La foresta dei pugnali volanti

febbraio 7, 2005 in Cinema da Barbara Novarese

Titolo: La foresta dei pugnali volanti
Regia: Zhang Yimou
Con: Takeshi Kaneshiro, Andy Lau, Ziyi Zhang
Girato: Cina 2004

La foresta dei pugnali volantiLa forza che scaturisce dall’anima può trasformare una giovane esperta di arti marziali in una combattente dai profili divini?

Come il confine tra la notte e il giorno, tra l’autunno e l’inverno, tra il cielo e la terra… come il passato e il presente, come il presente ed il futuro!

Il tempo perde la sua cronologia, gli istanti diventano minuti… così, lo sguardo di Mei (Zhang Ziyi: “La Tigre e il Dragone”) scorge il pugnale lanciato per colpirla, ne segue la traiettoria, ne calcola le coordinate. Con l’abilità di un guerriero, sfodera la spada, la scaglia con precisione nella direzione della lama volante e riesce a deviare il colpo mortale!

Questa è la magia del Wuxiapian: storie di cavalieri erranti, dotati di poteri magici che traggono spunto dall’illimitata letteratura cinese. Una Cina irreale, permeata di leggente e miti atemporali, dove tutto è possibile.

Il protagonista è quasi sempre solo a combatte contro mucchi di nemici che emergono da ogni dove (come plasmati per sostituire quelli uccisi), tuttavia vince; vince su tutti e sopravvive, anche se ferito a morte.

Siamo nell’anno 859, nella Cina afflitta dal declino della fiorente dinastia Tang. Sommosse stanno imperversando tra le terre ed il governo cerca di bloccare gli eserciti ribelli. Il più grande tra questi si chiama “La casa dei pugnali volanti”: un esercito potente, ben organizzato, capeggiato da un esperto e misterioso leader. L’esercito imperiale cinese assegna a due capitani (Leo e Jin) la missione di trovare ed uccidere i ribelli. Questi elaborano un piano per catturare il rivale, ma è solo l’inizio dei colpi di scena.

Splendide foreste, vento capriccioso ed irriverente. Una fanciulla di rara bellezza, una danza che cattura i sensi e rapisce l’anima.

“Stato ed Individualità” sono i due temi dominanti. Amore e potere si fondono, si intersecano e si susseguono come le stagioni, scandite da una dimensione più umana che supereroica.

Sarà, dunque, lo stupido, tenero, appassionato, bellissimo amore a concludere la vicenda… non la sovrumana forza del guerriero, non l’irreprensibile codice d’onore, non la ragion di Stato.

Un arcobaleno di colori si compone con le tonalità degli abiti, del palazzo e della foresta. Il campo fiorito è stupendo poichè reale…finalmente ci disintossica dal finto brulicare di fiori di ogni specie.

Il mazzo di fiori, raccolto con purezza e lealtà, rappresenta la delicatezza di un amore che si suggella con il gesto più spontaneo e semplice.

Non cercate simboli ma lasciatevi accarezzare dal lirismo narrativo e da note suggestive. Seguite i passi della “danza dell’eco” che soddisfa i requisiti di un film candidato all’Oscar.

Peccato: le ultime scene sono un’inutile forzatura. Non si integrano al resto della storia e sembrano, perfino, modificarne il genere. L’impressione è quella di “un’aggiunta”, sistemata per attribuire a tutti i costi una conclusione di cui, però, non se ne sentiva il bisogno.

Perchè non calare il sipario durante la nevicata?

La coltre bianca avrebbe lentamente sotterrato vincitori e vinti, senza trasformare in risata le lacrime che già stavano scendendo sulle guance degli spettatori.

di Barbara Novarese