I Negrita per Traspi.net

novembre 17, 2005 in Musica da Gino Steiner Strippoli

Per il concerto di venerdi 18 novembre al PalaRuffini di Torino, intervista in anteprima con Pau cantante dei Negrita.

SE ‘LEO DA VINCI’ SOGNAVA DI VOLARE I NEGRITA FANNO VOLARE COL ROCK’N’ROLL

negrita mother11 anni di puro rock’roll per gli aretini Negrita, con un linguaggio fresco e diretto ed ora “L’Uomo sogna di volare” (Universal – Black Out), che è un gioiello di scrittura e musicalità. Dieci brani dai testi talvolta crudi, anche se due ballate romantiche rendono il giusto equilibrio all’opera. Meno blues rispetto al passato, ma tre prepotenti pezzi rock, di quello energico, che bastano a scandire ad alta voce la bravura di Pau e soci.

Per i quattro Negrita, Pau, voce, Drigo e Mac alle chitarre e Franky al basso, adesso la prova musicale si sposta dal disco (uscito nella scorsa primavera) ad una lunga tournée invernale, ritornando davanti ai propri aficionados. Proprio quello che accadrà a Torino venerdì 18 novembre, alle ore 21 al PalaRuffini (organizza Metropolis).

Assistere all Live Rock dei Negrita sarà come entrare nel segreto della loro longevità al successo, attraverso una straordinaria energia penetrante. Difficile assistere ad una loro esibizione senza mai muoversi, senza ballare il loro sanguigno rock n’roll. Con Pau, front man dei Negrita, un grande musicista, ma anche caro amico con cui è sempre piacevole discorrere di musica e di rock’nroll, abbiamo parlato del loro album.

Gino Negrita Pau11 anni di attività discografica ed un album che sta volando nel successo e nelle vendite, altro che “L’uomo sogna di volare”!

Siamo approdati al primo album nel 1994 e adesso ci ritroviamo qui con “L’uomo sogna di volare”, un disco che ci sta dando grossissime soddisfazioni. Avevamo anche un po’ di timore quando lo stavamo realizzando perché sapevamo di avere tra le mani un sound diverso dal solito, ed è ovvio che le paure ci sono e ci saranno sempre, ma siamo contenti di questo lavoro concluso in un anno e mezzo.

‘Sale’, uno dei momenti più duri e più aggressivi dell’album, con riff di chitarre spiegate: come e da cosa nasce?

Nasce dalla voglia di esprimere un’opinione per niente filtrata da metafore. Il testo parla di politica; penso sia la prima volta che parliamo di politica come band. Lo abbiamo fatto perché non sopportavamo e non sopportiamo più certi scempi; poi il testo è stato ingentilito da una collaborazione bella quanto transoceanica con il rapper carioca Gabriello o Pensador, che ha fatto uno special tutto suo che allarga, diciamo, la visione politica del pezzo, che era finalizzato al nostro “Stivale”, verso un contesto più internazionale, tirando in ballo i protagonisti della scena politica mondiale.

In un certo senso questo album è la continuazione di quello che voleva fare un certo “Leo” da Vinci, ovvero sognare di volare!

Sì, (ridacchia Pau), lui è un nostro conterraneo, ma lui era un genio. Lui costruiva macchine stupende. La genialità fatta ad uomo.

Beh, ma voi fate volare con il rock’n’roll.

Sì, noi cerchiamo di far volare attraverso la musica, pensiamo che la musica sia una delle componenti fondamentali nella vita di tutti i giorni. La musica ti da modo di poter aspirare a qualcosa di meglio rispetto alla semplice spicciola quotidianità. Io uso molto la musica per curarmi la testa e spero che altri lo facciano perché è una buona cura.

negrita

“Mother”, un brano che si erge rispetto agli altri, in cui il dialogo tra madre e figlio è predominante.

Intanto è la prima volta che affrontiamo un sound (che abbiamo sempre amato e mai fatto prima) come il reggae. La madre di cui parliamo non è colei che ti mette al mondo, ma si riferisce alla natura e ad un certo riappropriarsi di certi elementi basici della nostra esistenza come esseri umani. E’ un testo complesso che molte persone faticano a decifrare ma forse è quello che volevamo.

In questo album, che reputo il più completo dei Negrita, c’è anche un riff di bossanova-rock in ‘Destinati a perdersi’.

Quando una band come noi, affamata di musica, trova una stanza dei balocchi impressionante com’è il Sudamerica, con tutte le sonorità, le espressività potentissime che ti colpiscono allo stomaco, tutti i componenti che trovi in giro entrano a far parte del tuo DNA e quindi poi rispuntano fuori quando componi musica in maniera del tutto naturale. Credo che sia la cosa più bella, si vede che abbiamo metabolizzato bene certe cose.

Un brano terribile intitolato “Il Branco”… un pezzo duro e crudo.

Sì, è la nostra scheggia impazzita, un brano cortissimo che poi nel live, nei concerti, allunghiamo mischiando altri riff, come ad esempio il riff dell’ultimo Manu Chao. “Il Branco” è un brano crudo scritto di getto. Una frase scritta su un quaderno che in un momento di scazzo da studio è diventato il testo di un piccolo brano, molto contaminato da tantissime sonorità: c’è il reggae, c’è il ritmo dei balcani e ci sono piccole strofe di filastrocche siciliane. E’ una miscellanea di sensazioni che non sono state assolutamente filtrate ma messe insieme hanno funzionato.

Voi avete partecipato al Live 8: come l’avete vissuto?

Lo abbiamo vissuto in maniera stranissima. Arrivavamo dal tour ed eravamo devastati fisicamente, stanchissimi, ma avevamo una voglia impressionante di partecipare perché vent’anni prima al Live Aid eravamo degli sbarbati con una grande voglia di suonare su ogni palco. Essere protagonisti e salire su un palco come quello e per una causa cosi importante è stata una soddisfazione immane.

E la musica, per Pau?

Prima di fare il musicista era una via di fuga, un modo per determinarmi e capire chi ero e cosa volevo fare. Adesso è diventata una ragione di vita, fa parte del mio DNA, è una cosa fondamentale come la mia famiglia, il mangiare e il dormire, è un esigenza basica.

di Gino Steiner Strippoli