Addio a Mieczyslaw Rasiej, presidente della Comunità Polacca

ottobre 17, 2007 in Attualità da Redazione

RasiejSi è spento questa mattina, intorno alle 8 fra le braccia dei famigliari l’ing. Mieczyslaw Rasiej, Presidente della Comunità Polacca di Torino e dell’Associazione Generale dei Polacchi in Italia. Da ragazzo, una zingara gli aveva predetto che avrebbe affrontato lunghi viaggi nella sua vita e oggi, dopo aver viaggiato in tutto il mondo, aver combattuto e lottato, ha compiuto l’ultimo, lunghissimo, cammino.

Chi lo ha conosciuto ricorderà la sua estrema eleganza in tutte le occasioni, l’energia, i saldi principi morali, la capacità di alleggerire una conversazione con motti di spirito arguti e raffinati.

Chi lo ha incontrato nell’ultimo periodo non potrà dimenticare la sua tenacia anche nella malattia. “Vorrei stare bene,” diceva “ma il corpo non mi ascolta”. E alla fine il corpo lo ha ascoltato e lo ha liberato dalla sofferenza. Ma ha stupito tutti anche negli ultimi momenti di dolore, senza smentirsi mai, sorprendendo chiunque per la sua fibra forte, medici compresi.

Era un vero signore, l’ing. Rasiej, come pochi ce ne sono oggi.

A pochi giorni dal ricovero definitivo, ancora voleva assolvere i suoi impegni di Presidente della Ognisko Polskie. Sarebbe dovuto andare in Polonia per ritirare la targa commemorativa in onore del prossimo monumento in Piazza Polonia, dedicato agli oltre 4000 soldati polacchi caduti nella Guerra di Liberazione. “Non posso stare male, devo andare a ritirare personalmente la targa,” continuava a dire. “Faccio ancora questo e poi mi dimetto da Presidente”. Invece non è riuscito a compiere quest’ultimo sforzo. Le condizioni estreme in cui versava il suo fisico non gliel’hanno permesso.

Le difficoltà hanno sempre caratterizzato la sua vita, sin dai primi anni ’40, quando appena sedicenne fu deportato insieme alla famiglia in un kolchoz a Mironovka.

Il freddo spaventoso e la fatica del campo di lavoro, unito alla scarsità di cibo e l’inadeguatezza degli indumenti, temprarono il carattere e il corpo del giovane Mieczyslaw. Nel febbraio del 1942 si unì alla Decima Divisione dell’Esercito Polacco, nel Kazakistan meridionale, e da lì partì nuovamente per l’Iraq dove, insieme al fratello più piccolo Kazimierz, seguì l’addestramento militare. Poi in Palestina e infine in Italia, dove combatté a Montecassino nell’armata del generale Anders per giorni e giorni (dall’11 al 18 maggio), quasi perdendo il computo delle ore che passavano.

RasiejFinita la guerra, nel 1946, si diplomò al Liceo Classico Gioberti di Torino. Vale la pena ricordare questa episodio, perché fu proprio in quell’occasione che conobbe la giovanissima commissaria di filosofia, Renza Cortinovis, che dopo poco più di due mesi divenne sua moglie. La prof. Cortinovis è scomparsa nell’estate del 2004, afflitta dallo stesso male incurabile dell’ing. Rasiej.

Ma, se è possibile, il suo impegno maggiore fu sempre la cura della Comunità Polacca di Torino (Ognisko Polskie), fondata nel 1949, di cui fu sempre socio attivo sin dalle origini e ancora di più dal 1991 quando ne divenne il Presidente. I benefici apportati dalla Ognisko sono noti a tutti nell’ambiente, le continue iniziative, la partecipazione all’interno di manifestazioni di risonanza nazionale ed europea. Di primissimo piano furono anche i collegamenti, intensi e cordiali, con il Vaticano di Giovanni Paolo II.

L’ing. Rasiej è stato un uomo che ha sempre lavorato molto per la sua comunità, senza dimenticare mai le proprie origini e la difficoltà e la sofferenza nel vederle riconosciute.

Oltre alle onorificenze militari inglesi e polacche, tra cui la Croce di Montecassino, è stato insignito della Croce d’Oro al Merito del Governo Polacco in esilio. Nel 2000 gli è stata conferita la Croce di Commendatore dell’Ordine “Polonia Restituita”. Aveva il grado di Capitano a riposo delle Forze Armate Polacche.

È stato anche tra i fondatori del Posk di Londra e della Casa di Giovanni Paolo II a Roma.

RasiejL’ho salutato per l’ultima volta due settimane fa, al Gradenigo. Gli ho stretto la mano, quasi a distanza per non disturbarlo e lui invece mi ha tirato verso di sé: “No, salutiamoci bene, se non hai paura”. E abbiamo consolidato quell’usanza così speciale, così atavicamente polacca, dei tre accostamenti del viso. Un’abitudine per la quale una stretta di mano non basta.

Lo ricorderò per sempre così, Mieczyslaw, con quegli occhi verdi e la voce serena che mi dice di non aver paura.

Già, paura.

Ricordo l’estate del 2003. Sì, certo, quella caldissima. Io ventenne sfinito dall’afa e dalla calura, lo osservavo meravigliato alle tre del pomeriggio, salire e scendere dalla scala mentre curava il suo orticello di San Mauro, scattante, vigoroso, infaticabile. All’epoca aveva 79 anni e il peso degli anni sembrava una cosa riguardante solo gli altri. Io, stanco senza aver fatto ancora niente, non riuscivo a crederci che potesse avere tanta energia. “Ma come fa a lavorare con questo caldo?” gli ho chiesto come per complimentarmi. E lui, senza neanche un attimo di esitazione, mi ha risposto con il suo solito tono affabile: “Quando ho combattuto nel deserto, faceva più caldo”.

Era così Mieczyslaw Rasiej, un uomo tutto d’un pezzo, anche nelle piccole cose. Un uomo con un occhio attento al presente, ma con l’altro fisso al passato, a quegli anni di guerra e privazioni che hanno caratterizzato tutta la sua giovinezza. In quel periodo deve aver incontrato il punto di non ritorno, la soglia oltre alla quale è impossibile andare, quasi incomprensibile per chi non l’ha mai vissuta.

E il caldo di quei giorni del 2003, nonostante tutti i piagnistei dei telegiornali, dovette sembrargli una cosa da ridere rispetto a quello da lui provato in passato. E con esso frasi come, “non posso”, “non riesco”, “non ce la faccio”, “ho paura”. Non c’è insegnamento più grande.

No, salutiamoci bene, se non hai paura”.

Ci sono molte cose a cui si deve dire addio, con la scomparsa dell’ing. Rasiej.

Addio ad un’epoca d’oro, fatta di poche e semplici cose, ma forte nei suoi principi. Addio ad un uomo che, insieme a tanti altri, ha costruito l’Italia e l’Europa con intelligenza, umiltà, onore, ma con decisione. Addio ad una parte di Storia che potremo leggere soltanto più nei libri. Addio alla sua stretta di mano energica, sicura. Addio ad un padre e un nonno che è sempre stato un punto di riferimento per i famigliari. Addio ad una personalità che, già solo per il fatto di esserci, rendeva speciale il mondo.

Addio, Mieczyslaw. Addio, Tata.

di Davide Greco