Gianluca Morozzi per Traspi.net

ottobre 2, 2005 in Libri da Stefano Mola

Gianluca MorozziGianluca Morozzi: bolognese, classe 1971, grande appassionato di calcio, un curriculum di scrittura alle spalle decisamente interessante: Despero, Dieci cose che ho fatto ma che non posso credere di aver fatto, però le ho fatte, Accecati dalla luce e la raccolta di racconti Luglio, agosto, settembre nero, tutti usciti da Fernandel. Il romanzo Blackout è invece uscito nel 2004 per Guanda, come anche L’era del porco, che di recente abbiamo recensito. Così, per la seconda volta, gli abbiamo chiesto un’intervista.

A leggere L’era del porco, io mi sono divertito molto. È stato divertente scriverlo? Quali parti sono venute via lisce, e quali invece hanno fatto sbattere la testa contro il muro (se ce ne sono state)?

E’ stato divertentissimo. A metà libro sentivo letteralmente i personaggi che mi parlavano in testa, Lajos e l’Orrido che parlavano, Lajos ed Elettra che battibeccavano, una meraviglia. Paragonato a Blackout, che ho scritto con sofferenza e fatica e con molte bottiglie d’acqua accanto alla tastiera (mi sentivo soffocare anch’io come i personaggi nell’ascensore) è andato via meravigliosamente liscio. Il muro si è salvato alla grande, questa volta.

Come procedi nella scrittura? Hai un piano ben preciso fin dall’inizio, oppure scopri il libro mentre lo stai scrivendo?

Spesso (come in Despero o in Blackout) ho in mente l’inizio e la fine. Quel che c’è nel mezzo, pian piano arriva. Qui al contrario non avevo idea di come far finire la storia tra Lajos ed Elettra… fino a quando, una sera d’estate, sono andato a un festival blues qui a Bologna, davanti a un curioso mostro edilizio noto come Il treno della Barca. Guardavo suonare Musselwhite boccheggiando per l’umidità, e intanto la mia mente viaggiava in linea di massima per i fatti suoi, dall’umidità alla Louisiana, dalla Louisiana a Man in the long black coat di Bob Dylan… e su Bob Dylan, come si dice, ho visto la luce. E il finale.

Tutti i personaggi (tranne l’Orrido) hanno un’ossessione. Si può dire che L’era del porco è un romanzo sulle ossessioni, e che la scrittura può esserne sublimazione?

Lajos di ossessioni ne ha addirittura tre, la scrittura, la musica ed Elettra, e le persegue fino alle estreme conseguenze, trasformandole in vere e proprie dannazioni. La scrittura funge certamente da sublimazione, almeno per me, ma anche salire sul palco davanti a quattro persone con un amplificatore che fischia, o fissare il cellulare aspettando un messaggio da una certa donna che magari non arriva mai…

Sei uno scrittore che si affeziona ai suoi personaggi? E si, a quale di quelli de L’era del porco sei più attaccato e perché?

Certo che mi affeziono. Non a tutti i personaggi, ma ad alcuni certamente sì. A Kabra di Despero, a Claudia di Blackout, a Erik de Il mondo trema, e al quartetto Lajos-Orrido-Lobo- Betty, naturalmente. Potrei scrivere cinquanta romanzi con questi quattro come protagonisti, e non annoiarmi mai…

Che Lajos ed Elettra finiscano ad Alcala de Henares, nella città natale di Cervantes, ha qualcosa a che fare con il loro inseguire un fantasma che non coincide con la realtà?

Certo. Entrambi a inseguire un amore totalmente scisso dal mondo reale, uno per Elettra, l’altra addirittura per Bob Dylan (che ad Alcala de Henares, tra parentesi, ha suonato per davvero)… che nel romanzo compaia un personaggio come Shatterthunder, convinto di essere un supereroe e di dover combattere contro ex cantanti impazziti, non è certamente un caso…

Una delle scene più divertenti del libro è quando Lajos va al pronto soccorso e si scopre che praticamente tutti intorno a lui sono scrittori o aspiranti tali. Cosa pensi della sindrome da aspirante scrittore che attraversa l’Italia?

Ben venga chi ha qualcosa da dire e da scrivere. Ci sarà un po’ di selezione naturale, qualcuno resterà, qualcuno sparirà nel nulla… com’è normale che sia. Mi gioco qui il bonus per la banalità del giorno, e dico che preferisco pensare a un adolescente impegnato a scrivere un romanzo, magari ingenuo, magari improponibile, che a un adolescente in rapporto simbiotico con la playstation.

Stai già lavorando a qualcosa di nuovo?

Un sacco di cose. A gennaio esce un libro di racconti a quattro mani sul calcio. Ad aprile un libro sulla musica emiliana. Poi c’è un romanzo che si chiama L’abisso, e un altra cosa piuttosto voluminosa che sto scrivendo e che proporrò a Guanda per il 2007… e un paio di cose teatrali e cinematografiche in aggiunta.

di Stefano Mola