Gotan Project o Country Project?

maggio 7, 2008 in Musica da Redazione

Gotan Project solalIl nome di Philippe Cohen Solal potrà non dire molto alla maggior parte dei miei lettori, ma se invece vi nominassi i Gotan Project? Abbinamento che in quest’ultimo periodo si è reso quantomeno inevitabile e che anch’io ho voluto citare nel titolo. Non l’ho fatto per attirare l’attenzione su di un nome non troppo conosciuto ma semplicemente per spiegarvi dall’inizio che cosa riesce a fare il musicista di un apprezzato e validissimo gruppo di musica elettronica quando si mette in testa di creare un disco in proprio.

Solal nel 1999 fonda insieme all’argentino Eduardo Makaroff il progetto Gotan Project, il cui successo è stato ampio e del tutto meritato. Quest’anno invece ha deciso di produrre qualcosa di estremamente personale, in cui non solo scrive ma canta e suona (e ben più di uno strumento). Bene, nulla di strano, se non che stavolta non si tratta di elettronica, dance o house, bensì di…country!

E il risultato è andato, a mio modesto avviso, ben oltre le più rosee aspettative. Quel volpone di Solal, circondato da una schiera di musicisti illustri, ha tirato fuori dei pezzi davvero bellissimi, andando a limarli qua e là con arrangiamenti in chiave pop per renderli ancora più orecchiabili e coinvolgenti alle orecchie di chi non è proprio avvezzo al genere. Ed infatti questo è un disco che possono davvero gustare tutti, ma intendiamoci, sempre di country si tratta, solo che di tanto in tanto si nota una base ritmica di contrabbasso e batteria leggermente più presente.

solaVenerdì 4 Aprile sera, al “Circolo degli artisti” di Roma, c’era il pubblico delle grandi occasioni, invogliato forse anche dall’ingresso gratuito (ebbene si, gratuito, avete letto bene…) dell’unica data italiana. Se alcuni erano accorsi speranzosi di ascoltare pezzi di tango argentino in chiave house, tutti gli altri, e non erano affatto pochi, erano lì ad applaudire consapevolissimi una meravigliosa ensemble di musicisti country con tanto di stivaloni e cappelli da cow-boy. Il disco, registrato a Nashville, nel Tennessee, riprende stili country, blues e bluegrass ma, come accennavo prima, in una chiave solo un tantino più orecchiabile e lineare. Due le presenze di spicco durante il concerto: Melonie Cannon, di recente nominata ai Grammy Awards, che ha fatto apprezzare il suo meraviglioso timbro vocale soprattutto nella favolosa interpretazione di “Dancing Queen” degli Abba, e Bucky Baxter, polistrumentista di Bob Dylan, che ha suonato chitarra e pedal steel guitar. Solal, invece, ha cantato, suonato e diretto il tutto con una maestria degna dei più navigati musicisti-compositori, esibendosi perfino in assoli di armonica a bocca. Bene, sono stato davvero contento di esserci stato e vi dirò, dopo i primi due minuti di concerto avevo già perdonato loro il ritardo di oltre un’ora dall’orario di inizio. In tempi in cui ci vuole il lanternino per riuscire a trovare qualcosa di vagamente decoroso, Solal ha avuto il coraggio di mostrare un progetto serio e fuori dai canoni delle grandi distribuzioni, soprattutto europee, con una passione davvero fuori dal comune. La rivincita dei “cugini di campagna”? Beh, non saprei, però questa sì che è musica!

di Gianfranco Catullo