Save the last dance o l’amore in punta di film

novembre 3, 2008 in Cinema da Redazione

Puoi ballare tutte le danze con il ragazzo

Che ti guarda, lasciare che ti tenga stretta

Puoi sorridere per l’uomo

Che ti ha tenuto la mano sotto la pallida luce della luna

Ma non scordare chi ti riaccompagna a casa

E in quali braccia sarai

Quindi tesoro, conserva l’ultimo ballo per me

CuoreNon posso più ascoltare questa canzone. Soprattutto se nella versione di Sam Cooke. Perché, anche se non posso fare uno spoiler assassino che distruggerebbe la visione a tutti voi, “Save tha last dance for me” è colonna sonora di uno dei momemti più romantici della storia della televisione: l’ultima puntata di Queer as folk, una serie televisiva americana, di qualche anno fa.

L’amore. In tv, nel cinema, è uno degli argomenti principe, che più rende struggenti certi film, certe scene, certi attimi irripetibili.

Chi può resistere alle lacrime quando Clint Eastwood, ne I ponti di Madison County, vede la bella Meryl Streep allontanarsi, e lui rimane lì, sotto la pioggia, a confondere le lacrime con le gocce incessanti, ad annegare i dispiaceri nell’acqua scrociante? Non avete sentito il vostro cuore spezzarsi in cento, mille, un milione di pezzi?

Per non parlare della visione di Rich ubriaco, dentro al suo locale, a Casablanca, mentre Sam cerca di consolarlo in tutti i momenti, e lui assesta un pugno al tavolo, urlando “Per lei l’hai suonata e per me no?”.

Oh, sì. Perché a tutti è successo di non poter più ascoltare una canzone ma volerla, desiderarla, per rivivere i momenti di allora, di quando la felicità c’era ed era chiara, cristallina, non solo un miraggio. O forse era proprio un miraggio, visto che ora siamo tutti qui, ubriachi, a invocare un’illusione a gran voce.

Ce ne sono di film così, eccome se ce ne sono! Un più indimenticabile dell’altro.

Vogliamo parlare di Rossella O’hara che per quattro ore di film (ed una vita in mezzo a guerra, fame e distruzione) continua ad amare uno scialbo biondo pochissimo interessante, tale Ashley, sposato e innamorato dalla perfetta e buona Melania, quando potrebbe avere Reth, uomo risso e affascinante, che la ama, la sposa, le regala tutto quello che è in suo potere, senza colpire nel segno? Alla fine, quando Melania muore (lo spoiler assassino qui si può fare, chi non ha visto Via col vento? Se qualcuno di voi osasse alzare la mano, si vergogni, e rimedi, subito!) e Ashley non la calcola – ancora – di striscio lei ha l’illuminazione. Ah, ma allora non mi ha mai amato e non ho amato mai nemmeno lui, era solo una fissazione! Corre a casa da Reth che… ha pronte le valigie, dice “francamente me ne infischio” e se ne va.

Ditemi che non vi è mai capitato. Di prendere una di quelle cantonate allucinanti, in cui si vive e si respira per lei (o lui) e poi… scoprire che era solo una mania folle, una perdita di tempo, un nulla travestito da tutto. A me è capitato.

Ecco il motivo per cui certe scene diventano indimenticabili. Siamo noi a essere lasciati o a lasciare, a piangere, a prendere la pioggia, a morire un po’. In Casomai ci rotolavamo sul tappeto in preda alla disperazione, guardando la foto del nostro passato amore. Eravamo con Sally quando Harry se ne è andato, codardo… ed eravamo sempre con lei quando è tornato, dicendo quelle frasi bellissime che tutti noi ricordiamo.

L’amore è uno. Non irripetibile, anzi. E’ la stessa canzone che va, da secoli e millenni, per questo ci sono persone che riescono a raccontarlo tanto bene da farci tornare innamorati per almeno un paio d’ore. E’ il miracolo del cinema, forse, certo, ma soprattutto il miracolo di un sentimento che ci mette a nudo, tutti in modo eguale e tutti in modo diverso, perchè per tutti è sempre l’unico amore, il primo, l’ultimo, l’essenziale.

Quando La regina Cristina (la bellissima Greta Garbo) si alza dal letto, dopo aver fatto l’amore con il suo bel spagnolo, e tocca i mobili, i muri, il letto e noi con lei, a guardarla, a cercare di capire cosa stesse facendo. Quando lo spagnolo parla e chiede spiegazione di quei gesti, noi sappiamo già la risposta, sappiamo che sta cercando di imprimere dentro di sé ogni singolo particolare, perchè i due non si vedranno più, forse, non si sa, anzi, è quasi certo. L’illusione di contenere un attimo. Ecco cos’è l’amore.

Lo stesso King Kong, preso dalla smania di amore per la bella bionda di cui non conoscerà nemmeno mai il nome, combatte mostri di ogni sorta per averla con sé, eppure le viene rubato, l’amore, da qualche essere infimo e meno valoroso, ma non conta. Kong è perduto, perchè innamorato, perchè diventa vulnerabile.

Ci piace, questo essere vulnerabili. Ci piace dover combattere contro i draghi per difendere il nostro sentimento, il nostro amato, il nostro desiderio di felicità.

Noi siamo tutti dei piccoli Charlot, con la bombetta in testa, i pantaloni mezzi rotti e il bastone in mano. Aiutamo la piccola fioraia cieca perchè ci fa tenerezza, regaliamo noi stessi a lei, che ne ha bisogno, e poi muoriamo un po’, quando sta meglio, quando riacquista la vista, perchè non ci sentiamo all’altezza, fuggiamo, basta.

Salvo poi ridere di quel sorriso imbarazzato, dolcissimo, da personcine piccole piccole, quando le ci riconosce, dopo averci deriso, dopo aver deriso l’amore eterno che non dura, e quel sorriso arriva nel cuore ma ormai l’amore è finito.

Quello degli altri.

Il nostro perdura e raccogliamo poesie, e racconti, e scene di film per sentirci meno soli nella nostra cheta disperazione.

Siamo un po’ tutti degli esseri deformi in cerca di qualcosa, qualcosa che ci ostiniamo a chiamare amore. E nel buio delle nostre tane, che siano torri, caverne o case con le persiane abbassate, continuiamo a mangiare il nostro cuore, che è amaro, tanto amaro, ma è pur sempre il nostro cuore…

Su questo ci puoi contare

Qualsiasi cosa porti il futuro

Col passare del tempo

La luce della luna e le canzoni d’amore – non scadono mai

E’ sempre la stessa vecchia storia

Una lotta per l’amore e la gloria

Una questione di ‘o agisci o muori’

Il mondo darà sempre il benvenuto agli amanti

Col passare del tempo


– as time goes by –

di Alice Suella