Riapre il mistero della Passione di Antignano

giugno 30, 2007 in Spettacoli da Redazione

Il grande spettacolo di Franco Orecchia alla sua diciannovesima edizione

Passione di Antignano La Via Crucis di Antignano è con tutta probabilità una delle più belle del Piemonte. La discrezione, il garbo, il gusto estetico sono i suoi punti di forza, a cui si aggiunge un’aderenza storica e filologica che forse non ha precedenti. Ogni dettaglio è studiato con precisione, mai superfluo; i costumi, le scenografie, i testi sono del tutto funzionali alla rappresentazione. Non poca esperienza teatrale s’intravede nella regia di Franco Orecchia, che per diciannove anni ne ha valorizzato i contenuti, e che si è fatto le ossa nella Filodrammatica di Antignano e come regista di teatro dialettale.

Un intero paese si trasforma per l’occasione. I luoghi conosciuti da tutti si caricano improvvisamente di valenze inconsuete e gli abitanti, deposti i loro panni quotidiani, si inseriscono nell’atmosfera di una Gerusalemme di 2000 anni fa. E così, con l’innesto di scenografie nuove o il riutilizzo di spazi esistenti, Antignano diventa il percorso della Via Crucis.

La macchina scenica coinvolge più di 140 figuranti, ma al “dietro le quinte” partecipano almeno altre cinquanta persone fra narratori, costumisti, scenografi, tecnici delle luci e del suono, muratori e carpentieri. In tutto quasi 200 partecipanti che, per un comune di 1000 persone, non è poco. “In diciannove anni sono stati coinvolte più di 350 persone,” conferma Franco Orecchia “E si può dire che ogni famiglia di Antignano abbia partecipato allo spettacolo”.

Ma cosa differenzia questa Via Crucis dalle molte che esistono in Piemonte? Innanzitutto la bellezza estetica. Quando si parla di teatro popolare, gli anacronismi e le imperfezioni sono spesso dietro l’angolo. Per molti è anche questo il senso di una rappresentazione non professionale: la sua spontaneità anche nell’errore. L’effetto però, il più delle volte, può compromettere il messaggio della Passione. “Nella nostra Via Crucis convergono due aspetti,” spiega Orecchia “quello artistico e quello religioso, ma entrambi si richiamano a vicenda. La tecnica è funzionale al messaggio religioso, e ha l’obbiettivo di farlo emergere con più chiarezza”. E infatti nella rappresentazione esiste anche una componente didascalica. Nei vari passaggi è spiegato il valore di ciò che sta succedendo, sempre con un’attenzione puntuale alla catechesi.

Questa volontà si esprime anche nella decisione della regia di non far direttamente recitare gli attori, ma di consegnare la lettura del copione a delle voci esterne. Il controllo fra testo e musiche può essere così perfetto, del tutto sincronizzato con lo svolgersi delle scene.

Bisogna anche sottolineare che la Passione di Antignano non è uno spettacolo che ha radici antiche o storiche. A differenza di molte altre nel Piemonte (Sordevolo, Romagnano Sesia) il suo copione risale al 1988. All’epoca è nata come vera e propria Via Crucis, con partenza dalla casa di Pilato e crocifissione. Con gli anni si è ampliata, con aggiunte progressive e sistematiche, ma sempre preparate con scrupolo. E quindi hanno visto la luce le scene dell’arresto nel Getsemani e il processo del Sinedrio, fino all’Ultima Cena.

La precisione della regia si può riassumere nella frase di Franco Orecchia: “Se una cosa non viene bene, bisogna toglierla”, che ricorda da vicino il principio di Rodin: “Nell’arte bisogna saper sacrificare”. Il risultato è uno spettacolo mai dispersivo, che non presenta nessuna caduta di stile, seguita sempre con attenzione da un pubblico di circa 1200-1500 persone. E il messaggio della Passione di Cristo emerge limpido, forte, drammatico ma mai esasperato. Valga per tutti l’esempio dell’episodio della flagellazione: da Gibson in poi ognuno sa dove la finzione può arrivare pur di sottolineare il senso di sacrificio. Ma quello è un film, mentre in una rappresentazione dal vivo non si può “far finta” di dare frustate. “È difficile da rendere,” spiega sempre Franco Orecchia, “e abbiamo anche voluto evitare effetti o effettacci con soldati romani poco probabili o un Cristo con il corpetto… così si è deciso di non mostrare la flagellazione, ma di narrarla solamente, con rumori di sottofondo che simulano le sferzate”. Lo spettatore non può non apprezzare la sensibilità con cui è trattato il tema, soprattutto in scene dove l’effetto speciale rischia di sovrastare il contenuto della narrazione.

E anche l’ambientazione naturale è una delle più azzeccate. La Via Crucis si svolge infatti di sera, in un contesto di fiaccole e luci che recuperano l’atmosfera di una volta. E soprattutto si svolge il Venerdì Santo. Sembra una precisazione da poco, e invece vale molto: passioni molto più note come quella di Sordevolo aprono il palinsesto ogni quattro anni e mai nel Venerdì Santo, ma in un periodo estivo che va da giugno a settembre.

L’empatia così raggiunta nella Via Crucis di Antignano è in grado di restituire il fascino di un antico mistero da un lato, e il senso mistico dall’altro. Cristo percorre le strade con la croce insieme al pubblico, in mezzo allo smarrimento di tutti. E il pubblico di adesso è la folla di Gerusalemme di 2000 anni fa.

In una rappresentazione comunque laica, niente è più vero di ciò che scrisse Paolo Toschi molti anni fa: “L’uomo che avrà percorso le vie del proprio paese procedendo sotto il peso della croce col capo coronato di spine, sentirà per tutta la vita, e nel modo più profondo che sia concesso a un semplice cuore umano, la Passione di Cristo”.

Approfondimenti storici sulla Via Crucis

Questionario sulla passione di Antignano

di Davide Greco