tutt’oggi la Cascina svolge per preservare le nozioni di lavorazione del riso e per fare conoscere in Italia e all’estero le ottime caratteristiche del prodotto da loro ottenuto. Colpisce sempre la preparazione e la passione del team che ruota intorno alla Cascina per il loro lavoro. Soddisfatti del Salone? Giovedì e venerdì è stata registrata un’ottima partecipazione degli addetti al mestiere, con numerose negoziazioni e conclusione di contratti, sabato e domenica soprattutto successo di pubblico che, libero dal lavoro, si è potuto aggirare liberamente per il Salone.

Tutto positivo? Beh, al solito qualche problemino organizzativo: gli espositori si trovano a dover fare i conti con un numero di pass sempre troppo esiguo, mentre i visitatori hanno considerato per benino il prezzo di ingresso prima di intervenire, quest’anno! Per tutti, il problema del parcheggio: lo spazio previsto a quest’effetto, così grande, è stato a tratti aperto anche al pubblico, creando un po’ di attrito con gli addetti ai lavori che in alcuni casi non han più trovato spazio, e comunque da sempre presenta il problema di avere una un’unica uscita, convogliando e imbottigliando un numero spropositato di autovetture!

Ma pare che, con buona pace di tutti, i problemi siano stati sormontati, persino per il prezzo: in effetti, sabato e domenica sono state molte le persone che hanno scelto di passare l’intera giornata a girare per le diverse “strade” create all’interno dello spazio espositivo, ognuna a tema, per il formaggio, per i dolci, e così via.

Lunedì si respirava un’aria più tranquilla, il Salone giungeva al suo termine, ma ancora numerosissimi i visitatori che si aggiravano per gli stand, gustando un tocchetto di pane e salame qui, bevendo un bicchierino di là, acquistando un dolcetto più in su. Certo, forse si stava ancor meglio, perché sabato e domenica, tra regnanti in visita e pubblico, il clima è stato più caldo, ma il fascino della buona tavola unisce!

Ed è stato evidente, osservando come gli espositori stessi, sul finire delle loro fatiche, e dandosi il cambio con i colleghi, siano diventati acquirenti essi stessi di altri stand. E’ così che abbiamo visto i simpatici signori, che in una delle nostre soste precedenti ci avevano fatto gustare un bicchierino del curioso liquore Perry, prodotto in Inghilterra a base di pere, gustare in seguito il vino novello allo stand della Provincia di Firenze, con al braccio pacchi e pacchettini acquistati senza dubbio per portare un souvenir ad amici e parenti in Inghilterra. Bene, bene! Non bisogna essere dei maghi di economia per capire che la referenza sarà positiva, e farà nascere il desiderio ad altre persone di fare un giro in Italia per gustare ancora quei prodotti tanto buoni, arrivati a casa loro tramite il salone del Gusto!

E come loro, siamo curiosi noi: vi erano stand, oltre che Inglesi, francesi, spagnoli, svizzeri – con assaggini di vera fonduta di vero Emmentaler! – ma anche cileni, con queste strane uova azzurre dal guscio più resistente, giapponesi, con bottiglie di uno spumante ricavato dal saké, e assaggi di sushi e sashimi, macellatori austriaci con prosciutti buoni da perdere la ragione… Conferenze e degustazioni che hanno coinvolto Paesi molto diversi, e talvolta in lotta tra di loro, come Israele e Palestina, si sono susseguite per tutto la durata del Salone costituendo una vera finestra sul mondo.

Pare che il principe Carlo si sia dimostrato entusiasta del Purceddu d’Alcamo, tipico limone siciliano di quella zona, ma di sicuro di siciliano c’era più di un prodotto che trascinava all’entusiasmo! Come il Piacentino e la Tuma Persa, entrambi formaggi della Provincia di Ragusa, esposti come altri tipi di formaggi, qualità di aglio, cipolle, lenticchie, presso gli stand della Regione siciliana, dove era anche possibile degustare alcuni tipi di vino della regione, come il Nero d’Avola, che sta prendendo piede sulle nostre tavole.

La chiocciolina rossa, simbolo dello Slow Food, tra i principali coinvolti e promotori, della manifestazione, si arrampicava su molti degli stand e ricordava gli sforzi di questa associazione per mantenere vivo in Italia e all’estero l’amore per il buon cibo, buono per il gusto e buono anche per la salute. Curarsi con il cibo, forse non una novità, perché da sempre l’allegria di una bella tavolata imbandita di piatti gustosi è nota a tutti, ma un memento: molte delle sostanze presenti nei cibi offrono ripari dai malanni di stagione, fino alla depressione, come il molto sotto stimato cavolo, che è però ricchissimo di magnesio!

Infatti, girellando qui e là per il simpatico mercatino del Paniere della Provincia di Torino, assaggiando salumi tipici della Val di Susa, come i salami di Bussoleno, o quelli del carmagnolese, è stato quasi dovere, oltre che un piacere, accettare anche una bella fogliolina di cavolo con un po’ di bagna cauda su!

Il dolce è stato invece una chicca del celebre pasticcere Jeantet di Biella: canestrelli e cioccolato nero al 75%, fuso in crema… Di che fare continui pellegrinaggi in quella città!

E questo per citare solo gli estremi della penisola, perché tra Casolèt trentino, un formaggio dolce d’alpeggio, e Bitto stagionato nelle vallate di Sondrio, prosciutti saporiti del Casentino (Arezzo) e salumi del parmense, dove si preparano a festeggiare con dovizia di incontri gastronomici il “November Porc”, si può davvero dire che… Nella vita c’è sempre ancora qualcosa da gustare!

di Gabriella Gibiino