Lorenzo e il suo ‘Quinto mondo’

maggio 3, 2002 in Spettacoli da Gino Steiner Strippoli

30614“Canto l’altissimo immenso amore perché l’amore è una cosa eccezionale senza l’amore non c’è niente da fare auguro a tutti di poterlo provare come lo prova il fiore con il sole come succede alla terra con il seme…” : è una canzone d’amore esagerata quella di Lorenzo “Jovanotti” come è amore l’intero ultimo suo album intitolato “Il Quinto Mondo” ( Sole/Luna – Mercury – Universal).

Ritmicamente variegato, passa dalla vena jezzata di “ Albero di mele” alla bossa di “Salato-parte 2” al funk di “Un Uomo”, il lavoro di questo magnifico e moderno “cantastorie” è soprattutto un atto d’amore al pensiero libero, alle parole che volano come le esprime la mente senza pensare troppo al dopo, canzoni libere di essere interpretate da chi le ascolta. Di certo è che il nostro amico è un artista carico di energia musicale e non, uno di quelli che non si fermano mai , sempre voglioso di trasmettere le sue emozioni dettate da storie di vita, quelle di tutti i giorni, quelle che esistono nel nostro pianeta: la terra!

Già la terra, una terra fatta di esseri, che dopo l’11 settembre ha drammaticamente cambiato o meglio peggiorato il suo viaggiare nel tempo. Un mondo che in quel momento si è fermato è ha cominciato a pensare com’anche Lorenzo che ha voluto trasmettere la sua istintiva reazione con un capolavoro per tutti:”Salvami”, un pezzo difficile quanto semplice dettato ancora una volta dalla spontaneità di un ragazzo che ha voglia di esternare le sue emozioni, i suoi dolori, le sue cose. Domani sera al Palastampa di Torino, Lorenzo Cherubini, in concerto, organizzato da Metropolis, sarà pronto a dare in musica la sua voglia di vivere, di dire le cose che ha voglia di dire e trasmettere i suoi pensieri con la naturalezza di chi può essere solo un grande uomo dentro! E’ comunque un Lorenzo carico quello che abbiamo incontrato, un artista positivo sotto tutti gli aspetti.

Il “Quinto Mondo” il tuo album più bello…dove i cittadini vagano senza una meta…cosa vuoi dire?

Si penso che quest’album sia una tappa fondamentale della mia carriera. La frase che tu citi è un po’ difficile da spiegare perché può avere più interpretazioni, in effetti la mia è una constatazione, non è un giudizio ma è un dire. Lascio a chi l’ascolta in base alla sua sensibilità, alla sua esperienza, alla sua idea dire se questo è un fatto positivo o negativo. Per me ha un valore positivo il non avere un logo preciso, una terra promessa su questa terra, questo mi conforta forse perché la terra promessa non è di questa terra e poi questo vagare ti permette di vedere!

Anche in questo disco sei sempre tra la canzone d’amore e quella di denuncia, il tuo disco è chiaro in questo connubio.

Devo dire che non riuscirei ha staccare una cosa dall’altra, in un disco, e per me vivendo un po’ di contrasto, specialmente quando scrivo mi piace molto l’idea che il disco abbia dei capitoli che doppiano dei punti diversi dell’aspetto umano, quindi la politica, l’amore, il rapporto personale con una persona, tutti questi aspetti del vivere che sono un po’ la chiave di questo disco che parla di cose che hanno a che fare con l’uomo in mezzo alla natura e in mezzo alla tecnica.

30615(1)Se ti dicessi tu il Celentano degli anni 2000?

Anche lui denunciava attraverso le sue canzoni negli anni ‘60/’70, basti pensare a canzoni come “L’albero di 30 piani”, “Svalutation”, “Il ragazzo della via Gluck”. “A me piace molto il Celentano di quegli anni, adesso mi piace di più l’Adriano in TV rispetto al musicale. Comunque certo che mi fa piacere un paragone cosi’, mi gratifica molto, anche perché la sua era una provocazione sempre molto personale non era mai d’ufficio o di partito.

Il tuo “Quinto Mondo” un album anche molto criticato, forse perché è un disco libero e forse da fastidio la tua voglia di dire quello che pensi!

Si, infatti è cosi’, questo non è un disco scontato e in questo senso ho preso queste critiche tutto sommato come un fatto positivo, che avesse a che fare con la qualità del disco intesa in senso buono. In fondo se un disco del genere non è capito da Fegiz per me è una gratificazione perché oggi un disco capito da Fegiz è un problema (e giù una piccola risata). Io vedo i dischi che lui capisce e a me non piacciono. Sai penso che ci sia modo e modo di fare critica musicale. Ad esempio quando ho visto che un giornalista che scrive su tre testate diverse con tre pseudonimi ha fatto tre definizioni del mio disco completamente diverse allora mi fermo perché non c’è spazio per un analisi. Mi lascia perplesso una cosa del genere!

Qual è la tua definizione di musica?

Misterioso strumento concesso agli uomini per raccontarsi. Però “misterioso” è più importante di strumento.

Scuola e musica, connubio scoordinato, infatti viene insegnata solo la classica, mentre forse sarebbe bene insegnare anche chi era Julie Driscol e Brian Auger, Jimi Hendrix e perché no Jovanotti!

Credo che sia un fatto generazionale, questo penso avverrà in futuro quando ci sarà una generazione al potere cresciuta con un’altra cultura. Sicuramente (giù una risatina) avverrà in maniera sbagliata, non c’è dubbio. Penso che la scuola, come istituzione, debba essere conservatrice e che le persone non debbano esserlo, da questo scontro nasce l’energia per rinnovarsi. Una scuola tutta conservatrice è terribile, una tutta anticonformista lo è altrettanto quindi non dispero in questo senso ci sarà sempre qualcuno che ti insegnerà il rock malissimo oppure qualcuno che all’interno di un programma terribile e conservatore magari te lo proporrà come IL Dante e la Divina Commedia. Quello che ci vuole è una scuola che insegni i percorsi della musica.

Tu hai letto molto gli scritti di Che Guevara cosa hai trovato di positivo?

Sicuramente la passione, la verità di un uomo. Io cerco di andare oltre i miti, mi piace l’idea di quest’uomo privilegiato, medico in America Latina, che preferisce alla carriera da primario il darsi agli altri. Nella mia frase –io penso positivo….Che Guevara…Madre Teresa…in fondo intendevo quello.

di Gino Steiner Strippoli