Il canto all’epoca del Coronavirus

marzo 20, 2020 in Medley, Primo Piano, Racconti da Meno Pelnaso

Siamo costretti in segregazione forzata, non per i reati commessi, ma dalla prepotenza di qualcosa che neppure si riesce a vedere.

Per questo motivo ci fa ancora più paura e molti cercano di sfuggire con qualunque mezzo. Chi prova a farlo fisicamente, allontanandosi da casa, rischia, se non lo fa per comprovate necessità, la denuncia per violazione dell’articolo 650 del Codice penale, che prevede l’arresto fino a tre mesi e una sanzione fino a 206 euro, oltre alla macchia sul certificato penale, e può arrivare fino alla contestazione di “reato contro la salute pubblica”.

Così c’è chi si è lasciato rapidamente travolgere dalla rassegnazione, rimanendo stravaccato alla Fantozzi, in canottiera macchiata di sugo e pedalini bucati, inebetendosi sul divano sfondato, davanti a un televisore che trasmette repliche di qualche serie o talkshow a caricatore continuo, inframmezzati da appelli ripetitivi a non uscire di casa.

MAAA … BAAASTAAA!!!

Così alcuni ribelli, novelli “Papillon” intellettuali, emuli dell’indomabile spirito di Steve McQueen, per evitare d’impazzire, hanno trovato la soluzione di far evadere … almeno il proprio spirito.

Avete presente quei tristi e romantici menestrelli di cinematografica memoria che, dietro le inferriate delle carceri nostrane, nelle calde notti di luna piena in bianco e nero, lanciavano al nostro satellite il loro malinconico canto in memoria della libertà o della fidanzata ormai perduta e lontana?

Ecco, in questi giorni in molti si sono messi a cantare a squarciagola fuori dal balcone.

Alcuni hanno intonato l’inno di Mameli, in un rigurgito di sopito orgoglio nazionale, altri “Volare” (ovvero “Nel blu dipinto di blu” del mai dimenticato Domenico Modugno), in attesa dell’agognata liberazione dalle catene della pandemia, qualche nostalgico ha provato con “Bella ciao”, inno del movimento nazional-popolare di resistenza e liberazione dal Coronavirus (?).

Tutti si sono forse liberati dalla frustrazione della segregazione forzata e hanno dato sfogo a un antico desiderio di esibirsi di fronte ad un pubblico (… purtroppo oggi impossibilitato a difendersi …)

… in certi casi non si potrebbe configurare un reato contro “l’orecchio pubblico”? …

(… voleva essere solo un suggerimento per le autoritàcosì … tanto per dire …)

L’idea ha preso piede e si è trasformata in flashmob, che da allora si ripetono metodicamente verso le 18:00 di ogni sera nelle principali città italiane …

… e non solo!

Ma non sempre però il pubblico è stato compiacente.

Sembra infatti che qualche austriaco, amante del Bel Paese, abbia provato a riprodurre l’exploit a Vienna, intonando con improbabile accento teutonico le canzoni popolari italiane universalmente conosciute ( … e troppo spesso impunemente maltrattate da improvvisati e scalcinati interpreti …).

La sua ugola ha scosso cani, gatti e vicini di casa, scrollando violentemente le bradipe coscienze nelle vie sonnacchiose della ex-capitale asburgica e scatenando accorate reazioni di disappunto sia dei suddetti gatti che di qualche vecchietta filo-nazionalista (… forse una marcetta avrebbe avuto più successo?)

(… gli auguriamo maggior fortuna per il suo futuro artistico … magari da qualche altra parte … magari con altri tipi di attività ricreative … magari lontano dal resto della popolazione … magari!)

Certo non si può nascondere però un certo compiacimento per la capacità della nostra popolazione di superare certi ostacoli o vincoli.

Saremo anche considerati anarchici e indisciplinati, ma sicuramente, messi alle strette, non ci manca spirito d’iniziativa e fantasia …

… e, se non ci oltraggiamo inutilmente salmodiando insulti negli stadi o nelle manifestazioni di piazza o nelle sessioni parlamentari, dando plateali esempi di ciò che di meglio sappiamo fare, siamo ancora capaci di intenerirci provando a cantare e suonare insieme sorridendo da un balcone all’altro.

Sarò un inguaribile romantico, ma forse ci voleva proprio un Coronavirus che ci dividesse per … riunirci?

… già … però … forse non lasciandoci prendere dalla passione e mettendoci a ballare accalcandoci sotto i balconi di chi suona o diffonde musica per combattere la paura, sennò, come capitato, arrivano i vigili e le ammende fioccano!

… chissà, forse c’è ancora un po’ di lavoro di coscienza da fare?!?!

 

Affettuosamente Vostro

Meno Pelnaso

 

L’amuchina aiuta a disinfettare le mani, l’ironia aiuta a disinfettare la coscienza!