Mark Braud per Traspi.net

luglio 1, 2006 in Musica da Claris

Avvio positivo del JazzAscona festival, nonostante la bufera improvvisa (e non prevista dai meteorologi) di sabato scorso. Tra i personaggi subito in evidenza, un giovanissimo trombettista, Mark Braud, classe ’73, che ha partecipato, sabato sera, al gala d’apertura all’hotel Eden Roc e ha catturato l’attenzione del pubblico con la sua band, i New Orleans Jazz Giants. Laureato in Storia del Jazz all’università di New Orleans, Braud ha iniziato la sua carriera di musicista professionista all’età di 15 anni; gli ultimi suoi album, “Hot sausage rag” e “Shake it and break it” hanno raccolto ottimi consensi sia dalla critica, sia dal pubblico (per ulteriori informazioni www.markbraud.com). Mark ha l’aspetto di un giovane avvocato rampante, ed in effetti ha ottime capacità comunicative, ma anche il giusto sense of humor, oltre che un talento musicale eccelso, che potrete ascoltare dal vivo in questi giorni ad Ascona (oggi, lunedì, in piazzetta Ambrosoli).

Mark Brauds Mark, sei il nipote del famoso trombettista Wendell Brunious. Quanto ha influito, da bambino, sulla tua formazione musicale avere una parentela così illustre?

In realtà, il jazz in casa non è rappresentato solo da Wendell: posso dire di aver sempre vissuto dentro la musica, in quanto anche i miei genitori ed altri zii sono musicisti e tutti suonano la tromba, vera tradizione di famiglia. Come non ricordare i concerti della domenica, quando si andava a sentire a rotazione l’esibizione di un parente? Detto questo, sono contento che l’età dei giochi sia stata un periodo genuino, senza condizionamenti o indicazioni sulla mia futura carriera. Sono stato io a dodici anni a volermi spontaneamente unire alla band di un amico, così, per gioco, e per suonare il saxofono… Ecco, proprio allora però mia madre, invece del saxofono, mi regalò una tromba!

Come pensi si possa diffondere maggiormente tra i giovani la passione per il jazz?

Occorre migliorare il sistema scolastico, inserendo in calendario un maggior numero di ore di musica, di qualsiasi genere, tra cui, quindi, anche il jazz. In parallelo bisogna trovare un modo affinché le informazioni fornite risultino interessanti, si trasformino in conoscenza, ad esempio con più laboratori e sperimentazione.

Sera di tempesta ad Ascona questo sabato… impossibile non pensare allo scorso settembre. Dove eri? Come ha reagito New Orleans alla tragedia?

Per fortuna ero in Texas, però ho avuto la mia casa distrutta e ho perso tutto quanto c’era dentro. Solo in questi ultimi mesi è iniziata la vera ricostruzione. Quello che vorrei rilevare è la straordinaria grandezza della solidarietà verso New Orleans ed i suoi musicisti. Ho visto tantissima gente sconosciuta di ogni parte del mondo che ci ha aiutato, ha lottato con noi.

La tromba può essere considerata lo strumento principe del jazz, il più usato dai “grandi”. E’ ancora possibile trovare la strada dell’innovazione?

Sicuramente sì. Ogni volta che suono, provo a creare, ad inventare, a dare un’interpretazione ed un significato nuovi alle note. Il jazz è, e deve restare, improvvisazione. Altrimenti perde il suo spirito. E sono anche convinto che la mia tromba sia un’estensione della mia voce.

Ti esibisci abbastanza spesso in Europa, quale è il tuo rapporto col pubblico del vecchio continente?

Sono convinto che non sia importante dove ti esibisci e davanti a quanta gente, ma come. Se dai il massimo, se fai un buon lavoro e le persone sono venute per sentire te, allora la sintonia è immediata. Forse in Europa, e soprattutto qui ad Ascona, ci sono più giovani tra il pubblico. In generale l’atmosfera di questo festival è molto positiva, quasi travolgente per l’entusiasmo degli spettatori. Sembra realmente di essere a New Orleans e per me è stato un grande onore essere chiamato ad esibirmi, con la mia band, al Gala di apertura.

Nel tuo gruppo, i New Orleans Jazz Giants, sei il più giovane. Come ti sei guadagnato il rispetto degli altri?

“Non c’è età sul palco, puoi ottenere rispetto e stima solo suonando bene”, così diceva il mio maestro e così avviene.

Dicono che hai le potenzialità per diventare uno dei migliori musicisti jazz di sempre. Ti senti caricato di troppe responsabilità?

Sinceramente amo molto la musica che canto e suono e le sue tradizioni, credo nelle possibilità di fare una buona carriera e mi sento onorato della considerazione dei critici. Il mio vero obiettivo è quello di far amare il jazz alla gente.

di Claudio Arissone