Appassionatamente Frida

Marzo 9, 2003 in Medley da Sonia Gallesio

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Hollywood non crede nelle storie sugli artisti, non parla mai del Messico, non crede nei risultati economici delle biografie al cinema e non parla di comunisti…

[Salma Hayek]

Frida è un film difficile da far digerire alla provincia americana, ma che avrebbe i numeri per diventare un successo in questa parte dell’Oceano…

[T. Kezich, dal Corriere della Sera del 30 agosto 2002]

Stati Uniti. Nel 2002 Salma Hayek è finalmente riuscita a realizzare il suo sogno: quello di interpretare in un film il ruolo della celeberrima Frida Kahlo. Nel 1989 al suo debutto con la telenovela Teresa, l’attrice messicana è oggi più che mai sulla cresta dell’onda. Tra le prime 50 donne più belle al mondo secondo People e unica testimonial latinoamericana della Revlon, ha all’attivo più di 15 lungometraggi. Mela e Tequila, Studio 54, Traffic, Wild, Wild West, infatti, sono solo alcuni dei film nei quali la Hayek ha recitato. E come non ricordare la sua presenza, accanto a Banderas, in Desperados (diretto da Robert Rodriguez, che successivamente l’ha voluta anche in Dal tramonto all’alba)? Oltre ad aver già vissuto la sua prima esperienza in qualità di regista (The Maldonado Miracle), Salma è addirittura titolare di una casa di produzione, la Ventanarosa. Insomma, la si può proprio definire una donna d’affari in un guscio di bambina, come amorevolmente ha fatto il regista Barry Sonnenfeld. Ma cosa può aver spinto una donna così sensuale e conturbante (formato mignon, però, visto il suo metro e cinquanta d’altezza!) a voler impersonare un’artista malata e claudicante, ad interpretare un ruolo così difficile ed atipico? Forte, risoluta, volitiva, anticonformista: sua connazionale, la Kahlo è stata questo e molto di più. E’ tuttora un simbolo, un vero e proprio modello per intere generazioni, l’emblema di un particolare periodo sociale, storico ed artistico. Seppur difficile, un personaggio estremamente interessante, dunque, di grande impatto.

Nonostante fosse da molto tempo nel mirino del cinema indipendente, la vita di Frida ha dovuto attendere ben 14 anni prima di essere trasformata in biografia filmata. La Hayek, infatti, fin dall’età di vent’anni ha cercato di portare sullo schermo la storia della sua eroina. Senza ottenere alcun risultato, però, fino a quando non è riuscita ad assicurarsi le riprese dei dipinti originali della pittrice, soffiando il ruolo ai mostri sacri Madonna e Jennifer Lopez. A dispetto della sua fama di bomba sexy, Salma ha sempre pensato fosse doveroso apparire esattamente come l’artista. Secondo la produzione, invece, un peggioramento marcato del suo aspetto avrebbe potuto far perdere il favore del pubblico. Per questo, poi, i baffi pronunciati della Kahlo sono stati commutati in una lieve, quasi impercettibile, peluria… Il lungometraggio, com’è buona norma in U.S.A., vanta un cast niente male: accanto alla Hayek ritroviamo Alfred Molina (Diego Rivera), Geoffrey Rush (Lev Trotzkji), Ashley Judd (Tina Modotti), Edward Norton (Nelson Rockfeller), Antonio Banderas (David Alfaro Siqueiros) e il nostro orgoglio nazionale Valeria Golino (Lupe Marin). La regia, invece, è di Julie Taymor, allieva di Jacques Lecocq, già affermata in ambito teatrale e alla sua terza esperienza cinematografica. Malgrado la giovane età, difatti, la regista ha già realizzato opere di una certa rilevanza: Fool’s Fire, tratto dal racconto di Edgar Allan Poe intitolato Salta Fosso, e Titus, rilettura di un testo shakespeariano con Jessica Lange e Anthony Hopkins.

33914(1)Annoverato dalla critica americana tra le dieci pellicole favorite per il Golden Globe, negli Stati Uniti Frida ha ottenuto un successo più che apprezzabile, nonostante le numerose riserve degli inizi. Qui in Italia, invece, presentato nella serata inaugurale del 59° Festival di Venezia per volere del neodirettore Maurice De Hadeln, ha suscitato pareri discordanti, entusiasti alcuni e decisamente poco incoraggianti altri. Il film ha inizio con il chiassoso trasporto di Frida mediante il suo stesso letto, che funge in questo caso da portantina. Già dalle primissime battute emerge il suo carattere energico di donna dolce ed aspra insieme, languida e temeraria al contempo. Dove verrà condotta? Chi non conosce la sua vera storia lo scoprirà soltanto alla fine della proiezione. Frida è un film coraggioso, per certi versi visionario, piuttosto attinente alla realtà anche se puntinato da piccole imprecisioni. Inevitabilmente, più di un aspetto saliente del percorso dell’artista è finito per passare in secondo piano. Primo fra tutti l’effettivo contesto politico del periodo, basti considerare lo spazio riservato all’insigne pittore comunista Siqueiros o alla celebre fotografa Tina Modotti, in verità assai determinante. Oltre al fervente clima ideologico e sociale, è stata proprio la natura rivoluzionaria di Frida ad essere trascurata, così com’è accaduto per gli influssi della cultura precolombiana sulla sua vita, sia privata che professionale. Anche il turbinante folclore messicano (si pensi agli scheletri che ballano) è stato ridotto ad un fugace seppur doveroso accenno, soltanto ad una guizzante allusione a quel mondo incantato fatto di tradizioni popolari e credenze che la pittrice ha amato così tanto…

In realtà, il film è stato incentrato di proposito sulla storia d’amore tra Frida e Diego Rivera. Scelta che indubbiamente lo ha reso più accessibile e adatto al grande pubblico, escamotage rivelatosi il mezzo più opportuno per raccontare la struggente storia di una donna indimenticabile, ma anche per parlare di arte ad una platea non necessariamente di esperti. Al suo interno, è comunque possibile imbattersi in scene piuttosto grottesche (come quella che mostra il corpo di Frida appena dopo l’incidente con l’autobus) e in alcune inesattezze (ad esempio, storicamente risulta che fu Marcel Duchamp ad organizzare l’esposizione parigina della pittrice, non André Breton). Nel ruolo della protagonista, complice anche la singolare somiglianza con l’artista, Salma Hayek è del tutto credibile, così come Lupe Marin, la prima moglie di Diego, è impersonata da un’impareggiabile Valeria Golino. Alcune risoluzioni tecniche, poi, si rivelano appropriate e divertenti, si pensi all’approdo a New York di Rivera, reso mediante la scalata animata di un grattacielo da parte di un fantomatico King Kong. Inoltre, alcuni riferimenti al mondo concreto di Frida – il suo letto con lo schienale ricoperto di fotografie, il cortile della Casa Azul (Casa Azzurra) di Coyoacan, i cagnolini e le scimmiette dai quali amava essere circondata – costituiscono dettagli che si ritrovano con piacere. Sebbene non possa essere definito eccelso, Frida è sicuramente un film da non perdere. E da rivedere una seconda volta, per di più. Perché è un’opera nuova, dignitosa, audace e lungimirante. E soprattutto perché racconta la vita di un’incredibile donna che ha fatto dell’orgoglio la sua bandiera e del dolore il nutrimento per la sua arte.

Programmazione torinese per la settimana dal 7 al 13 marzo 2003: King, Via Po n. 21, inizio spettacoli h 15.30; 17.50; 20.10; 22.30

Frida

Genere: biografico

Regia di Julie Taymor, Usa 2002, produzione Miramax, durata 119 min.

Interpreti: Salma Hayek, Alfred Molina, Geoffrey Rush, Ashley Judd, Edward Norton, Antonio Banderas, Valeria Golino

Tratto da A Biography of Frida Kahlo, di Hayden Herrera, ed. italiana La Tartaruga

Sceneggiatura di Clancy Sigel e Diana Lake; fotografia di Rodrigo Prieto; montaggio di Francoise B
onnot; musiche di Elliot Goldenthal; costumi di Julie Weiss

Sito ufficiale: www.miramax.com/frida/

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