Afa

agosto 25, 2005 in il Traspiratore da Meno Pelnaso

Cari amici,

siete in macchina con i finestrini aperti, il ventilatore al massimo, la gola secca. Siete in coda da un’ora sotto un sole cocente, il condizionatore è rotto e le gocce di sudore scendono inesorabili lungo il vostro viso, dandovi l’impressione di sciogliervi prima di poter arrivare sotto la doccia.

La camicia è appiccicata alla pelle, tanto da esserne quasi solidale, molecola a molecola. I pantaloni vi tirano da ogni parte e il sedile sembra sempre più un forno a pieno regime.

I piedi si stanno gonfiando nelle scarpe ed i capelli sono appiccicati alle sopracciglia.

Avete la schiena bagnata, ma anche le mani, le braccia, il torso, le gambe e i piedi. Sareste disposti a regalare la vostra auto e a spogliarvi completamente in mezzo alla strada se qualcuno aprisse un idrante o ci fosse una fontana di acqua gelata.

Poi vi ricordate che al prossimo incrocio c’è una fontanella. Ma quando ci arrivate, trovate solo il deludente cartello scolorito, con la data di due anni fa, che spiega gentilmente che è fuori uso ed invita ad avere pazienza, ‘il comune sta lavorando per voi’.

Non perdete le speranze. All’incrocio successivo ce ne dovrebbe essere un’altra.

La coda si muove lenta verso la meta agognata.

Un extracomunitario si avvicina per pulirvi il vetro e voi accettate sperando che rinfreschi il parabrezza, ma l’acqua calda e oleosa peggiora la situazione ed adesso non vedete più attraverso il vetro.

Consumate istericamente il tergicristallo e la sua acqua saponata per risciacquare il parabrezza e al termine i vapori umidi del detergente impregnano l’abitacolo rendendo l’aria irrespirabile.

All’esterno non trovate salvezza a causa dei gas di scarico delle auto e dei camion che vi precedono e vi seguono.

Siete combattuti tra il desiderio di chiudere il finestrino per il fastidio causato dallo smog e la speranza che almeno il movimento dell’aria tra un finestrino e l’altro vi possa portare conforto.

Arrivate alla fontanella successiva, ma è stata divelta, l’altra notte, da un’auto che, perso il controllo, l’ha investita.

Maledite tutto e tutti.

Fino a questo momento, avete scartato l’idea di fermarvi al lato della strada ed entrare in un bar per bere qualche cosa di fresco, temendo di perdere il posto in coda e che il barista possa approfittare della situazione. Comunque, tutti quelli visti erano già stracolmi, con la coda di avventori fuori dal locale e i cartelli “Gelati esauriti” alle vetrine.

Ora però vi accorgete che sono diversi chilometri che non vedete più un’insegna di bar. Maledite voi stessi per essere stati così malaccorti.

Improvvisamente un’anima generosa, un buon samaritano, uno spirito votato alla santità, si avvicina offrendovi una bibita ghiacciata estratta da una borsa-frigo da spiaggia dagli sgargianti colori.

“Quanto fa?” gli chiedete con l’aria supplichevole e lacrimosa di chi è consapevole che la propria vita dipende dalla generosità altrui.

“Dieci euro!”

“Ma come? Dieci euro per una lattina? Ma è un furto!”

“Se non la vuoi, arrangiati e non rompere!”

Come sempre in questi casi, la vicinanza con la salvezza disintegra le ultime resistenze dettate dal buon senso.

Estraete la banconota e la consegnate in cambio della lattina.

L’“anima santa” estrae una lattina da un lato della borsa e ve la consegna, non prima di avere intascato i soldi.

Purtroppo, quando bevete il primo sorso, vi accorgete che è poco meno caldo dell’acqua del radiatore.

“Ehi, tu! Ma è calda!”

E quello ormai lontano: “E cosa pretendi, sono qui ormai da quattro ore!”

Lentamente si fa strada nella vostra mente un pensiero rabbioso: chi ve l’ha fatto fare di uscire di casa?!

di M. Pelnaso