Deflore in Egodrive

giugno 3, 2008 in Musica da Cinzia Modena

I Deflore sono un duo romano nato nel 1999. Le loro composizioni non sono facilmente catalogabili: è un tipo di musica che loro stessi definiscono “Human Indu[b]strial”. In generale quella proposta da loro è una miscela esplosiva di suoni elettronici con atmosfere che vanno dallo psichedelico al rock con utilizzo di distorsioni musicali in chiave metal.

Oggi sono famosi soprattutto in Germania ma i loro brani sono stati inclusi all’interno di compilation “indipendenti” quali “The Kill Compilation” vol. 1 and 2 (USA), “Bad Acid Magazine” – dvd – (UK), la Neuroprison compilation “Stones from the sky” vol. 1 (IT). Nel 2007 la KNVBI Records ha prodotto una versione limitata in vinile di “Human Indu[B]strial” (con due esclusive bonus tracks) per il mercato statunitense.

  • EGODRIVE

    Deflore egodriveQuest’album è un’avventura. Si parte con Evil whales, un sintetico pezzo che ricorda frequenze lontane, note più ad astronauti che a noi al massimo radioamatori. Suoni si confondono tra onde disturbate, trilli, meccanismi metallici, voci sincopate sulla scia di una traccia di chitarra. Da questo brano molto futurista si salta a una batteria secca, martellante, che in modo rabbioso batte il tempo con chitarra e basso. All’improvviso si apre lo zoom su un immaginifico scenario. E si crea attesa. Egodrive è un pezzo che alterna suoni ripetuti, fortemente ritmati, quasi di una marcia a note sintetiche con parole che aprono la fantasia verso qualcosa di lontano.

    Come in un caleidoscopio le immagini possono cambiare: eccoci catapultati dentro atmosfere di guerra. Coltelli vengono affilati l’un con l’altro, sembra. Sembra. Sembra di camminare in un Bronx lontano, vicino. Minaccioso a volte, ma che con la giusta luce sa stupire. Sa stupire Servo con tutte le variazioni sul tema di tempo e ritmo.

    Giunge la Saturazione. No. E’ solo il titolo della traccia successiva, introdotta da chitarre pizzicate con note allungate e metalliche che, insieme alla batteria, apre il corso a un rabbioso giro di note che si arrampica come una spirale attorno a un’invisibile pensiero umano fastidioso. E pertanto generatore di desideri contrastanti. Metal è la base di Il Techno Re. Una danza africana hard core che scema in uno stato di trance mediatico musicale. Il ritmo, quello che trascina, che cattura l’animo che desidera essere scosso giunge con Contesto. Cinematograficamente ricorda un inseguimento poliziesco per vie ed angoli di città con rincorse e battute d’arresto. “L’uomo è un essere ambizioso che si fa muovere dal suo istinto guidato dal contesto…”

    Fine primo tempo.

    Voci sussurrate “No sound” voci concitate si intrecciano in una trama di suoni sintetici di lamento e lirismo. No Air è un pezzo ricco e complesso costruito in modo minuzioso che mai annoia e mantiene, dopo ripetuti ascolti, il piacere del cambio di scena ritmico e strumentale dalle atmosfere vagamente noir. Megaphono fa da ponte tra timbri sincopati di una coralità di strumenti che ben si miscela in un amalgama energico e deciso che non lascia indifferenti. Il destino dell’ascoltatore sarà quello di essere traghettato tra schegge apparentemente impazzite di rif di chitarre e colpi battuti a breve distanza sulla batteria quasi come un automa in un corridoio senza punti di riferimento, in Signal.

    Il clima diventa incandescente con cori quasi deliranti con Tracktotank. Ma il regista ama prendersi cura del suo ospite e non esagera mai nei toni. Non eccede in eccessivo lirismo su uno specifico tema. Le ambientazioni cambiano in continuazione con perfetto equilibrio e così le sonorità dark e futuristiche che salgono al cielo.

    Argento 930 è martellante. Metal puro sentito in un vagare tra locali chiusi e aperti all’interno di un concerto. Se volete… immaginate di essere inseguiti da uno sconosciuto troppo interessato a voi. Ma non pensate di trovare aiuto nella vostra fuga: sarete solo voi gli artefici della vostra salvezza tra pathos e azione.

    Il viaggio Egodrive si chiude con Ferox. “Di notte fa rumore, scricchiola il dolore, ho quattro tagli, andrò all’inferno”… uno splendido rif di chitarra metallica supportata da una ballata con chitarra acustica immerge l’ascoltatore nel buio della notte più lirica e buia, coccolato da un suono lontano e vicino, soave quasi paradisiaco. Una ciliegina che attira lontano, là dove si nasconde però il dubbio, l’agguato di ciò che non si conosce: verso un eventuale pericolo.

    L’ascolto di questo disco, registrato a Roma dal duo romano degli Egodrive composto da Christian Ceccarelli e Emiliano Di Lodovico, è un viaggio fantastico in atmosfere dark con un uso dell’elettronica in chiave rock al 100%. E’ da ascoltare dall’inizio alla fine perché la miscela creata è nell’insieme un’esplosivo sound che sa emozionare e catturare l’ascolto dell’orecchio più conservatore.

    Other short data

    Recorded and mixed at Subsound Studio (Roma, Italy) by Andrea Secchi.

    Mastered by John Golden (Neurosis, Primus, Melvins) at Golden Mastering Studios (California, USA).

    Featuring Erol Unala (Apollyon Sun, Celtic Frost).

    Graphic concept by videoartist Petulia Mattioli

    di Cinzia Modena