Siamo all’asciutto!…Ho trenta soldi in tutto

febbraio 9, 2006 in Spettacoli da Simona Margarino

It was at midnight on December 10th 1895 that Giacomo Puccini laid down his pen after finishing La Boheme, he was so moved by the death of Mimì that he wept. “Standing in the middle of the study,” he later wrote “alone in the silence of the night, I began to weep like a child. It was as though I had seen my own child die” (“Puccini: The Man and His Music”, William Weaver).

Boheme Era il 1845 quando venne pubblicato per la prima volta in Francia, a puntate, sul periodico ‘Le Corsarie Satan’, il romanzo Scènes de la vie de Bohème di Henry Murger. Dallo straordinario successo del feuilleton l’autore trasse, a quattro mani con il commediografo Théodore Barrière il dramma La vie de bohème e da allora, grazie alla incredibile creatività di Giacomo Puccini possiamo assistere in ogni teatro del mondo a una delle opere più delicate dell’universo della lirica. Se solo gli appassionati del settore sanno che il libretto fu scritto da Luigi Illica e Giuseppe Giocosa (gli stessi di Manon Lescaut, Tosca, Madame Butterfly), pochi possono dire di non aver sentito mai «la gelida manina» dell’esangue ricamatrice cantare «Sì, mi chiamano Mimì» senza un poco morire con lei.

La soffitta stretta illuminata da qualche candela smorzata e un tocco di luna, un pastrano usato per fingere frivolezze festaiole, il romantico atteggiarsi di squattrinati poeti e pittori ricorderebbero quasi le sventure di oggi, se a far da sfondo non fossero i tetti di una Parigi coperta di neve a fine secolo (il XIX). Il freddo è lo stesso, e così la miseria. Ma qui l’amore di un Rodolfo geloso va oltre le scene di ossessione e di addio –in vita o per colpa di una malattia qualunque-, traboccando di qualcosa che a noi spesso manca: il turbamento di una fiammella che, alla fine di tutto, non irrigidisce ma porta tepore al portafoglio vuoto, alle dita illividite, a un nome che continua a vivere nei secoli, Mimì…Mimì….

Dal 1896 al 2006 La Bohème torna al Teatro Regio a farsi applaudire; fu proprio sul palco torinese che si ebbe la sua prima messa in scena, sotto la direzione dell’appena ventinovenne Arturo Toscanini. “L’errore di un momento”, come la definì Carlo Bersezio, ci aspetta dunque per San Valentino, forse perché le storie che si consuman meglio sono quelle che si ripetono ogni anno, in una perfezione agganciata a una risata argentina e molti colpi di tosse. “Ci lasceremo alla stagion dei fior”, così anche questa volta.

La bohème

Teatro Regio Torino

Nell’ambito delle olimpiadi della Cultura, da sabato 11 a mercoledì 15 febbraio 2006

Personaggi/Interpreti

Mimì, soprano: Svetla Vassileva / Carmela Remigio (12, 15)

Rodolfo, poeta, tenore: Marcelo Álvarez / Massimiliano Pisapia (12, 15)

Musetta, soprano: Donata D’Annunzio Lombardi / Maya Dashuk (12, 15)

Marcello, pittore, baritono: Lucio Gallo / Domenico Balzani (12, 15)

Schaunard, musicista, baritono: Fabio Previati

Colline, filosofo, basso: Giovanni Battista Parodi / Carlo Di Cristoforo (12, 15)

Benoît, padrone di casa, basso: Alessandro Busi

Alcindoro, consigliere di stato, basso: Graziano Polidori

Parpignol, venditore ambulante, tenore: Ernesto Escobar Nieto

Sergente dei doganieri, basso: Mauro Barra / Vladimir Jurlin (14, 15)

Un doganiere, baritono: Alessandro Inzillo / Marco Sportelli (14, 15)

Direttore d’orchestra: Evelino Pidò

Regia: Giuseppe Patroni Griffi

ripresa da Vittorio Borrelli

Scene e costumi: Aldo Terlizzi – Luci: Andrea Anfossi

Maestro del coro e del coro di voci bianche: Claudio Marino Moretti

Orchestra e Coro del Teatro Regio

Coro di voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio “G. Verdi”

Ingressi: un’ora prima di ogni rappresentazione è garantita la vendita di 30 biglietti a prezzo ridotto.

Sconti sui prezzi e condizioni particolari sono previsti per associazioni, famiglie, giovani, anziani e disabili.

I Libretti

Volume monografico in vendita a € 8 – Con il Carnet dell’abbonato a € 5,50

La trama

L’esistenza gaia e spensierata di un gruppo di giovani artisti costituisce lo sfondo dei diversi episodi in cui si snoda la vicenda dell’opera, ambientata nella Parigi del 1830. Uno d’essi, Rodolfo (tenore), incontra per caso Mimí (soprano), una grisette che abita in una soffitta attigua, s’innamora improvvisamente della fanciulla e la convince a unirsi a lui e festeggiare con gli amici la vigilia di Natale al quartiere Latino. Fra costoro appare anche Musetta (soprano), antica fiamma del pittore Marcello (baritono), che aveva poi abbandonato per correre dietro a nuove avventure; quest’ultimo cede ancora al fascino della ragazza ed entrambi si aggregano agli altri amici. Ma la vita in comune si rivela ben presto impossibile: le scene di gelosia fra Marcello e Musetta sono ormai continue, come pure i litigi e le incomprensioni fra Rodolfo e Mimí, accusata di leggerezza e di infedeltà. Per di piú Mimí è gravemente malata, e la vita nella soffitta potrebbe pregiudicarne ancor piú la salute; ai due non resta che separarsi, nello struggente rimpianto delle ore felici trascorse insieme. Ma la fanciulla non può stare lontano dal suo Rodolfo: sentendo ormai prossima la fine, accompagnata da Musetta, lo raggiunge in quella soffitta che vide il loro primo incontro. Qui, ricordando con infinita tenerezza i giorni del loro amore, Mimí si spegne dolcemente vicino a Rodolfo.

di Simona Margarino