Il ghiaccio

agosto 24, 2005 in il Traspiratore da Redazione

Soltanto un giorno, osservando artisti di pattinaggio, constatai che il nostro sole non è di ghiaccio, che le api non fabbricano il ghiaccio, e giunsi all’unico monito veramente agghiacciante: preferisco stare al mondo, patire, sopportare ogni genere di tortura nella totale indifferenza, piuttosto che non esistere. Desiderai, in quel freddo momento, bruciare nel fuoco della carità ogni giorno e tutte le situazioni che la vita mi avrebbe riservato, perché l’uomo è come un ghiacciolo e deve far assaporare se stesso fino all’ultimo istante.

Quando ci sto sopra non scivolo, ma penso: il nostro mondo è di ghiaccio. Cerco di non scordarmi chi sono. Vidi quel dì atleti scorrere veloci su una lastra di gelo che invisibile si espandeva nell’aria e, penetrando dai talloni, invadeva il mio corpo osservatore. Sentivo il cuore più lento, quasi di ghiaccio, le ossa e i bronchi avevano freddo. Mi chiedete un racconto sul ghiaccio, il grande esteso ghiaccio o un semplice cubetto?! Perché quest’ultimo se finisce nella camicetta della nostra fidanzata… che risata! Non lo voglio però immaginare appoggiato sulla fronte di un neonato, non sono un disgraziato. Il ghiaccio è tutto ciò di personale, è l’impenetrabile barriera relativa che nessuno può ledere.

Oh musiche, oh melodie, oh romantici poemi, provate a sciogliere chi, nascosto dietro la verità, non è stato mai trovato. Solo quando piange, le sue lacrime scendono immobili e appuntite sotto i pergolati, o cospargono di brina i nidi in cima agli alberi; a volte intorpidendo i sogni dei bambini spengono sguardi e innocenza. Unico giudice che non ha sussistenza, non si muove eppure blocca tenere vite e sussulti d’amore. Il ghiaccio è un assassino silenzioso, vive al buio in mezzo al mare, in un alone di mistero, che intravedo nella nebbia e nell’inganno: iceberg! Ammazza la vita e si sparge onnipotente in oceani che imbiancano l’evoluzione. Appoggiando le mani agli estremi, schiaccia il globo e crea un succo, la civiltà, di cui si nutre e ne è il fantomatico imperatore: s’insidia nelle menti, sgonfia passioni e sentimenti, “scondisce” relazioni, non ospita emozioni.

Il ghiaccio appoggia il mento sulle più alte vette della terra e sopra il cielo, a “squarciagola” grida: “FERMI TUTTI”. Nulla è più crudele e nulla infierisce più del ghiaccio. Quando si gratta la barba nevica e quando starnutisce avvengono bufere. Il ghiaccio è stare sull’orlo di un vulcano, è l’ultima frontiera della volontà; se non la si rompe, ci paralizza interamente. Il ghiaccio blocca le sicure di un auto, è il far morire una famiglia che affonda in un canale.

E’ un sorriso in apnea. Il ghiaccio è un immenso cristallo d’orgoglio e non si commuove: né di fronte a una piantina nel deserto, né di fronte a una farfalla che luccica in un lago e nemmeno d’estate guardando il viso d’una bimba cui cade il gelato. Il ghiaccio è tutto ciò che di più controverso possa esistere. E’ una croce che infuoca il mondo, irradia luce, ma non contiene alcun sapore. Se proviamo a masticarlo, dapprima si avverte una gelida freschezza, poi l’impavido re mostra il suo calore e turba le nostre gengive più della liquirizia. Il ghiaccio c’è e non c’è e mentre nel bicchiere si rinfresca di vino, silenziosamente diventa brillo e ci saluta soavemente.

Oh ghiaccio, abitatore delle infinite sfumature della materia, ho provato a fermarti fra le mie mani, ma non ti posso contenere e piano piano te ne vai.

Oh ghiaccio, insuperabile apparenza, ho provato a modellarti con il nero e con il bianco e ti ho scalfito solo un poco perché tu sei dappertutto.

Oh ghiaccio, oh possente nulla, oh padrone rapitore degli intenti; tu… che tutto vedi e nulla senti: avrei potuto lasciare il foglio in bianco, ma sono un essere umano.

Il Traspiratore – Numero 55

di D. Giuliani