Guarda più in alto – Chapter three

maggio 5, 2007 in Racconti da Redazione

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FAVOLE A METÀ

Guarda più in alto “Quindi?!”

“Posso salire?” chiede sicura.

“E da quando me lo chiedi tu?” la fisso dall’alto in basso, i pantaloni negli stivali, il borsone, la sciarpa e i capelli dorati ora abbandonati a incocciare le spalle

“Adesso.”

“Ti serve una cena?” le chiedo cercando di intuire qualcosa di più.

“Perché no? Disturbo?”

“Vediamo, non ti conosco, potresti essere qualsiasi cosa e io dovrei portarti in casa mia.”

“Sono solo Miranda.” mi spalanca le braccia come se non potesse portare nulla con sé.

“Sei maledettamente Miranda.” le rispondo seccato a metà “Ma ti dicono tutti di si?”

“No, il tuo vicino non era d’accordo.”

“Stai parlando di Mario?”

“Si, quello con quel pancione, sempre in casa, che mi pare faccia il vigilantes a tempo perso.”

Sincera, ma come faceva a saperle tutte:

“E Mario puzza?”

“Certo, fa la doccia una volta a settimana.”

“E Mario esce?”

“Al Bar sulla spiaggia il martedì e il venerdì.”

“E Mario è solo?”

“Diciamo che si consola così.”

Questo non lo sapevo per certo, ma tutte le altre cose erano vere: “E tu chi sei?”

“Saliamo?”

Perché tutta questa fretta; lancio un’occhiata al terrazzo e vedo Mario vedere noi. Un cenno con la mano e come al solito rientra in casa, tutto normale. Non ha mai salutato.

“Si, saliamo. Fai strada.” e le consegno le chiavi.

Miranda le raccoglie veloci, mi lascia quelle della macchina e punta dritto le scale e poi l’ultimo piano e il mio appartamento. Apre la porta ed entra.

“Perfetto.”

mi accenna voltandosi per un sorriso veloce consegnandomi le chiavi fra le mani.

Gira un attimo spaesata in mezzo al salotto e quindi corre veloce per la scala a chiocciola, apre la botola e con un balzo è già sul tetto. La raggiungo trafelato ma lei è già rivolta sull’orizzonte.

Mezza inginocchiata, barcollando sui tacchi e sulle punte lancia la borsa mezza vuota verso di me.

“Miranda!!!” non riesco a dire altro, sono troppo distante.

“Ci sono quasi, lo vedi?”

“Certo che lo vedo, torniamo in casa ti prego.”

“Un attimo, eccolo che si tuffa.”

Miranda si alza, arretra di un paio di passi e lascia libero l’orizzonte, con l’ultimo raggio di luce che pare spuntare dal mare per dar fuoco al cielo.

“Questa è una cosa veloce.” dice soddisfatta sorridendo sia verso di me sia verso l’obiettivo che ha puntato dritto contro l’ultimo spicchio di sole. “Suona pulito come un piano in una stanza deserta.”

“Già, i tasti si muovono da soli.” continuo io fissando la nostra scena, senza capire se ci sto dentro oppure fuori.

“Grazie.” Miranda si avvicina a passi veloci come il suo solito, poi si ferma, un impennata veloce e lascia un bacio sulla mia guancia.

Non riesco a capire, la vedo raccogliere le cose. La sua borsa si rigonfia e attorno a noi è già sera:

“Scendiamo per la cena?”

Abbassa lo sguardo sulle punte degli stivali:

“Devo scappare…”

“E tutto questo come lo spieghi?”

“Va bene.”

Si aggiusta la borsa a tracolla e poi riprende fiato:

“Sono una fotografa quasi professionista. Mi manca poco così per riuscire a diventare una firma e questo è l’unico tramonto che manca alla collezione che ho fatto per un calendario di una rivista del settore.”

“Ma non potevi semplicemente chiedermelo un mese fa?”

“Ci ho provato con Mario, tu eri sempre fuori casa…”

“Ma questo era proprio l’unico posto?”

Miranda estrae il suo fedele portatile e punta lo schermo su di me:

“Guarda questa simulazione. Questo è il punto e oggi è il momento perfetto.”

Osservo la scena ricostruita fedelmente in tre dimensioni che ruota e cambia secondo lo scorrere dei giorni e delle ore:

“Precisa e appassionata.”

“Già, due grossi difetti.”

“Non sei la sola. Scendi con me in casa… comunque ci devi passare. Vuoi sapere dove sono la sera? Perché lavoro in un centralino dove ci sono solo donne che parlano e non possono farmi domande?”

“Si.”

Risponde storcendo leggermente le labbra.

“In effetti anche tu sei strano. Non sono mai riuscita ad approcciarti in tutti questi giorni.”

Le lancio una delle copie del libro che tengo sul tavolino d’ingresso. Miranda sorride alla vista della copertina, e poi me lo ripassa. Già letto, come tutte le altre.

Tuttavia scuote la testa:

“Questi non li leggo ma mi fanno simpatia… e così tu saresti Sara Collins, quella che ha scritto la guida alla cattura, alla manutenzione e allo scarico del maschio ingombrante?”

“Esatto. Di giorno ascolto, la notte scrivo… in mezzo alle strade, sotto le scale, chiacchierando con qualche persona.”

“Strappando frasi e parole?”

“Non è poi così diverso dal catturare un raggio di sole.”

Miranda sistema i capelli oltre le orecchie:

“Forse no, ma questa non è una storia a lieto fine.”

“Neanche il tramonto lo è, ma domani rinascerà di nuovo e sarà una nuova favola da raccontare.”

“In un attimo.” sorride indietreggiando verso la porta.

“E adesso?”

“Speriamo che Sara faccia un nuovo libro e che le mie foto stiano appese su qualche frigorifero di casa.” afferra la maniglia e poi la rilascia.

“Sei sempre di corsa vero?”

“Si, ed è bello avere una vecchia macchina che ogni tanto ti lascia in panne in mezzo ad un campo di grano.”

“Ciao Miranda.” le faccio un cenno con la mano “Puoi scrivere a Sara quando vuoi.”

“Già, mi pare che la sua mail sia sulla bocca di tutti…” poi lei si ferma, apre la porta e torna a mostrarmi le spalle “Ma io non la conosco.”

“Neppure io.”

L’autore

QUI!
Davide Nonnino

Puntate precedenti…

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Guarda più in alto – Chapter two

Illustrazione originale di Shanti Ranchetti

Divine parole blog

Editing, sull’immagine di Shanti, di Cinzia Modena

di Davide Nonino