Silenziosa (mente)

ottobre 3, 2010 in Libri da Tomas

Titolo: Silenziosa(mente) – In a silent way
Autore: Giulio Cancelliere
Casa editrice:
Prezzo: € 14 o 18
Pagine: 252

Silenziosamente

“Dolcemente viaggiare

rallentare per poi accelerare

con un ritmo fluente di vita nel cuore

gentilmente senza strappi al motore.”

Così cantava Lucio Battisti in una sua celebre interpretazione di un testo di Mogol. Musica e viaggio fanno parte della vita di ognuno di noi, pezzi imprescindibili di un grande mosaico che si forma mano a mano lungo quel tragitto impervio che noi percorriamo fin da quando siamo nati. E a renderlo unico ci pensano proprio le note di almeno un motivo che ci ronzano in testa incessantemente, allietandoci o meno quella visione che abbiamo del nostro cammino, di quell’ orizzonte che stiamo cercando di raggiungere. Il primo romanzo di Giulio Cancelliere, una storia completamente inventata, racconta in prima persona le vicende di Cappa, un giornalista musicale ossessionato dalla sua stessa passione e lavoro, con una specie di radio che gli rimbomba nel cranio 24 ore al giorno, comprese le notti afflitte da un sogno ricorrente. Riceve l’ incarico di partire alla ricerca di Joe Zawinul, famoso tastierista jazz fondatore nel 1970 dei Weather Report, scomparso il 7 luglio 2012, dopo la festa del suo 80° compleanno. Nel viaggio, accompagnato da una etno-musicologa peruviana e da Trilok Gurtu, grande percussionista indiano, si scioglieranno diversi nodi, reali ed onirici, fino ad un gran finale rocambolesco degno delle impareggiabili storie cinematografiche raccontate da Blake Edwards. Letto oggi pare proprio essere un omaggio postumo (storia terminata nell’agosto del 2007, mentre il mese dopo Joe Zawinul purtroppo muore) ad uno dei miglior musicisti degli ultimi cinquant’anni, mentre la storia, inventata di sana pianta, si potrebbe definire, come dice lo stesso autore, un giallo “musical-psico-esistenzialista”. Il protagonista, Cappa, inciampa infatti in una storia sentimentale, con connotazioni psicanalitiche, complicata dal suo pessimo carattere, misogino e intollerante. Gran parte del materiale storico musicale raccontato è reale, in quanto testimoniato in centinaia di articoli e interviste pubblicati dallo stesso autore del romanzo. Certamente potrebbe essere subito inquadrato come un lavoro indirizzato per lo più agli appassionati di musica e gli addetti ai lavori, che si riconosceranno in certe caratteristiche del protagonista e probabilmente riusciranno ad individuare abbastanza facilmente molti riferimenti, ma non è per niente esclusa la lettura a chiunque volesse seguire una storia un po’ strana su un uomo con un gran frastuono che gli risuona nella testa, senza riuscire a trovare il bottone per spegnerlo. Il romanzo si trova in versione tascabile, in vendita sul portale IL MIO LIBRO a 14€ ed in formato standard, disponibile sul portale della Feltrinelli e a richiesta in tutte le librerie Feltrinelli d’Italia a 18€. Entrambe sono state aggiornate con un glossario esplicativo che cerca di definire i termini tecnici e gergali, oltre ad una serie di musicisti che non godono di una fama globale ma solo settoriale.

Giulio Cancelliere è un giornalista, lavora alla radio dal 1981, si occupa di cronaca, spettacolo, conduce dibattiti, cura rassegne stampa, e dal 1989 collabora con diversi giornali, soprattutto musicali (Jazz Magazine, New Age, AF Digitale, Strumenti Musicali, Audiophile Sound). Da cinque anni, scrive racconti (e altro) sul suo blog What a Wonderful World (www.gcanc.blog.kataweb.it). Nel marzo 2007 pubblica il suo primo volume, Gatto-Capra e Bonsai Suicidi, per l’editore Il Filo di Roma.

Abbiamo incontrato l’ autore, Giulio Cancelliere, per porgli qualche domanda sulla sua seconda opera:

Hai già pubblicato un libro, ma questo è il tuo primo romanzo, quali sono stati i tuoi punti di riferimento ?

I miei punti di riferimento sono la musica e i musicisti. Il romanzo è un omaggio a loro, non solo a Joe Zawinul, cui è dedicato il libro. La musica mi segue, e spesso mi precede, da quando ero molto piccolo e sentivo i 45 giri di Beatles, Rolling Stones, Rokes, New Dada e Celentano nel mangiadischi e poi le bobine nel magnetofono Castelli. Ho cercato di raccontare una storia che ha degli aspetti anche drammatici, ma cercando di non prendermi troppo sul serio, con un po’ d’ironia, perché ho scoperto che quando scrivo cose troppo serie mi annoio da morire e se mi annoio io che mi perdono tante cose, immagino gli altri. Tuttavia la musica è un argomento serio, nel senso che è una delle cose più belle della vita, comunque la si intenda. La musica serve a tutto e a tutti. La musica c’è in tutte le culture e accompagna ogni fase della vita dalla nascita alla morte; ha un effetto immediato, è la forma d’arte più diretta, non ha consistenza, è vibrazione, ti entra dentro; se sei triste ti rallegra, se vuoi immalinconirti o intristirti non c’è niente di meglio, ti fa ridere, arrabbiare, piangere, pensare, saltare, ballare, giocare, fare sesso, ce n’è di ogni genere, per tutti i gusti, anche sessuali se vuoi: c’è musica etero, gay, trans, macho, micio eccetera. Nel libro, l’unica scena di sesso, molto castigato tra l’altro, è accompagnata da Wild Horses dei Rolling Stones. Vorrei tanto realizzare un audiolibro, ma mi hanno detto che il mio libro è troppo complicato. Nel frattempo a casa, con pochi mezzi, ho registrato metà del primo capitolo, compresa l’intro zen.

In copertina ed in quarta due foto di Attila, il tuo gatto. Dopo la musica, la tua seconda passione…

I miei gatti sono co-protagonisti della mia vita e dei miei libri: nel primo libro c’era in copertina Rossini, in questo c’è Attila, ribattezzato Genserico nel romanzo, presenza quasi silenziosa, ma determinante nel rapporto tra Cappa e Abril. E pensare che una volta non li sopportavo!

Tralasciando Zawinul, quale è stato l’ incontro intervista che ti ha segnato di più positivamente ? e quale quello più strano ?

Ce ne sono tante: tra le più divertenti quelle con Stefano Bollani, una sagoma, ma anche a Bobby McFerrin, Stanley Clarke, Billy Cobham, Manhattan Transfer, i Tangerine Dream, che mi ospitarono nel loro studio vicino a Vienna, i meravigliosi Tuck & Patti,
John McLaughlin, Chick Corea, intervistato nella sua stanza d’albergo a Lugano seduti per terra, Herbie Hancock, Trilok Gurtu, simpaticissimo e sincero e tantissimi altri; l’intervista più strana la feci al telefono a Yulduz Usmanova, cantante uzbeka: facevo le domande in inglese, una donna uzbeka le traduceva in lingua locale e la stessa riportava le risposte in un inglese improbabile; sempre al telefono mi capitò anche di intervistare il giapponese Kitaro, mentre il cane del direttore, un gigantesco alano, mi abbaiava in faccia e il musicista mi chiedeva se fossi per caso in pericolo.

Alcune note su 2 dei protagonisti della storia

Josef Erich Zawinul

Meglio conosciuto come Joe Zawinul (Vienna, 7 luglio 1932 – Vienna, 11 settembre 2007) è stato un pianista, organista, tastierista e compositore austriaco. Joe Zawinul nasce da famiglia operaia con origini ungheresi, ceche e rom a Erberg, quartiere di Vienna. Nel 1944, per sfuggire ai bombardamenti, con la sua famiglia si trasferisce in Cecoslovacchia. Quando esce in Austria il film Stormy weather ne rimane così affascinato da andare a vederlo più volte. Da quel momento nasce la sua passione per il jazz. Inizia a suonare in trio nelle varie basi militari americane sparse per l’Europa. Nel 1959 ottiene una borsa di studio e si trasferisce negli USA e Sfidando i pregiudizi razziali ancora vivi all’epoca, comincia a frequentare l’ambiente dei musicisti di colore di New York. Nel 1968 avviene l’incontro con Miles Davis, presentatogli da Adderley. Zawinul partecipa alle registrazioni dell’album In a Silent Way e compone anche il brano omonimo.Nel 1970 decide di mettersi in proprio e, dopo un album da solista, nel 1971 fonda, con il sassofonista Wayne Shorter, il gruppo dei Weather Report. Quando nel 1985 Zawinul e Shorter decidono di intraprendere strade musicali diverse, ha termine il loro sodalizio e si sciolgono i Weather Report. Zawinul inizia una tournée da solo con le proprie tastiere; successivamente fonda il gruppo Weather Update e con loro intraprende un tour mondiale. Malato da tempo di cancro, muore a 75 anni, l’11 settembre 2007 a Vienna.

Trilok Gurtu

Nato a Bombay il 30 ottobre 1951 è un percussionista, batterista e musicista indiano. Fu iniziato alle tabla dalla madre Shobha Gurtu, una delle cantanti più famose in India. Nei primi anni 70 cominciò a studiare la batteria, entrando presto nel mondo della world music prendendo attivamente parte al progetto del gruppo italiano Aktuala

Nel 1978 si trasferì in Germania, dove tuttora vive. Gurtu, fondendo la tecnica occidentale ed indiana, ha sviluppato uno stile ed un suono inconfondibili che da metà anni 90 lo rendono dominatore delle classifiche di popolarità tra i percussionisti. Spesso non suona seduto, ma inginocchiato sulla gamba destra controllando con il piede sinistro il pedale del charleston. Suonando in ginocchio,il suo set non prevede la grancassa che viene sostituita da un piccolo tom dotato di trigger che ne riproduce il suono.Quindi la parte che solitamente viene eseguita dal piede destro,viene affidata interamnte alla mano sinistra.

di Tomas