La punizione

aprile 17, 2006 in Libri da Redazione

LA PUNIZIONE

Di Salvatore Scalia

MARSILIO.

Pagg. 135

Euro 11,00

La PunizioneUna storia di ordinario degrado, scaturita dalla penna di un giornalista sornione e smaliziato che ha saputo far risaltarne i suoi contorni più crudi e grotteschi. La Sicilia con le sue contraddizioni e le sue infinite risorse, in un romanzo che è insieme cronaca e storia, vita degli umili, scavo psicologico e denuncia sociale; che traccia le linee di una condizione profonda, antropologica, del popolo siciliano.

Scalia non dissimula la sua ironia sottile: si può essere contemporaneamente devoti a Sant’Agata e al boss della città. Si può trainare la statua della santa, riverirla e subito dopo salire sulla vespa per andare a fare uno scippo.

Questo di Scalia è un romanzo tratto da un fatto di cronaca, scritto quasi con tenerezza, con una prosa lirica che suscita profonda emozione nel lettore; luoghi e avvenimenti hanno trapassato la storia e il costume della terra siciliana. La disputa interna per la supremazia attorno al microcosmo provinciale lo rende partecipe di un clima che è proprio di tutto il romanzo, del suo stile limpido e nitido. I protagonisti sono bambini con i loro sogni di gloria. Anche diventare un killer famoso è un sogno importante per un bambino del quartiere San Cristoforo di Catania.

Bambini che non hanno mai conosciuto la gioia di ricevere un regalo o una carezza. Sogni che si infrangono a causa di un incidente di percorso: avere inavvertitamente mancato di rispetto alla madre del boss. Un’onta che va lavata col sangue. Tutte le madri sono uguali ma , come direbbe Orwell, alcune sono più uguali delle altre.

A mancare di rispetto alla madre del boss si rischia “La punizione”, a uccidere i figli delle madri del San Cristoforo si viene assolti perché non si è trovato il corpo del reato.

Scalia ci regala un grande affresco, ci fa sentire i profumi di una Catania popolare che arrostisce all’aperto carciofi e carne di cavallo; folklore, maschere beffarde, grottesche e patetiche. Non a caso la storia si apre con la figura di Pippo Pernacchia, indimenticabile personaggio catanese ( Una pernacchia mille lire, due pernacchie duemila lire…) che ha inventato la professione di pernacchista con tanto di qualifica e bollo municipale.

Omertà e degrado, miseria e sottomissione, paura e lotta per la sopravvivenza. Dramma nel dramma, la cappa opprimente della mafia è così forte da costringere quattro madri, che hanno visto sparire i propri figli nel nulla, a non sporgere denuncia. E così quattro adolescenti possono venire cancellati con un colpo di spugna senza che nessuno li cerchi, come non fossero mai esistiti.

Un romanzo che è anche vibrante scossa al silenzio, squarcio al velo macabro dell’omertà.

di Salvo Zappulla