Ferdinando di Annibale Ruccello

marzo 29, 2006 in Spettacoli da Roberto Canavesi

ferdinandoTORINO – Ogni volta che si assiste a “Ferdinando” di Annibale Ruccello accresce il rimpianto per la prematura scomparsa, nell’ormai lontano 1986, di un assoluto genio creativo che di sicuro avrebbe regalato indimenticabili pagine di teatro per la nostra asfittica scena italiana: tant’è che il destino ha voluto diversamente ed oggi di Annibale Ruccello non resta altro se non un preziosissimo testamento artistico sotto forma di un corpus di opere che, dopo aver suscitato scalpore al momento della pubblicazione, ancor oggi impressionano e coinvolgono per lucidità di stesura e perfezione di impianto.

E proprio la perfezione assoluta rasenta il “Ferdinando”, appositamente scritto per Isa Danieli, in questi giorni in scena al Teatro Gobetti nel ventennale della scomparsa del suo autore: ambientato nel lontano 1870, il testo è un impietoso spaccato di un’Italia post-unitaria alle prese con retaggi di un passato ancor troppo vicino e timori per un futuro dai contorni incerti e precari; nella scelta della baronessa Clotilde Lucanigro, nostalgica discendente di una famiglia di nobili borbonici, di autorecludersi in casa con la sola compagnia della domestica-carceriera Gesualda si coglie, infatti, tutta la disperazione di un’umanità veteroborghese intenta a sfuggire le prospettive e gli orizzonti introdotti dal nuovo corso politico.

Un microcosmo claustrofobico, quello della coppia Clotilde-Gesualda, che prevede come unico rapporto con il mondo esterno le frequenti visite di Don Catello, prete di campagna dall’ambigua moralità intento più al soddisfacimento dei piaceri carnali che non alla diffusione del messaggio cristiano: un ménage a trois improvvisamente sconvolto dalla venuta di Ferdinando, giovane ed avvenente nipote della baronessa, il cui arrivo spezza i precari equilibri esistenti ed innesca un irrimediabile, quanto morboso, gioco al massacro collettivo.

Rapporti umani corrotti ed artificiosamente costruiti, oscuri intrighi per interessi personali, al pari di un completo smarrimento della propria identità individuale, si mescolano nei quattro quadri di un testo che tra la propria forza dall’utilizzo di una materia dialettale assurta al livello di “lingua madre”, in totale contrapposizione all’odiata lingua italiana, humus linguistico su cui si innescano alla perfezione preziose citazioni letterarie.

Isa Danieli, alla terza messa in scena di uno spettacolo che per l’occasione ripropone la regia originale di Ruccello, è semplicemente straordinaria nei panni di una Donna Clotilde, per lei oramai diventata una seconda pelle, che tratteggia alternando con maestria toni comici ad altri tragici, piuttosto che grotteschi, in un lucido ma razionale delirio di disperazione e desolazione: insieme a lei si dividono le ovazioni del pubblico l’intensa Gesualda di Luisa Amatucci, Lello Serao, un don Catello manifesto vivente di ambiguità, ed il riccioluto Ferdinando di Adriano Mottola.

Da non perdere!

Ferdinando di Annibale Ruccello.

Uno spettacolo della Compagnia “Gli Ipocriti”, con Isa Danieli, Luisa Amatucci, Lello Serao ed Adriano Mottola.

Teatro Gobetti, fino a domenica 2 aprile

Per informazioni: www.teatrostabiletorino.it

di Roberto Canavesi