Giuda ballerino ! – II parte

Gennaio 23, 2008 in Medley da Tomas

Dylan Dog 1

Torniamo un attimo indietro. E il nome del protagonista? Sclavi ha una passione per il poeta gallese Dylan Thomas (morto alcolizzato nel 1953), mentre Dog deriva dal titolo di un libro che vide in una vetrina “Dog figlio di..”. Lo so, non è che sia così eccitante sapere queste cose, ma per un affezionato cultore del mito Dylan Dog, anche solo un minimo particolare che soddisfi le proprie curiosità può essere più che interessante! Infatti, ci sono tantissime altre domande che mi sono sempre posto e che col tempo gli albi, gli speciali e altre fonti importantissime tra le quali la rete, han dato una risposta, se non sempre del tutto esauriente, almeno capace di stimolare la mia fantasia. Ad esempio l’età di Dylan ed il suo passato. Dovrebbe avere l’età permanente di 33 anni, anche se in un albo il protagonista dichiara di aver avuto 23 anni nel 1978, quando si arruolò a Scotland Yard, prima occupandosi di casi scarsamente importanti, poi trasferito al Criminal Investigation Department dove fa la conoscenza di un altro dei suoi sempiterni “comprimari”, l’ispettore Bloch, padre spirituale. In quegli anni di poliziotto, in una missione in borghese dove vestiva i suoi odierni classici panni (giacca nera, camicia rossa, blue jeans e clarks) perse la vita Alison, la ragazza che amava, uccisa forse per causa sua, e da allora, dopo esser caduto nell’alcolismo ed aver lasciato l’arma, si mise in proprio.

Questa è solo parte del passato del nostro eroe. Dove incontrò infatti il suo fido assistente? In fin dei conti, nel numero 1 è lui per primo a far capolino prima del protagonista a pagina 11 e per molti (e fra questi ci sono anche io) è da sempre uno dei motivi per cui vale la pena comprare il fumetto, per alcuni addirittura è IL MOTIVO come è evidenziato dal taglio grouchista della horror post (il piccolo spazio in prima pagina dedicato ai lettori, che col tempo è sempre diminuito fino a scomparire quasi del tutto, purtroppo). Insomma, è la spalla del protagonista e sembra addirittura quasi un’ombra pesante per gli sceneggiatori. Quando Dylan era ancora nella polizia, si trovò in mezzo a disordini durante una manifestazione di piazza, e proprio in quell’occasione si trovò di fronte questo ometto, brillante attore in cerca di fortuna, dovendolo portare al fresco, ma Dylan decise di lasciarlo libero e già in quel frangente Groucho si distinse ringraziandolo con una perfida battuta “Non dimentico mai una faccia, ma nel tuo caso farò un’eccezione”. E dopo allora, è sempre pronto invece a lanciargli la pistola, preparargli il te, ricordargli che sta ancora aspettando gli arretrati degli stipendi mai concessi e riempirlo di quelle classiche battute che molti di noi cercano di imparare a memoria. L’umorismo è infatti un’altra grande carta di questo successo. Nel n° 83, il primo albo che lessi, ad esempio una delle battute fu ‘Uno dice ad un amico “Sono un ottimista, credo di vivere nel migliore dei mondi possibili” “Anch’io credo di vivere nel migliore dei mondi possibili” risponde l’altro “E per questo sono pessimista”‘. Ma non sono solo le sue battute a dare un certo tono. Nel numero 121, “Finchè morte non vi separi”, un Dylan ragazzino diceva “Da grande voglio fare il nano in un circo”. L’umorismo è anche nelle situazioni, dove per esempio c’è un tizio che dice di aver un gran peso sulla testa e riceve subito dopo un’incudine piovuta dall’alto o in molti individui come l’attendente dell’ispettore Bloch, Jenkins che fraintende qualsiasi cosa scatenando la rabbia dello stesso ispettore, o come H. G. Welles, bizzarro tuttologo, somigliante a David Niven, che vive circondato da robot incarnazioni di personaggi dei fumetti e cartoni animati.

Umorismo a non finire, scene splatter, una sottile vena malinconica e triste, ma anche romanticismo. Perchè Dylan è perennemente innamorato, delle sue clienti quasi sempre bellissime, candidamente adolescenziale è il suo amore, una bellissima concezione dell’affetto, perchè in ogni albo lui vive la sua storia d’amore eterno, salvo poi dimenticarsene nel numero successivo, ma quel ricordo rimarrà per sempre marchiato a fuoco nell’animo del nostro eroe. Memorabili tra le sue amate sono: Morgana, irraggiungibile, sospesa tra la vita ed il sogno. Lillie Connoly, terrorista dell’IRA, colpevole di attentati e condannata a morte. Bree Daniels, prostituta, donna talmente indipendente che pur amando Dailan (così lo chiama) rifiuta la sua proposta di matrimonio. Kim, strega dell’Ovest che vive a New York con il suo gatto nero Cagliostro. Senz’altro Morgana è quella che rispecchia di più la figura amata e ricercata da DyD, una figura eterea e desiderata nei propri sogni, che si scopre finalmente nel mitico numero 100 esserne la madre. Nel numero 100 infatti viene svelato gran parte del misterioso passato di Dylan Dog, compreso il suo acerrimo nemico Xabaras dei primi albi. Xabaras infatti è la figura paterna antagonista, ambivalente perchè in realtà Dylan, amando segretamente la madre Morgana , ha un rapporto di amore-odio verso il proprio padre. Quindi finisce per sdoppiarlo metafisicamente nella figura di Xabaras e nella parte buona Dylan (ha lo stesso nome del figlio). Cosa voglia raccontarci Sclavi con questa metafora, me lo sono sempre chiesto. Ma come in un meccanismo perfettamente oliato, nell’istante giusto arriva la trovata più giusta che fa sognare ed al tempo stesso fa pensare. In questo caso, Dylan stesso sembra più che altro essere in lotta con se stesso, con la propria voglia di lottare perennemente per raggiungere l’amore eterno e la sconfitta di un male che serpeggia silente nella società odierna, annidandosi dietro volti serafici, figure rassicuranti, comportamenti quasi impeccabili, scoprendone alla fine le proprie macabre e ineluttabili debolezze, quelle debolezze che sono di tutti e che fanno più paura dei mostri rappresentati dall’iconografia classica. In ogni albo ogni percorso sembra già stato effettuato, letto e vissuto, come le scene ricorrenti che si susseguono incessantemente: il/la cliente che suona il campanello urlante, Groucho che l’accoglie sommergendola di barzellette, Dylan che ascolta scettico, consiglia regolarmente uno psichiatra ed infine accetta il caso, Jenkins e Bloch che litigano in centrale o al telefono, l’ispettore che a sua volta si riempie di antiemetici per sopportare la vista dei delitti, che si rattrista per la pensione che non raggiungerà mai, per il fatto che non rida più dal ’46, il maggiolone targato DYD666 che va in panne o ha un qualche strano incidente, la scheletrica morte bergmaniana (la Grande Falciatrice o Mietitrice) che incombe scura e ligia al proprio dovere, Dylan che soffre di vertigini, di claustrofobia, che non beve più alcolici, adora la pizza ed è vegetariano, passa il suo tempo a vedere periodicamente film dell’orrore datati, legge libri sull’esoterismo, suona il clarino sempre e solo il motivo de ‘Il trillo del Diavolo’ di Tartini, che soffre la nave, non prende l’aereo, ma che affronta le sue paure pur di raggiungere il suo scopo, e non ultimo Groucho che lancia la pistola a Dylan (nei primi albi Dylan si professa anche pacifista e quindi non porta mai la pistola, che non vorrebbe mai usare).

Quante contraddizioni ! Ma senza di queste non sarebbe così amato! Ci sarebbero molte citazioni tratte dagli albi per far capire il “Dylan pensiero”, e forse queste sono le più sincere:

“Chiamatemi Dylan. Signor Dog suona un pò ridicolo”. “La paura è una forma di intelligenza”. “Chiamiamo caso la nostra incapacità di capire l’immenso meccanismo della casualità”. “Non credo agli UFO, ma ci spero”. “I bambini sono esseri strani…non che non mi piacciano, ma non riesco mai a capirli del tutto”. “L’infinito, forse è nella mente di ognuno di noi”. “Il mio mondo vive di sogni. E’ l
a realtà che sta morendo”. “Non si può uccidere la paura. E’ la paura che uccide”, ma soprattutto “Mi domando perchè faccio questo mestiere. Alla fine mi sento sempre io il mostro”. Per molti che leggono questo fumetto dal lontano ’86, Dylan è già morto. Lo si acquista quasi per abitudine o per collezione, ma per loro ha già dato tutto quello che poteva dare e quello di oggi è solo una pallida ombra del capolavoro che fu. Ma io non sono tra costoro. Forse perchè iniziai a scoprirlo più tardi? Forse perchè non sono mai cresciuto. Forse perchè voglio continuare a sognare con le storie che ci racconta. Amo dire che per me è TERAPEUTICO. Una sana dose di fantasia in questa realtà fantasticamente depauperata delle proprie fantasie. Quando smetterò di stupirmi di emozionarmi di entusiasmarmi per questa splendida lettura, capirò che non c’è più strada da percorrere in questo vicolo buio senza almeno un lampione della follia al quale appoggiarsi. Giuda ballerino! Senza la luce di quella follia non riuscirei mai a proseguire nel compilare maldestramente quel libro fantastico che mi han donato.

Images courtesy of Sergio Bonelli Editore http://www.sergiobonellieditore.it/

di Tomas