Cosa c’è di buono?

ottobre 20, 2002 in Libri da Gustare da Stefano Mola

Carmela Cipriani, “Cosa c’è di buono?” Sperling & Kupfer, pp.221, Euro 13,43

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Leggendo l’introduzione, incontriamo queste frasi: “la nostra vita, che è anche la nostra storia, è fatta da tanti piccoli pezzettini di tempo. I pezzettini di tempo di voi bambini sono molto più lunghi di quelli di noi grandi e sono sicuramente più interessanti da raccontare. Ricordatevi, ed è importante, che da piccoli è più facile poter dire: è la prima volta. […] Io, ora che sono grande, mi accorgo che se voglio divertirmi posso usare le mie scoperte e trasformarle con la fantasia.”

Mi piace molto quello che trovo qui sopra. A partire da questa idea della vita che può farsi storia, racconto, o meglio ancora narrazione (anzi, qui l’autrice è netta, la vita è la nostra storia, senza dubbi o condizionali), e che porta necessariamente con sé un concetto di tempo disgiunto da un tic tac implacabilmente uguale, indipendente da quello che facciamo e da dove siamo. Il tempo del narrare si contrae e si dilata, è una sostanza plastica. Ad esempio abbiamo bisogno di tenerlo fermo e sospeso se dobbiamo descrivere che cosa succede a due persone che camminano fianco a fianco, coi corpi che si sfiorano apparentemente in modo casuale, ma che necessariamente di lì a poco si baceranno. Il tempo definito dal movimento di un paio di labbra che si avvicinano a un altro paio di labbra è diverso quello di un viaggio in tram (ovvio, direte voi).

E questo (il bacio, non il tram) ci rimanda al problema delle prime volte. Perché è proprio per le prime volte che abbiamo bisogno di dilatare il tempo, di descrivere il territorio sconosciuto appena incontrato, di dare i nomi alle cose, un po’ come prima della mela nel paradiso terrestre (narrazione in cui c’è il trionfo delle prime volte, essendo all’origine dei tempi…). E questa suggestione del paradiso terrestre ci porta ancora un passo in avanti: prima della mela vuol dire prima della perdita dell’innocenza, parola che possiamo tendere anche lei come un elastico verso ingenuità, candore, cose che possiamo avere in testa quando ci accingiamo a una prima volta.

Però non è che dietro ogni angolo c’è una prima volta ad aspettarci, ma questo non implica la fine della narrazione. Ci può soccorrere la fantasia, la trasfigurazione delle cose al di là della loro superficie, il collegamento inconsueto, l’arco di luce tra due elettrodi dove prima c’era il vuoto. Ovvero il regno dei bambini, fatto di personaggi immaginari, di giochiamo che tu eri, della trasformazione degli oggetti secondo la necessità del momento. (speriamo che sia ancora così, anche se di tutto questo temiamo sempre più la scomparsa, che verrebbe da costituirsi in WWF)

La cosa difficile è portarsi questa fantasia dentro, negli anni, tenendola viva. Ed è quanto riesce a fare Carmela Cipriani, che in questo libro ci offre non solo un libro di ricette per bambini, ma anche le storie di Vespone e Vespetta, dello scoiattolo Kirk, del Dottor Corvo, della coccinella Cinella e di tutti gli altri personaggi che vivono in quel paese chiamato Mondofelice, col suo Castello Rovesciato, il Vulcano del miele, una buffa Collina dove crescono solo folli spuntini e tanto altro ancora.

Attraverso le storie di Mondofelice, i giovani lettori possono imparare a conoscere i prodotti buoni e sani alla base delle cento ricette proposte (chiaramente qui ricette e storie si alternano e di intrecciano, col contorno di figure e disegni). E dopo primi, secondi e contorni, non mancano spuntini, merende, focacce e torte facili da fare in casa, magari con l’aiuto dei bambini stessi.

di Stefano Mola