Breve storia del profumo

novembre 3, 2002 in Sudate Carte da Stefania Martini

32345La nascita del profumo – dal latino per fumum, ovvero attraverso il fumo – si perde nella notte dei tempi: 5000 anni fa, gli antichi Egizi usavano bruciare foglie aromatiche, mazzi di fiori e tappeti di petali, legni e resine in onore dei loro dei, come testimoniano alcuni basso rilievi in pietra conservati al Louvre.

Il passo successivo fu quello di utilizzare queste sostanze preziose e di difficile reperibilità nei procedimenti di imbalsamazione dei corpi, poiché si credeva che il profumo potesse gettare un ponte tra l’esistenza terrena e quella dell’aldilà, accompagnando i defunti nel loro viaggio di avvicinamento verso l’eternità.

Le formule d’incensi sacri e di oli aromatici utilizzati come unguenti sono conservate sia nella Bibbia che nelle Veda Indiane.

Il documento ufficiale più antico che attesta le modalità di preparazione di alcuni prodotti di profumeria è un’iscrizione egizia risalente al IV secolo a.C., ma tutti i popoli del Medio Oriente, dagli Assiri ai Sumeri, ne facevano uso come offerta riservata agli dei.

Fu attraverso i Fenici, i grandi mercanti del Mediterraneo, che, a partire dal VII secolo a.C., le sostanze odorose vennero commercializzate in tutto il mondo allora conosciuto.

Nell’antica Grecia, il mito e il culto della bellezza, trovarono nel profumo una perfetta unione, ed è proprio grazie a personaggi quali Erodoto ed Ippocrate, i più grandi medici dell’antichità, che apprendiamo la conoscenza che i Greci avevano dei profumi. Fu nella sublime Atene di Pericle che gli odori buoni raggiunsero il loro apogeo, nonostante il veto di alcuni personaggi illustri quali Socrate.

Con l’età imperiale, anche a Roma, si ha il trionfo del profumo in tutti i suoi aspetti; i ricchi conservavano gli oli profumati in vasi di terra cotta e cornici di rinoceronte, dal momento che consideravano l’uso dei profumi come uno dei più onesti piaceri dell’uomo.

Durante i conviti nella Domus Aurea di Nerone, per esempio, da un soffitto d’avorio traforato cadevano sugli ospiti petali di rosa impregnati di essenze preziose. E sempre Nerone, in occasione del funerale della moglie Poppea, fece .

Con l’avvento del Cristianesimo, almeno in Europa, l’arte della profumeria conobbe un periodo di oscuramento, anche se spesso i corpi dei Santi e dei martiri venivano cosparsi di oli ed unguenti onde ritardarne la decomposizione.

Non mancano testimonianze provenienti anche dagli altri angoli del globo abitate da civiltà antiche di come le sostanze aromatiche fossero quotidianamente utilizzate: gli Indù, così come i Cinesi e le popolazioni pre-colombiane d’America, ne facevano uso nel culto dei morti, ma anche come repellente per gli insetti e come amuleto capace di proteggere dal malocchio e dalla malasorte.

Ed è proprio in Oriente e in Asia che il commercio di aromi e spezie conobbe un grosso sviluppo: nel X sec. d.C. un celebre medico arabo, Avicenna, scoprì come distillare, mediante vapore, l’acqua di rose dai petali dei fiori e nei suoi trattati vengono citate lozioni aromatiche ed oli profumati, tutti rigorosamente privi di soluzioni alcoliche, in quanto l’alcool è proibito dal Corano. Lo stesso Maometto annoverava i profumi tra le cose da lui più amate in vita e, spesso, nella costruzione delle moschee venivano aggiunte alla malta dosi massicce di essenza di musk.

Sulla base dei testi di Avicenna, i profumieri francesi, riconosciuti come “Corporazione d’arte e di mestiere” nel 1190, riuscirono ad arrivare alla preparazione della prima soluzione alcolica utilizzata in questo campo.

Ma è durante il Rinascimento che le fragranze e gli effluvi profumati conobbero il loro periodo d’oro: grazie all’interesse di grandi personaggi storici come Cosimo de’Medici e Caterina Sforza, Elisabetta I e Isabella di Castiglia, Lucrezia Borgia ed Alfonso d’Este e grazie all’arrivo di materie prime fino ad allora sconosciute, portate in Europa dai grandi esploratori di ritorno dai loro viaggi.

Se la Spagna deteneva il monopolio di ingredienti quali il muschio, l’ambra grigia, il sandalo ed il bergamotto, in Italia si era all’avanguardia nella creazione di profumi: Firenze e Venezia erano celebri per i loro preziosi laboratori ed è proprio nella Repubblica di San Marco che vennero pubblicati i primi libri sull’arte della cosmesi.

Nel 1533 Caterina de’Medici, reggente al trono francese, arrivò a Parigi accompagnata da Renato Bianco, suo profumiere personale, e da questo momento in poi l’arte della profumeria fiorì nelle terre d’Oltralpe. Luigi XIV e il suo successore Luigi XV erano sempre profumatissimi e le loro amanti spendevano vere fortune presso le botteghe più prestigiose dell’epoca.

Bisogna attendere fino al 1828 per avere una diffusione del profumi ad un pubblico più vasto dell’elite delle corti: in questa data Pierre-Francoise Paul Guerlain ebbe l’idea di offrire i suoi prodotti a prezzi abbordabili anche alla borghesia parigina aprendo una lussuosa boutique di profumi e ponendo così le basi per una diffusione massiccia di oli e aceti aromatici, pomate profumate e saponi.

Grazie ai progressi della chimica, agli inizi del ‘900 vengono per la prima volta utilizzati prodotti di sintesi, quali vanillina, curarina ed elitropia: Flomary è il primo profumo contenente aldeidi, derivati dagli idrocarburi che danno una sensazione di freschezza e consentono agli aromi di espandersi. Ma la vera affermazione dei sintetici si deve a Ernest Beaux che, nel 1921, crea per Coco Chanel il famosissimo N.5.

Il binomio moda-profumi diviene un sodalizio vincente: i sarti capiscono infatti che i profumi non sono solo complementi dei loro modelli, ma un eccellente veicolo pubblicitario che si rivolge ad una clientela più vasta di quella dell’alta moda.

Oggi l’industria della profumeria rappresenta un mercato in continua evoluzione, dove la moda e le tendenze del momento influenzano anche il gusto del pubblico, tanto che a volte vale più una buona campagna pubblicitaria della qualità del prodotto.

di Stefania Martini