Intervista a Franco Dionigi

luglio 8, 2008 in Libri da Redazione

Franco dionigi - effedìQuale pensiero, riflessione lettura o esperienza ..insomma da cosa è scaturita l’idea del tuo libro?

L’idea del libro “In caso di Poesia” è nata dalla necessità di “scremare dal secchio, (veramente si usa dire dal cassetto) di oltre cinquecento poesie solo le migliori. Giustifico tale alluvione dal fatto che ho pazientato una quarantina d’anni ad aprire le dighe della Poesia, non lasciandomi la mia professione tempo necessario a gestirla.

Come definiresti il tuo linguaggio poetico? Quale tipo di emozione vorresti che il lettore riuscisse a ricevere dai tuoi versi?

D’altra parte l’idea del libro si connette e si giustifica proprio come dici con il desiderio di suscitare in chi legge una emozione simile a quella provata dall’autore (credo che sia così un po’ per tutti) con la differenza che molti sono oggi i lettori di romanzi e saggi, ed esigui gli amanti della poesia. Definire il mio linguaggio poetico è difficile per il fatto che oggi non esiste più la Poesia,esistono persone che scrivono in versi, e tante volte neppure più in versi. Comunque il giudizio di alcuni critici che vanno per la maggiore e di cui non faccio nomi in questa sede parlano di spirito ludico,anche gioioso,decantata saggezza, comprensiva ironia, tonalità sommesse e mai troppo sentimentali, esordio valido di autentico slancio lirico, linguaggio vivo e intenso…ecc. Tu sai, Cinzia quanto sono insoddisfatto sempre, quanto limare e perfezionare, ma è poi tale il risultato? Quanto ai temi credo di non aver inventato nulla. Spunti autobiografici, luoghi visitati, senso lirico pudicamente smorzato,pensieri… La lingua non disdegna frasi in lingue straniere, vivaddio all’Europa!

Della tua raccolta di poesie quale “particolare” senti più vicino a te? Quale poesia?

Mi chiedi se ho delle preferenze. Prova a chiedere a una mamma di dieci figli a quale vuole più bene: scandalizzata ti dirà: A tutti. Si vede che sono una mamma degenere. Ci sono in effetti alcune poesie che ricordo con affetto particolare ed emozione. Prima metterei IL MARE SENZA NOME, poi VENTO E MARE poi MILLANNI e qualche altra che descrivono situazioni in cui si manifesta la cognizione della perdita, della privazione, del primo dolore,in genere associato a ricordi del passato. Ma non vorrei dimenticare PASSION LIVED HERE e VERTIGINE, due facce della passione amorosa che in profondità e in altezza ho cercato di spingere dove più mi permette il mio dire.

C’è un aneddoto che ricordi con piacere legato al periodo in cui hai lavorato sul libro?

Aneddoto? Bah, forse la telefonata da parte dell’Associazione culturale l’Unicorno, che comunicava il conferimento alla mia poesia del secondo premio nel Concorso nazionale del 2007,conferendomi con ciò un riconoscimento di cui in quel momento avevo bisogno. Fu una emozione come il successo in un esame di scuola.

Per te è più importante cosa si scrive, o come lo si scrive?

L’argomento o lo stile? La forma o la sostanza? Direi tutt’e due importanti. Anzi tutt’e tre. Perchè per completare secondo me occorre anche quello che si può chiamare ritmo, quel qualcosa che fa derivare la Poesia dal canto (Omero e i Trovatori cantavano la Poesia). Che ne direste se il futuro della Poesia sarà la canzone? Lasciamo stare la rima o la poesia in cui il numero delle sillabe è rigido nel verso. Ma la musica delle parole, gli accenti che scivolano via senza inciampi, su quello sono attento.

La copertina è molto importante. L’immagine l’hai scelta tu? Come la leghi al tuo libro?

La copertina! Credo che solitamente l’Autore del testo e quello delle illustrazioni siano due persone diverse e questo sia un bene, nel senso di un arricchimento di stimoli e di immaginazione per chi legge. Forse il fatto di essermi fatto io la parte iconografica ha il vantaggio di non interpretare ma di descrivere fedelmente il seme della ispirazione, una specie di fotografia di un mondo particolare racchiuso nel tempo ed ora scomparso. Ho profittato della mia passione per il disegno e la matita anche per la copertina. Certo la copertina è importante, richiede una presentazione appropriata: combinazione avevo realizzato un personaggio avendo in mente i personaggi surreali di De Chirico e di Savinio. Il Poeta dal viso misteriosamente scavato al limite dell’umano. Mi parve adatto e nessuno ebbe niente da ridire. Poteva essere l’identità di chiunque!

Quali sono gli autori, sia nella poesia che nella narrazione, che consideri pietre miliari della tua formazione, come lettore e come scrittore?

Bella domanda! Il primo nome è senza dubbi Montale! L’ho amato tantissimo e poi l’ho avversato perchè non riuscivo a disintossicarmene. Ci sono riuscito intasandomi di tanti. Cito alla rinfusa: Sbarbaro, Campana, la Merini, la Valduga, Franco Fortini, Mario Luzi. Naturalmente nella letteratura italiana le pietre miliari sono ancora altri, i grandissimi, i soci fondatori, i mostri sacri, Dante, Petrarca, Leopardi. qualcuno ci mette quarto Dino Campana. Per me ci sta bene. Basta non dimenticare che come diversi altri era alienato.

Nelle tue presentazioni al pubblico quali riscontri ricevi?

Il libro è uscito alle stampe un anno fa (ne ho in cantiere un secondo, differente anche come mole, “solamente” 25 poesie di mutato registro poetico). In questo lasso di tempo ho fatto 4 presentazioni e di due sono in procinto in trasferta a Pavia, città in cui ho vissuto e compiuto i miei studi. E’ tutto descritto nella prefazione, il mio lavoro di medico dentista, la conversione improvvisa sulla strada di Damasco alla Poesia (Montale dice che la Poesia ti cade addosso, non la vai a cercare). Direi che il riscontro del pubblico dipende dai primi 5 minuti. Se strappi una meraviglia o una risata (ho un asso nella manica dicendo l’epigramma di pag.157). Di solito, con l’aiuto di un bravo dicitore, le cose vanno. Però la soddisfazione più grande è la persona singola che ti viene a cercare per dirti con la luce negli occhi che ha provato commozione per… e ciascuno ha la SUA poesia, diversa per ciascuno.

Da quando hai pubblicato il libro, hai fatto diverse presentazioni… anche alcune un po’ movimentate o emozionanti….

E’ vero, l’emozione della presentazione in tram organizzata credo dalla Regione Piemonte. Copio dal pezzo sulla Stampa: “Gli appuntamenti hanno preso il via dalla fermata in via Bertola dove alle 15,30 un tram storico ha accompagnato per il centro cittadino passeggeri e curiosi, guidati dalla parola di Franco Dionigi autore di – In caso di poesia-.” ecc. L’incidente ci fu anche lì (a parte la caduta con un dolorosissimo trauma alla schiena di quindici giorni dopo). L’incidente fu che l’impianto di amplificazione non funzionò per cui dovetti combattere col rumore del traffico e delle rotaie per farmi sentire. Evidentemente la Poesia scorre su altri binari, e richiede silenzio. E’ dell’altra sera un incontro conviviale con altri poeti, finito senza letture a causa del frastuono nel locale aperto al pubblico. Nella certosa di Pavia ogni cella riporta una targhetta sulla porta d’ingresso dove sta scritto. SILENTIUM. Non per niente da Ambrogio venne lasciata la consuetudine degli antichi di leggere a voce alta. Ma è una virtù leggere poesie in silenzio? Forse no! A pena di andare persa la sua musicalità. Quando ne è provvista.

Cari amici, vi ringrazio.

di Cinzia Modena & Stefano Mola