Finestra sulla Goliardia

febbraio 25, 2001 in il Traspiratore da Redazione

Gli statuti

Molte notizie contenute negli statuti ci segnalano il modo di vivere degli scolari che, spesso, abusavano della benevolenza e dei cittadini e degli stessi professori. Sempre negli “Statuti di Perugia”, si legge, per esempio, che “agli studenti era vietato recarsi agli esami accompagnati sic! da suonatori di tromba…”.

Le loro manifestazioni erano senz’altro tumultuose e vivaci. Le feste avvenivano in periodi determinati di tempo come, ad esempio, per l’arrivo della primavera o per l’inizio dell’inverno.

Quasi in coincidenza con la cerimonia di apertura dell’anno scolastico, poi, era d’uso celebrare la festa delle matricole. Queste, al loro arrivo nella sede universitaria, erano invitate a pranzo dagli scolari anziani, i quali fornivano ai nuovi adepti il maggior numero possibile di informazioni sulla vita universitaria e su quella della città che li ospitava.

Le matricole ricevevano, infine, una pergamena con i sigilli e le varie firme. Il documento, inoltre, conteneva l’elenco delle offerte fatte dalla matricola ed i “maxima consiglia”, una specie di decalogo del perfetto scolaro.

Approssimativamente da quando gli scolari si unirono in corporazioni e non appena furono fondati gli “Studii”, l’iscrizione ad uno di questi presuppose un solenne giuramento di obbedienza ai superiori ed agli statuti dell’Università.

Gli ordini

Due rettori, eletti dagli scolari, ricevevano il giuramento e custodivano i registri delle iscrizioni, le cosiddette “matricolae”, d’onde il nome dato ai nuovi iscritti.

Per essere ammessi al cospetto dei rettori e poter frequentare lo “Studium”, le matricole ricevevano la consacrazione, consistente nel battesimo e nella tonsura, dopo un solenne atto di umiliazione compiuto innanzi ai “divinissimi excelsique laureandi”.

Di anno in anno le tradizioni cambiarono, invecchiarono o si arricchirono di nuove forme, mentre alcune caddero in disuso. Nacque il “Gaudeamus igitur”, inno dei goliardi di tutto il mondo, che traeva origine da un canto composto nel 1482 sul ritmo dei Carmina Burana, motivo per cui erroneamente venne inserito tra questi. Composto da un docente di lettere latine, tale Antonio Ucceo, il brano, con gli anni, subì dei cambiamenti per assumere infine il contenuto definitivo che, da inno della goliardia tedesca come fu in un primo momento, ora è divenuto l’inno ufficiale di tutte le Università.

Il Risorgimento

I vari documenti e le varie pubblicazioni sulla Goliardia offrono scarse ed insignificanti notizie relative al XVII e XVIII secolo.

Ritroviamo tracce significative nel secolo scorso, durante il quale la Goliardia assume un’espressione nuova, senz’altro dovuta all’idea risorgimentale. Nel 1848, a Curtatone e Montanara, un battaglione di studenti toscani, per lo più pisani, combatté contro le truppe austriache al canto di un componimento goliardico conosciuto sotto il titolo di “Inno Goliardico del ‘48”(pubblicato a lato).

Inno Goliardico del ‘48

Di canti di gioia, di canti d’amore,

risuoni la vita mai spenta nel cuore;

non cada per essi la nostra virtù.

Dai lacci sciogliemmo l’avvinto pensiero,

ch’or libero spazia nei campi del vero

e sparsa la luce sui popoli fu.

Ribelli ai tiranni di sangue bagnammo

le zolle d’Italia; fra l’armi sposammo

in sacro connubio la patria al saper.

La patria faremo coi petti, coi carmi,

superba nell’arti, temuta nell’armi,

regina nell’opra del divo saper.

La feluca

La tradizione vuole che la feluca degli studenti pisani sia “spuntata”, per ricordare proprio un avvenimento della battaglia di Curtatone e Montanara, durante la quale una pallottola austriaca, intelligentemente malefica, privò della “punta” il cappello di uno studente pisano.

Alcuni studi recenti, invece, hanno riportato l’avvenimento entro i veri confini goliardici. Sembra, infatti, che la “punta” sia stata deliberatamente sacrificata, onde consentire una maggiore faci1ità nell’operazione di travaso dai fiaschi alle avide gole. Senz’altro quasi tutto l’Ottocento fu caratterizzato dal fervore patriottico che, in verità, non riuscì a spingere i goliardi verso particolari gesta di grandezza. In questo periodo l’essenza della Goliardia italiana coincise con il patriottismo solo nella forma esteriore. Lo studente universitario era posseduto dal desiderio di godersi la vita e non aveva certo voglia di cambiare né il sistema, né la società.

Facoltà e colori

Bianco: Lettere, Filosofia, Storia, Magistero

Giallo: Economia

Rosa: Pedagogia

Arancione: Sociologia

Rosso-calotta bianca: ISEF

Rosso: Medicina, Odontoiatria

Granata: Farmacia, Veterinaria

Bordeaux: Lingue

Verde chiaro: Scienze varie, Matematica

Verde scuro: Agraria

Azzurro chiaro: Istituto di Belle Arti

Celeste: Statistica

Blu: Giurisprudenza

Viola (lilla): Scienze politiche

Grigio: Psicologia

Nero: Ingegneria, Architettura

Il Traspiratore – Numero 28

di Giovanni Ruotolo