Il Salone del Gusto

ottobre 20, 2002 in Enogastronomia da Marinella Fugazza

Fra qualche giorno aprirà i battenti la quarta edizione del “Salone del Gusto”, un evento biennale che è ormai diventato uno degli appuntamenti più importanti al mondo per l’enogastronomia e che, oltre ai riconosciuti pregi e meriti, porta alla ribalta universale la città di Torino e la regione Piemonte. Quest’anno il tema portante dell’evento, che si terrà dal 24 al 28 ottobre nei padiglioni di Lingotto Fiere, sarà l’educazione alimentare e la biodiversità.

L’educazione alimentare, nella consapevolezza che la conoscenza è il miglior modo per apprezzare il piacere del cibo, troverà la sua espressione nei Master of Food: essi verranno effettuati nella Piazza del Buon Paese, saranno gratuiti (fino ad un massimo di 50 posti) e consisteranno in piccole lezioni che spazieranno dalla birra al formaggio, dal vino alle tecniche di cucina, dai dolci ai salumi. Inoltre, sabato mattina, sempre nella stessa piazza, verrà distribuito pane e miele vergine a tutti i visitatori.

La biodiversità ha come obiettivo la salvaguardia e la tutela di produzioni che contribuiscono a mantenere una scelta eterogenea nel rispetto della cultura e delle tradizioni dei popoli opponendosi, di conseguenza, alla sempre più diffusa omologazione dei gusti e globalizzazione dei mercati. Essa sarà al centro di un importante evento che si terrà alla vigilia dell’apertura ufficiale del salone, con l’assegnazione del Premio Slow Food per la Difesa della Biodiversità: dai ricercatori ai contadini, dai distributori ai formatori, dalle associazioni professionali agli imprenditori, tutti coloro che contribuiscono a frenare l’impoverimento del patrimonio vegetale ed animale che forma la cultura gastronomica di una nazione, e a mantenere un equilibrio sul pianeta, sono candidati ideali per il premio. Questi uomini e queste donne sono spesso solitari e anonimi: coltivano la terra, allevano bestiame, vendono sui mercati, conducono le loro ricerche, seguono le loro imprese, insegnano, ricordano, inventano nuovi modi per non dimenticare. Il Premio va a ringraziare chi difende ciò che oggi ancora esiste ma viene ignorato dai più, rischia di essere dimenticato e di scomparire se i pochi che lo difendono non verranno supportati.

“Blu e passiti”; ”Birra e cioccolato”; ”I formaggi dell’isola del sole”; ”Miseria e nobiltà”; ”Di malga in malga”. Non sto elencando titoli di libri o di film che hanno come filo conduttore il cibo; sto semplicemente sfogliando il programma. Programma che propone ben 309 Laboratori del Gusto: una grande scuola di educazione sensoriale.

I Presidi italiani, vale a dire quelle piccole realtà artigianali esempi di agricoltura sostenibile, di rispetto delle specificità territoriali ed animali, di naturalità dei processi e delle materie prime che Slow Food cerca di tenere in vita attraverso sostegni economici e promozionali, saranno ben 136 (91 nella precedente edizione) dislocati nelle aree tematiche di appartenenza. Davanti a tutte le regioni italiane, per il numero di presidi realizzati, c’è la Sicilia con ben 22 progetti: cosa sarà mai la manna delle Madonie? Seguono il Piemonte (21 presidi) che annovera fra le novità: la testa in cassetta di Gavi, il filetto baciato di Ponzone, il moscato passito di Valle Bagnario e la Toscana.

Ci sarà anche un’intera area dedicata ai primi 21 Presidi internazionali: saranno presenti i produttori (dal capo tribù dei Saterè Mawè ai pastori polacchi) e sarà possibile assaggiare ed acquistare rarità gastronomiche provenienti dagli angoli più sperduti del mondo: guaranà, yacon (radice dolce), cheddar a latte crudo, mavrotragano (antico vitigno di Santorini), caffè del Chiapas, olio di Argan (Marocco), patate andine. I principi di base rimangono gli stessi: si tratta di promuovere una nuova agricoltura basata su piccole entità produttive, sulla tracciabilità, sull’abbandono delle monocolture, sulla tutela del paesaggio. Logicamente, in questa nuova ottica internazionale, alcuni presidi saranno circoscritti ad un campo di azione locale, d’altra parte non si può imporre ai popoli mediterranei di condire con l’olio di senape indiano, né ai mussulmani di apprezzare i sanguinacci. Esiste invece una gamma di prodotti che potranno usufruire della globalizzazione buona: dal caffè del Guatemala al riso Basmati indiano.

Il Mercato del Buon Paese, dedicato ai prodotti italiani, sarà separato dal Mercato Internazionale, dedicato ai prodotti di tutto il resto del mondo.

Il Salone ospiterà anche una Piazza “abitata” dalle cucine del mondo: la cucina marocchina; i pintxos baschi; la buena comida; il pub tradizionale inglese; lo zen…e l’arte della preparazione del sushi; doner kebab e turkish delights; Canada, una cucina per cinque continenti; cucina creola di Guadalupa e Martinica.

Il Teatro del Gusto (Padiglione 3) sarà un vero e proprio anfiteatro dove il pubblico potrà incontrare famosi chef italiani e stranieri mentre realizzano i loro piatti-capolavoro. L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti.

La Piazza del Buon Paese ospiterà le Botteghe: bottega del fornaio, bottega del casaro, bottega dei salumi, il confettiere italiano, la sala da tè, la gelateria; e le Osterie italiane: osteria dell’extravergine, il gusto della pasta, i piaceri della carne, cereali legumi…zuppe e non solo.

L’Enoteca, con mille posti a sedere, presenterà una carta con ben 2500 vini.

Inoltre, al di fuori della manifestazione, sono previsti 21 Itinerari Slow e 65 Appuntamenti a tavola.

Veramente un’ampia gamma di scelte mirate a soddisfare le esigenze più svariate e le curiosità più accese. Al sito www.slowfood.it , cliccando su Salone del Gusto 2002, è possibile avere una visione completa di tutto il programma e prenotare gli appuntamenti che più solleticano il nostro appetito e la nostra voglia di conoscenza alimentare.

Concludo citando le parole di Carlo Petrini, fondatore e macchina pensante di Slow Food: “Il salone del Gusto non è solo una fiera commerciale: Slow Food, in questi anni, è giunto a sollevare questioni politiche che toccano il sistema agroalimentare alla radice. La nuova frontiera è rappresentata da un modello di agricoltura ecosostenibile , non massiva, improntata sulle piccole e medie produzioni, che devono comunque garantire gratificazioni economiche, culturali e morali a chi vi si dedica.” Questo modo di concepire la materia prima è il primo passo verso il concetto di qualità da garantire al consumatore.

Ed ora a voi la scelta.

Salone del Gusto

Lingotto Fiere – ingresso pedonale via Nizza 280 – Torino

Da giovedì 24 a lunedì 28 ottobre dalle 11.00 alle 23.00

Biglietto intero 18,00 euro

Biglietto scontato soci Slow Food 12,00 euro

Abbonamento 5 giorni 54,00 euro

Abbonamento 5 giorni soci Slow Food 36,00 euro

di Marinella Fugazza