Rosso alla GAM

novembre 21, 2004 in Arte da Sonia Gallesio

Medardo Rosso 1_1 Secondo Umberto Boccioni Medardo Rosso (Torino, 1858 – Milano, 1928) è il “solo grande scultore moderno che abbia tentato di aprire alla scultura un campo più vasto” (dal manifesto La scultura futurista, 1912). La sua produzione, infatti, getta fin dagli esordi uno sguardo bramoso sul futuro, affrancando questa meravigliosa arte dagli sterili accademismi dell’epoca, da tutte quelle connotazioni che la relegano tra i mezzi espressivi obsoleti.

Fluido ed esuberante, il linguaggio del maestro si sottrae a dettami e preconcetti per raggiungere quella nuova e sorprendente concezione, che poco più tardi andrà ad alimentare gli impulsi avanguardisti, secondo cui lo spazio – già sede abitativa delle cose – diviene anch’esso la cosa, in sostanza un elemento determinante e imprescindibile dell’artefatto.

Dopo una prima tappa al MART di Rovereto, l’allestimento approda alla GAM di Torino. Ospitata nella sala riservata alle mostre temporanee, si tratta di un’esposizione ben impostata, che spesso favorisce stimolanti comparazioni tra diverse varianti dello stesso soggetto (si osservino, ad esempio, Malato all’ospedale, 1889; Rieuse, 1890; Uomo che legge, 1895).

Con più di 60 lavori che ne ripercorrono la carriera, da El Locch (del 1881-1882, secondo Borghi effigiante il lombardo Rescaldani) a Ecce Puer (datato intorno al 1906, probabilmente uno tra gli ultimi realizzati), questa rappresenta la retrospettiva più completa dedicata all’autore legato all’ambiente della scapigliatura lombarda, il cui linguaggio lo influenza sul piano formale.

Medardo Rosso 1_2 Ad introdurre pezzi celeberrimi quali La portinaia (1883-1884), Aetas aurea (1886) e Bambina che ride (1889, per la prima volta in Italia), vi sono alcune piccole sculture che serbano qualche caratteristica comune alle opere di Giuseppe Grandi ed Auguste Rodin, quest’ultimo conosciuto durante la permanenza nella capitale francese (Gli innamorati sotto il lampione, 1882-1883).

El Locch, il cui titolo è un termine milanese che indica un personaggio malavitoso, è ritenuta una delle primissime creazioni di Rosso. L’esemplare esposto, lo si esamini, è l’unico noto che ancora conservi la lunga pipa pendente dalla bocca. Una sua prima versione pare essere L’allucinato del 1881 (non presente in mostra), una testina in terra cruda esibita nell’ambito della rassegna umoristica del medesimo anno Indisposizione di Belle Arti. Nel libro d’oro edito per l’occasione, in cui Medardo viene definito “caporale litografico del Genio”, il suo soggetto viene così descritto: “Infelice, dopo aver sputato i polmoni e le clavicole, si ostina a voler cavar fumo da uno zigaro della Regìa. Passegger che qui passi, abbi pietà. Ignora l’imbecil quello che fa”.

La scelta inconsueta ed audace dei supporti per i suoi lavori, è in Rosso una peculiarità da non sottovalutare. Le basi d’appoggio, difatti, molto spesso vengono modificate per variare l’inclinazione delle sculture e dare un nuovo assetto alle differenti versioni. Ne Il birichino (bronzo, 1881-1882), ad esempio, appare più che verosimile che abbia deciso egli stesso di utilizzare un frammento architettonico a tale scopo.

Medardo Rosso 1_3 Sono di poco successive le varianti di Carne altrui (1883-1884), rimandanti fin dal titolo al clima culturale che fa da sfondo alla produzione giovanile del maestro, e dunque alle tematiche sociali affrontate negli anni milanesi. Queste opere, ad ogni modo, sono in stretta relazione con altre serie quali Amor materno, in particolare rispetto “[all’]accentuazione plastica dei tratti fisionomici e insieme nel superamento della loro descrittività nell’informe trascuratezza della materia che chiude il viso messo a fuoco con precisa definizione: soluzione che denota una nuova e più autonoma sicurezza inventiva e la maturazione della volontà […] di non astrarre le […] figure dallo spazio, fermandone invece l’intimo connettersi con l’ambiente” (Luciano Caramel, curatore).

Proveniente dalla GIAM veneziana di Ca’ Pesaro, l’esemplare di Ecce puer (1905-1906), con tutta probabilità fuso personalmente dall’artista, documenta la sua volontà di sfruttare ai fini espressivi i residui del procedimento di realizzazione ed altre imperfezioni. Raffigurante il figlio di otto anni dell’imprenditore britannico Emil Mond, sembra che la scultura sia nata in risposta all’apparire improvviso del bambino da dietro una tenda (e ciò testimonia il grande valore che ha per Rosso il saper catturare prontamente una data impressione ottica). Ecce puer è un’opera commovente, che se da un lato rappresenta una visione di purezza, dall’altro evoca sensazioni di sofferenza e di morte per mezzo delle “righe che [ne] sfregiano così profondamente la superficie” (Sharon Hecker, 2002).

Al fine di realizzare un percorso espositivo il più completo possibile, sono esposti anche una decina di disegni, alcune sculture di gusto classico – che se per Rosso fungono da termine di paragone per dimostrare la netta superiorità della sua arte, al contempo egli se ne serve per rimpinguare le sue finanze – e un discreto numero di stampe fotografiche originali.

Integra l’allestimento una breve sezione che accenna alle influenze ed ai legami con altri insigni scultori del periodo (Umberto Boccioni, Costantin Brancusi, Enri Matisse, Pablo Picasso e Auguste Rodin).

Tutte le citazioni presenti sono tratte dal catalogo della mostra Medardo Rosso. Le origini della scultura moderna, Ed. ArtificioSkira, 2004.

Sculture di luce

Rosso e la fotografia

Medardo Rosso. Le origini della scultura moderna

Fino al 28 novembre 2004

Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, via Magenta n. 31, Torino

Tel. +039 011 44.29.550

Orari: h 9.00/19.00; giovedì h 9.00/23.00; lunedì chiuso

Ingresso: intero € 5.50; ridotto € 3.00

Per visite guidate, gruppi e scuole: tel. 011 44.29.546 o 011 44.29.547

A cura di: Luciano Caramel

Catalogo: ArtificioSkira

www.gamtorino.it

www.skira.net

di Sonia Gallesio