Torino Spiritualità

settembre 26, 2005 in Spettacoli da Barbara Novarese

Torino Duomo“TORINO SPIRITUALITA’ è soprattutto una scommessa e non solo un’iniziativa d’approfondimento di temi che si pongono davanti a tutti noi con l’urgenza dell’attualità” scrive il comitato organizzatore.

Seguendo il filo conduttore di una quotidianità, che sembra trascurare i valori dell’etica e della moralità, si snoda il percorso di questa kermesse.

Le sezioni sono suddivise per tematiche:

  • Fondamenti e fondamentalismi

  • In che cosa crede chi non crede

  • Le nuove moralità

  • Credere e lavorare nel mondo laico

    Rappresentazioni teatrali, dialoghi, documentari… per rammentarci che l’esistenza non può essere assimilata ad un intricato labirinto di “allettanti ricchezze” materiali. Ogni azione deve celebrare la nostra essenza di persone; persone di là del credo, della cultura e delle tradizioni. Spiritualità non significa, infatti, religiosità ma riscoprirci esseri umani in grado di amare oltre la sfera delle proprie famiglie e quindi ricordare d’essere parte integrante di un’umanità in continua trasformazione.

    Questioni che puntano all’etica e alla morale per risvegliare i fondamenti della nostra natura ed applicarli alle “allettanti ricchezze”.

    Le necessità materiali non possono essere ignorate né si deve considerare “male” tutto ciò che rientra negli schemi dell’eccessiva abbondanza. La ricchezza in sé non è un peccato… lo è lasciarsi guidare dalla cupidigia che porta alla vanità e, spesso, all’odio e alla violenza.

    Torino Spiritualità è anche la memoria di pregi e difetti del passato, che ciclicamente si ripresentano e da cui dovremmo essere in grado di ricavarne insegnamenti, per migliorarci e non ripetere gli stessi errori.

    LA RICCHEZZA E LE SUE RESPONSABILITA’

    E’ vero che il Vangelo condanna la ricchezza? Oppure c’invita, semplicemente, a non farsi soggiogare dai peccati, che da essa si originano?

    Dobbiamo sentirci responsabili solo verso Dio o anche verso la comunità degli esseri umani?

    Questi i temi del dialogo tra Aldo Bonomi, Giacomo Costa e Gianfranco Dioguardi, con titolo “LA RICCHEZZA E LE SUE RESPONSABILITA’”, uno degli appuntamenti che ci ha proposto “TORINO SPIRITUALITA’”.

    I tre attori provengono da settori diversi dell’ambito economico ma, pur seguendo itinerari differenti, ci suggeriscono un solo spunto di riflessione che tenta di far luce sulla questione più sentita dal popolo di Dio: la ricchezza.

    Oltre la religione, che impartisce i suoi insegnamenti nella speranza di interpretare la volontà del proprio Dio, esiste un concetto di ricchezza espresso come tendenza al bene comune. La vera ricchezza, infatti, produce altra ricchezza, affinché questa possa essere distribuita nella società.

    Essa non dovrebbe essere l’avido e frenetico accumulo fine a se stesso né l’incondizionato sperpero per effetto della vanità. Giacomo Costa (docente di economia monetaria all’Università di Pisa) cerca di svelare il segreto di questa delicata questione, attraverso le quattro più conosciute.

    Il processo, apparentemente bizzarro, utilizzato da Costa per spiegare i detti di Cristo, non è poi così irriverente o assurdo come si potrebbe pensare in un primo momento… Ma, forse, non è indispensabile giudicare la sua interpretazione, quanto invece risulta essenziale sensibilizzare le nostre coscienze alla responsabilità di essere persone poiché, come si è soliti dire: abbiamo dei diritti ma anche dei doveri.

    MARTIRIO

    Con Lella Costa, Beatrice Schiros, Simona Frattini, Francesca Radaelli, Gianni Bissaca e Glen Blackhall.

    Produzione Fondazione del Teatro Stabile di Torino

    Nell’austera ma propizia scenografia della Chiesa di San Francesco da Paola è stata presentata la prima nazionale de: “IL MARTIRIO. Letture intorno ai Dialoghi delle Carmelitane”.

    Una rappresentazione, più che semplici letture. Un viaggio nel passato attraverso la musica e le interpretazioni di attori che non recitano, bensì partecipano, ad una storia che ha molti punti in comune con il quotidiano.

    I dialoghi furono scritti da Georges Bernanos nel 1948, subito dopo la guerra. Erano destinati alla sceneggiatura di un film che non fu mai girato. La storia è semplice, complessa la psicologia che da essa prende forma: un gruppo di suore di clausura sceglie di fare voto di martirio, piuttosto che rinnegare la propria fede.

    Un tema intenso, in certi momenti, confuso.

    L’atmosfera sollecita il pubblico a riflettere sul vero significato di giusto e sbagliato. Qualcuno riesce a prendere una posizione, ma sono sufficienti poche scene perchè i termini s’invertano e le persuasioni si affievoliscano.

    Morire piuttosto che abiurare la propria fede o combattere per la vita, poiché da Dio ci è stata donata?

    Il martirio è sacrificio della vita, morte sofferta per la fede o per l’affermazione di un’alta idealità.

    Ma come considerarla: positiva o negativa?

    Forse è proprio la contrapposizione tra dubbi e certezze a nascondersi dietro al fondamentalismo esasperato: chi non accetta la diversità è convinto che il proprio credo sia l’unico oggettivamente perfetto… tutto il resto non può competere.

    Una lettura incantevole, interpretata in modo particolarmente realistico, soprattutto da Lella Costa. Con graziosa abilità è riuscita a scindersi in due personaggi con lo stesso ruolo ma distinti nel carattere e nelle idee. Allo stesso tempo è anche narratrice che incarna la paura, la disperazione e la forza di individui che vivono il cambiamento, attraverso difformi sollecitazioni.

    Seducente nella sua fragilità, è Beatrice Schiros, nella parte di Blance. Una figura evanescente, quasi priva di corporeità, pronta a difendere la sua vita (forse perché non l’ha mai posseduta veramente): per lei fede ed esistenza camminano lungo la stessa strada. Alla fine, però, accade qualcosa ed il dramma delle sue sorelle diventa anche il suo dramma.

    Grande recitazione per un soggetto che eleva gli animi e li pone di fronte ad un intenso passato Cristiano e ad un futuro… tutto da decidere.

    di Barbara Novarese