Chat, che passione!

giugno 8, 2001 in il Traspiratore da Redazione

La chat è il nuovo luogo di socializzazione del terzo millennio: un numero sempre crescente di uomini e donne di tutte le età incontrano amici ed amori senza volto scrivendo messaggi e ricevendo immediatamente risposte dalle altre persone collegate. I motivi di questo successo sono l’esclusione del contatto fisico ed il fascino irresistibile del nickname, il soprannome dietro cui si nasconde chi chatta. Tali elementi, se ben assortiti, comportano una liberazione della propria immagine, riuscendo a far emergere con maggiore spontaneità anima, cultura e senso dell’umorismo.

Questo fenomeno si chiama “flaming”, ossia scambio interattivo disinibito, e permette agli individui che chiacchierano “on line” di eliminare il peso della propria situazione sociale, di tralasciare le preoccupazioni legate a come gli altri li valutano. E’ proprio per questo motivo che i chat-maniaci, nascondendosi dietro ad uno o più nickname, cercano il contatto senza mostrare se stessi, creandosi una nuova identità, mentendo anche su età, lavoro e passioni, con l’obiettivo di rendersi più interessanti e celare i propri limiti. Una delle strategie vincenti nel gioco della chat è proprio l’anonimato: celati, infatti, dal soprannome ci si trasforma. I timidi diventano coraggiosi, poiché esprimendosi senza timori riescono a comprendere meglio se stessi e le cause del loro malessere, in una specie di percorso di autoanalisi. Se per alcuni soggetti il rischio di ricadere entro i propri limiti, non percependosi più veri e liberi, può sorgere nel momento in cui non sono più collegati alla grande rete, non sono comunque trascurabili le possibilità di liberarsi definitivamente da condizionamenti irrazionali privi di fondamento tangibile.

Una particolarità esclusiva e straordinaria della chat è l’abbattimento dei confini geografici che regala la possibilità di assecondare il desiderio, inconscio in tutti noi, d’incontrare, conoscere, comunicare e scambiare emozioni con net-friend provenienti da tutte le parti del mondo. Entrati in una chat, può non essere sempre immediato trovare qualcuno con cui dialogare: un’astuzia per avere la garanzia di un contatto, generalmente, è scegliere una identità femminile, poiché, nel fluire incessante di parole durante le conversazioni, il sesso debole è privilegiato.

E’ essenziale porre l’accento su due punti di vista differenti e contrapposti che la chat può generare. Da un lato chattare è una forma di pigrizia: lo sforzo richiesto per conoscere gente, infatti, è assai inferiore a quello richiesto nella vita reale; per questo la chat può essere giudicata come una fuga dalla realtà. D’altro canto chattare è un tentativo prezioso di reagire a quelle difficoltà di comunicazioni interpersonali profonde che la realtà odierna acuisce, privilegiando scambi d’opinione frivoli e banali. Anche se tali interpretazioni sembrano tra loro contrastanti, un denominatore comune le associa: il bisogno di comunicazione, l’arma più potente per porre in relazione le persone.

E’ indiscutibile che per comunicare in maniera efficace occorra anche valutare i segnali che vengono trasmessi con il corpo e con il viso: proprio questo è il limite della chat. E le web cam non sono sufficienti a colmare tale mancanza, poiché, mentre digitiamo, non possiamo vedere l’espressione dell’altra persona, né permetterle di scorgere la nostra. Diventa difficile, quindi, dialogando solamente tramite tastiera, essere sicuri delle espressioni più profonde dell’animo altrui. Inevitabilmente dev’essere maggiore la fiducia concessa all’interlocutore. Parimenti è però più facile trasmettere i propri sentimenti senza soggezione: il non essere faccia a faccia permette una maggiore libertà d’espressione, facilitando l’intimità e la confidenza tra le persone.

Il beneficio (o il pericolo ?!) è che la relazione possa divenire sempre più forte, sino al bisogno del face to face. Se si è sinceri, l’aspetto più curioso del conoscersi in Rete è che ci permette di interiorizzare l’altro, cosicché, quando ci s’incontra de visu, il dialogo e l’intimità nati via chat aiutano a superare, più che in un ordinario primo appuntamento, la possibile delusione di un aspetto fisico magari non corrispondente alle aspettative. Se poi, per la ricerca del net-friend, ci si è rivolti alle chat affinità, forse poco passionali, ma potenzialmente più efficaci di una lettera d’amore, le probabilità di incontri fecondi diventano sensibilmente maggiori.

La chat, quindi, è sia un gioco, sia uno strumento di contatto e di conoscenza ed obiettivamente sono alquanto limitati i rischi che l’iniziale divertimento possa giungere fino alla dipendenza, rendendo il chatter subordinato all’informatica, quasi al punto da far diventare il computer una sorta di protesi tecnologica. Al tempo stesso la chat è anche diventata una forma di spettacolo: in televisione aumentano i programmi per permettere alle persone che si conoscono in chat d’incontrarsi. Conseguenza è il continuo incremento dell’uso delle chat per sconfiggere la noia, per la curiosità di trovare nuove amicizie, anche un po’ in concorrenza alle agenzie matrimoniali.

Per concludere, riconoscere che la comunicazione sia un bisogno umano è indubbio, ma si può attribuire alle chat la capacità di essere un valido strumento per le relazioni interpersonali?

Il Traspiratore – Numero 30

di Giuse Ortali