Tre sono le cose misteriose

aprile 1, 2006 in Libri da Stefano Mola

Titolo: Tre sono le cose misteriose
Autore: Tullio Avoledo
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: € 18,00
Pagine: 309

Tre sono le cose misterioseTre notti, due giorni in mezzo a loro. Poi un’alba. Questo è giardino temporale in cui si svolge Tre sono le cose misteriose di Tullio Avoledo, finalista al Premio Grinzane 2006 per la sezione Narrativa Italiana. La telecamera della narrazione è piazzata dentro la testa di un uomo, di cui non sapremo il nome. Sappiamo che è americano. Che è sostituto procuratore in un processo internazionale per crimini di guerra. Che ha una bella moglie italiana, Chiara. Insieme hanno adottato un figlio, Adam, che di notte fa brutti sogni. Questa manciata di tempo, scandita dai titoli dei capitoli che prendono nome dalle fasi cronologiche (notte, giorno, notte, eccetera) e quindi non richiamano a nulla di eccezionale, non è anonima sabbia da clessidra. Non tanto perché si concretizzino avvenimenti eccezionali, quanto perché sono vigilia, sospensione, attesa: di quel processo appunto. Durante il quale l’uomo dovrà cercare di finalizzare un lavoro enorme: la costruzione dell’accusa nei confronti dell’Imputato, ovvero il Mostro. Significativamente, anche questo avversario non ha nome. Il Mostro è un tiranno di un non identificato paese nato dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ha scatenato una pulizia etnica, che ha portato fosse comuni, contabilità dell’orrore.

Il lavoro è stato iniziato dall’amico e collega, Nathan, deceduto in un attentato insieme alla moglie. Quindi, questo lavoro è pericoloso. C’è qualcuno che vuole impedire la condanna del mostro. Attorno all’uomo, alla moglie e al figlio si muove una serie di personaggi che lavorano per la sua sicurezza. Ogni suo spostamento deve essere pianificato, verificato. Le telefonate sono controllate, eccetera. Il romanzo descrive quindi che cosa passa nella testa dell’uomo in questa attesa, perché il lavoro di documentazione è terminato, l’accusa costruita: si tratta di prepararsi, partire per il processo. Ci fa entrare poco a poco nella rete dei suoi affetti, nelle maglie metalliche e forzate di rapporti con Victor, Stella, Ted, che si occupano della sicurezza.

Potrebbe sembrare materia da spy story, un canovaccio pronto per un Harrison Ford intenso e combattuto, con prima o poi qualche bella esplosione, due o tre inseguimenti, e il bene che trionfa alla fine. Tutto è invece molto più sottile, più complicato. Ripeto, non ci sono accadimenti straordinari, però gli elementi del thriller ci sono. Il dettaglio riservato alle descrizioni delle procedure di sicurezza (non sono un esperto, ma tutto sembra molto verosimile). I caratteri di Victor, Stella e Ted definiti come si deve, atteggiamenti, reazioni, battute. Ti aspetti sempre che viri verso quella cosa lì, verso Harrison Ford eccetera, perché gli ingredienti sono pronti. E invece, in qualche modo, questo libro sorprende, perché rimane in bilico. A tutto questo, alla descrizione del lavoro dell’uomo, dettagli precisi che emergono dai flash-back inseriti nel quotidiano, si affiancano le ombre dei suoi affetti, inestricabilmente intrecciati, vista la situazione in fondo di libertà vigilata.

È un lavoro che assorbe, che estrania, che allontana l’uomo da se stesso. Lo mette sotto un cono di luce e respinge la moglie ed il figlio nell’ombra, dove le figure diventano incerte, dove i legami, le distanze, diventano precari. Allora, alla Grande Colpa, quella che deve essere certificata, quella del Mostro, quella generata dalla lotta dei Grandi Poteri, si mescolano velenosamente le (apparentemente) piccole colpe, forse meno quantificabili, che però si accumulano invisibili e presentano il conto tutto insieme, d’improvviso, una sola volta. Quanto possono resistere gli affetti, senza sfilacciarsi, al logorio di una presenza distante? Si aggiungano poi i passati, i padri, le colpe dei padri.

Perché la vita è così, non ci sono compartimenti stagni, e non ci sono guide luminose per terra da seguire, come sugli aerei, che indicano le uscite di sicurezza, o tranquillizzanti hostess che spiegano con gesti codificati. Questo mi sembra l’aspetto più interessante di questo romanzo che verrebbe da definire atipico per il panorama letterario italiano. Vale ancora la pena di citare l’origine del titolo. È un versetto biblico, dal libro dei Proverbi:

Ci sono per me tre cose misteriose

anzi, quattro, che non posso intendere:

la traccia dell’aquila nel cielo,

la traccia della serpe sulla roccia,

la traccia della barca in mezzo al mare,

la traccia dell’uomo nella donna.

di Stefano Mola