IL GOLF … rilassante … GOLF! (prima parte)

agosto 1, 2011 in Racconti da Meno Pelnaso

Impugno la mazza (il bastone, il ferro, … insomma avete capito) un po’ nervosamente …

– NO! Non così forte … non devi picchiare mica nessuno!

“Beh, questo lo pensi tu!” rimugino tra me e me.

Col golf ho un rapporto un po’ particolare …

… diciamo che ci tolleriamo a vicenda.

Non ho una vera passione, per quanto il mio interesse vada oltre la semplice curiosità.

Non mi sono avvicinato perché è uno status symbol, ma perché ero incuriosito da uno sport particolare che non avevo mai avuto modo di praticare.

Vedo ancora snervante la necessità di riprovare infinite volte la postura ed i movimenti, ma trovo che tirare mazzate ad una pallina, cercando di avvicinarsi ad un foro nel terreno, evitando ostacoli di sabbia ed acqua, in mezzo al verde di un prato illuminato dal sole, rinfrescati da una brezzolina fresca, possa, in certi momenti, rilassare, essere salutare e meno violento che tirarle a qualche testa di … legno.

… chiedo scusa …

… non desideravo essere riduttivo …

… si capisce che è il mio approccio ad essere sbagliato, per cui cerco, tutte le volte che posso, di fare ammenda della mia ignorante impazienza provando e riprovando a colpire secchi di palline monasticamente isolato nel mio box …

… con scarsi risultati ahimè!

Naturalmente non ho la possibilità di fare un percorso classico a diciotto buche in mezzo alla vegetazione scozzese, non sono così bravo … anzi … diciamola tutta … non sono ancora proprio capace!

Il mio swing assomiglia ancora troppo ad una zappata ben assestata ed i proprietari dei campi generalmente non sono così ben disposti verso colui che ha diligentemente dissodato il loro preziosissimo prato rendendolo pronto per la stagionale semina delle patate.

Il mio raggio d’azione è quindi ancora limitato ai due metri quadri del box di tiro di una campo pratica.

L’unica volta che ho provato a tirare una sfera delicatamente posata sul prato antistante la postazione di tiro, è partita una cannonata tale che ho lanciato ad una trentina di metri la zolla sottostante la pallina, mentre lei è rimasta temporaneamente sospesa a mezzaria qualche millesimo di secondo per poi ricadere nella voragine che le avevo scavato sotto.

Quatto quatto ho ripreso il mattone di terra, l’ho riposato al suo posto ricoprendo la fossa, ho calpestato un po’ la zona per limitare i danni estetici e mi sono allontanato furtivamente con la coda tra le gambe.

Il mio mentore mi apostrofa spesso che ho una visione troppo “fisica” del golf …

… chissà come mai!!!

Anche il primo approccio non è stato esaltante.

Un’estate di qualche anno fa, ho fatto un viaggio a Londra.

Tra le varie visite programmate, il Science Museum era tra i primi in lista.

Non vedevo l’ora d’immergermi tra macchine e reperti di tutti i tipi, che riproponevano la storia e le scoperte dell’umanità.

Quando siamo entrati scopriamo che nel seminterrato c’erano anche una serie di box in cui si poteva, con l’assistenza di alcuni giovani e pazienti tutor, provare a fare svariate esperienze sportive, dalla pallacanestro al baseball, dal tennis al … golf!

Neanche a dirlo il più gettonato era proprio lo stand del golf … d’altra parte siamo in Inghilterra …!

In coda era rappresentata tutta l’umanità, giovani, anziani, uomini, donne, alti, bassi, grassi, magri … questo a dimostrare che il golf è uno sport internazionale e praticabile da tutti … o quasi!

Pazientemente mi metto in fila ed aspetto il mio turno.

A Londra ci si mete ordinatamente in fila per qualsiasi cosa … anche per prendersi una galattica sbornia … ma questo è un argomento da trattare in altra sede.

Davanti a me una giovane ragazza, rosea e rotondetta, rotea la mazza e colpisce flebilmente la pallina che rotola verso lo schermo.

Mi volto e guardo i miei compagni di attesa.

Sguardi d’intesa e sorrisi accondiscendenti vengono scambiati tra gli astanti.

Non sapendo bene quale potrebbe essere il risultato dell’esperienza (non avevo ancora mai preso in mano una mazza da golf) evito di partecipare a questo gioco di giudizi, ma osservo con l’intima convinzione di poter fare qualcosina meglio di così.

I colpi si susseguono con leggeri miglioramenti ma senza grande convinzione.

Finita la prova, la ragazza imbarazzata e rossa in viso, sia per la vergogna che per la fatica, si allontana emettendo risolini isterici consolata dalle amiche, se possibile ancora più imbarazzate di lei.

Probabilmente in Inghilterra non poter sfoderare uno swing elegante ma poderoso è considerato come un’umiliazione magistrale, … chissà come viene considerato non riuscire a liberare le proprie strade dai buchi nell’asfalto o dall’immondizia …

… vabbè … aspettiamo il mio turno…

Davanti a me, il turno dell’anziano signore dall’aplomb britannico e del suo nipotino sono degni di menzione riguardo ad eleganza ed efficacia … d’altra parte non ci si poteva aspettare di meno dai degni figli dell’isola.

I tedeschi davanti a me sono invece già meno eleganti, ma altrettanto efficaci.

Le palline lasciano il tee di partenza di plastica verde per schiantarsi contro uno schermo sul quale viene proiettata l’immagine di un campo da golf immerso nel verde.

Un computer, i cui sensori sono sotto una piastra di plexiglass trasparente sotto la pedana gommosa di tiro, calcola la traiettoria in base alla velocità d’impatto della testa del bastone contro la pallina e proietta una simulazione della pallina lanciata sul campo.

Il tutto viene reso più realistico dai rumori e dai cinguettii che riempiono l’aria sintetica del nostro cubo di simulazione.

Il pubblico, dietro ad una rete, può osservare le performance del volontario di turno.

Guardando i risultati di chi mi precede, comincio a farmi venire maggiore speranza di riuscire a fare una discreta figura.

Finalmente arriva il mio turno.

Entro nel box e il tutor mi consegna un ferro della mia misura (per gli addetti ai lavori, non ricordo più il numero del ferro, … capirete poi perché …).

Il mio approccio al tee di plastica è tanto professionale quanto teatrale.

Ricordandomi le movenze del nobile nonno britannico che mi ha preceduto, ripeto scimmiescamente ogni movimento, ogni sguardo, ogni tic diventandone la fotocopia vivente.

Sono molto orgoglioso del mio avvicinamento alla pallina, provo un abbozzo di swing misurando la distanza, guardando di sottecchi l’immagine proiettata e sentendo salire la mia sicurezza nello swing perfetto prossimo venturo.

Attorno a me la gente mi osserva ammirata …

… quale eleganza …

… quale sicurezza …

… quale professionalità …

… si vede certamente la pratica consumata di un semiprofessionista …

… chissà quante miglia farà fare a quella povera pallina …

… un record …

… il pubblico freme …

… pronto ad osservare l’evento per poi poter dire …

… “Io c’ero!”.

Ruoto lentamente caricando il colpo come un cannone a molla …

… forse, … ma solo forse, … ad essere proprio un po’ precisini e petulanti, … solo un po’, … la mia posizione potrebbe ricordare più un battitore digrignante sul diamante impolverato di un campo da baseball che un elegante Lord sul green ben rasato, …

… ma sono solo dettagli … dettagli insignificanti … che solo un occhio ben allenato ed esperto potrebbe distinguere in questo preludio di eleganza e fluidità che mi sembra d’interpretare magistralmente.

Quando la testa della mazza arriva al culmine e il mio corpo ormai è caricato e pronto ad esplodere …

… lascio che la violenza s’impadronisca delle mie membra e calo la più formidabile mazzata della mia vita!

UN COLPO FANTASTICO!!

QUA
LCHE COSA CHE NON SI VEDEVA DA TEMPO IN QUEL BOX!!!

FORse …

… che non si era mai visto …

Il brusio lascia lo spazio al silenzio più glaciale dal Pleistocene (ca. tre milioni di anni fa) ad oggi … e faceva molto freddo all’epoca!

Nel silenzio più totale osservo inutilmente lo schermo mantenendo la posizione di arrivo, sapete …

… bisogna sempre mantenere per un po’ la posizione di arrivo.

Fermo come una statua con la mazza ben sollevata, cerco la traiettoria della pallina, ma … non la trovo.

Il computer non disegna nessuna pallina … poi mi accorgo che anche gli uccellini hanno smesso di cinguettare.

Abbasso il bastone e vedo che il tutor mi guarda impietrito, leggermente inclinato indietro.

Poi, senza fiatare, si volta verso la tastiera del computer, smanetta un po’ e si scusa tartagliando, … il computer deve essersi bloccato …

Guardo ai miei piedi.

La pallina sta rotolando stancamente di fianco al mio piede destro.

In compenso buona parte del tappetino che copriva la lastra di plexiglass che protegge i sensori è stato scaraventato a brandelli in un angolo del box …

… come ci sarà finito?!?

Con noncuranza mi premuro di raccogliere i pezzi più grandi e di ridare dignità alla postazione di tiro.

Mentre lo faccio mi rendo conto che la lastra di plexiglass è stata profondamente scalfita lungo la direttrice che collega i due sensori passando per la posizione della pallina.

Ricopro tutto facendo finta di nulla e guardo il tutor fisso negli occhi …

… non servono parole …

… anche volendo …

… non sarebbero sufficienti!

Affettuosamente Vostro

Meno Pelnaso

di Meno Pelnaso