Una sfortunata mattina di mezza estate

settembre 20, 2011 in Libri da Stefano Mola

Titolo: Una sfortunata mattina di mezza estate
Autore: Will Self
Casa editrice: Fanucci
Prezzo: € 10,00
Pagine: 352

will selfD’accordo, in questo continente-isola c’è una legge che dice: non si può fumare a meno di sedici metri da un edificio pubblico. Ecco cosa significano quelle strisce gialle diligentemente tracciate per terra. Ma voi siete sul terrazzino della vostra camera d’albergo, e avete in mano quella sarà la vostra ultima sigaretta. Sbriciate di sotto. C’è un vecchio incartapecorito (un anglo come voi). Vi coglie una specie di fitta, e non tanto per la vecchiaia. Piuttosto, è per quei meravigliosi seni che intravedete appena ma da cui non riuscite a staccare gli occhi. Una ragazza molto giovane, appartenente a una delle tante (e complicate) etnie locali. Vi tirate indietro, e invece di fare il bravo – spegnere il mozzicone, rientrare, riporlo in un posacenere dentro la stanza – usate quella piccola catapulta formata dal vostro pollice e dal vostro indice. Una piccola stella cadente di brace.

Se la vedeste così, e se conseguentemente sentiste il bisogno di esprimere un desiderio, dovreste dire: posso tornare indietro? Posso riprendermi il mozzicone e fare il bravo? Perché il caso (il caso?) vuole che il mozzicone cada sulla testa dell’incartapecorito. Che finisce in ospedale perché la piccola ferita fa infezione. Che quella ragazza non è – per dire – una prostituta, ma la legittima moglie. E che le complicate leggi del continente-isola, tribalmente contaminate, prevedano questo: un anglo che sposa una locale diventa un locale a tutti gli effetti. Compresi tutti quegli effetti, diciamo così, legali. Dovrete così iniziare un percorso di riparazione.

Ecco come inizierebbe il vostro incubo, se vi chiamaste Tom Brodzinski, ovvero il protagonista dell’ultimo romanzo dello scrittore inglese Will Self. Che, diciamolo subito, è davvero molto bravo. Per l’atmosfera che costruisce parola dopo parola, quel clima di soffocante umidità non solo reale ma anche metaforica, una specie di incubo schiacciasassi che si dipana in maniera quasi kafkiana. Per la sua capacità di inventare un mondo e riempirlo di dettagli con noncuranza, senza sbandierarci le invenzioni sotto il naso. Inutile dire che il continente-isola non esiste (per lo meno su questo pianeta che chiamiamo terra). Eppure è perfettamente definito. Sta davanti ai nostri occhi come un piccolo slittamente perfettamente plausibile del nostro mondo. Con le sue usanze, ma anche con i suoi animali. Tanto per fare un esempio, la conchiglia bivalve che se ti salta addosso ti fa diventare un uomo madreperla, colonizzandoti come parassita tutta la pelle.

Ci mette anche (in maniera politicamente scorretta?) di fronte alle contraddizioni che nascono dal nostro passato occidentale di ex-colonialisti. All’incontro scontro con culture che permangono del tutto estranee alla nostra cultura (che diamo sempre e scontatamente superiore). Il viaggio di Tom è anche uno sprofondare, à la Heart of Darkness, in mezzo a conflitti tribali e personali. Per esempio, è possibile sottoscrivere (e comprare, e vendere) polizze che vi vincolano ad altre persone. Se queste altre persone muoione, vi beccate il malloppo. Ecco quindi che in certe regioni del continente-isola gli omicidi sono piuttosto frequenti.

Un romanzo che invischia pagina dopo pagina, leggibile su più piani. Come i libri che vale davvero la pena leggere.

di Stefano Mola