We are family

settembre 10, 2003 in Medley da Sonia Gallesio

Valutiamo gli adulti per le loro differenze, per le loro idiosincrasie. Ma la cosa strana riguardo ai bambini è che li vogliamo, innanzitutto, ‘normali’…

[Bryan Appleyard, 1999]

Tutta la compassione umana deriva dalla comprensione che, in fondo, siamo tutti malati…

[Blaise Pascal, da “Preghiera per domandare a Dio il buon uso delle malattie”]

Sia nell’arte che nel teatro, la concezione di qualcosa di nuovo richiede l’imposizione di una realtà fittizia in cui lo spettatore non è contemplato, inscenata attraverso la rappresentazione convincente di figure assorte nelle proprie azioni, passioni, attività, sensazioni e stati d’animo…

[Michael Fried, da “Absorption and Theatricality”]

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Venezia. Durante tutta la mia incursione presso i Giardini della Biennale (della durata di otto ore, vale la pena segnalare!), entrando e uscendo da un padiglione all’altro, mi è capitato di incrociare decine di visitatori con la stessa, particolarissima borsa di cartoncino contenente una misteriosa pubblicazione. Ebbene, quello che poi ho scoperto essere il catalogo relativo alle opere di Patricia Piccinini – esposte nel Padiglione Australia – pare sia andato, e stia andando, letteralmente a ruba. E una volta visitata la mostra, il motivo mi è apparso chiarissimo…

I lavori di questa straordinaria artista (Freetown, Sierra Leone, 1965) dapprima sbigottiscono, scioccano, e poi si insinuano nel profondo. E non potrebbero essere più attuali, in un’epoca nella quale l’umanità sta facendo delle nuove tecnologie riproduttive – e dunque della manipolazione genetica, della clonazione e dei trapianti di organi animali sull’uomo – la sua più grande speranza per il futuro.

L’autrice affronta i temi di natura etica più controversi del nostro tempo: cosa è lecito considerare normale? Ma si può ancora parlare di normalità? In materia di medicina e sperimentazione, qual è il confine tra bene e male? Tra legittimità ed orrore? Cosa è possibile tollerare in funzione della possibilità prossima di produrre organi su richiesta, debellare patologie oggi mortali?

35402Questi i grotteschi protagonisti della singolare esposizione: piccoli animali (??) pelosi dai grandi occhi, esseri ibridi e forme mutanti, amorfi grumi di carne che ricordano un tipo di tumore affatto minaccioso, il teratoma (dal greco teraton, che vuol dire ‘mostro’). Beh, questo tipo di rimandi è tutt’altro che rassicurante, basti pensare che la suddetta massa tumorale può includere al suo interno molteplici tipi di tessuto: epatico, osseo, grasso, muscolare, e talvolta anche frammenti dentali o di capelli…

Come suggerisce il titolo, tuttavia, la mostra è incentrata sull’idea, sul concetto di famiglia. E’ innegabile, le opere di Piccinini fanno riferimento a possibilità assai inquietanti, eppure sono maggiormente rivolte a sottolineare il valore e l’importanza dei rapporti sociali e del vivere comune. Sebbene posseggano connotazioni quasi mostruose, le sue creature appaiono amabili ed amate, in armonia. Simpatiche quanto basta e paradossali al contempo, poi, producono nello spettatore sentimenti contraddittori, speranze ed insieme paure: di fatto, le medesime e comprensibili reazioni che le sperimentazioni in corso suscitano in tutti noi.

I suoi esseri pedomorfici o allo stato embrionale confondono, disorientano. Affascinano, ma al tempo stesso turbano intimamente. Essi paiono più che idonei a divenire l’emblema di quelle prospettive, futuro delle biotecnologie, che oggi possiamo ricondurre a quell’“abisso in cui l’immaginazione teme di perdersi” di cui parlava Immanuel Kant ne “Critica della ragion pura”.

35406Un aspetto interessante dell’allestimento è rappresentato dal fatto che le creature di Piccinini non cercano e non pretendono di ottenere l’attenzione dello spettatore. Sono completamente immerse nelle loro scene di condivisione, non hanno bisogno di essere accolte ed adottate, “fanno già parte di famiglie felici” (Linda Michael). La loro diversità, la loro deformità, non mendica il nostro affetto. Esse non necessitano per nulla di pietà; piuttosto possono suggerirci qualcosa sulla capacità di accettazione e comprensione che ci è propria.

Dal canto nostro, infatti, se seguissimo di più l’istinto abbandonando inutili nozioni, preconcetti ed assolutismi, forse saremmo in grado di sentirci realmente vicini a queste entità ibride così strane, a questi gnocchi di carne indefinibili. Del resto, come sosteneva Henri Bergson, l’istinto è affinità. L’intuizione, la comprensione, scaturisce appunto da quell’istinto disinteressato, cosciente di sé, che emerge durante l’attesa creativa.

E credo, in tal senso, che ci aiuterebbe anche smettere di pensare che alla sommità della piramide dell’ordine naturale ci sia o ci sia mai stato l’uomo – come già “L’origine della specie” di Charles Darwin, ben un secolo e mezzo fa, aveva dimostrato…

Patricia Piccinini – We are family

Fino al 2 novembre 2003

Biennale di Venezia, 50esima Esposizione Internazionale d’Arte

Giardini, Padiglione Australia

Come arrivarci: linea Actv 3, ogni 20 min; linee Actv 1/41/42/51/52/82

Ingresso: intero 1 sede € 10,00; ridotto 1 sede, € 9,00

Orari: dalle 10.00 alle 18.00, chiuso lunedì

Tel. 041 27.28.397

Per info e orari altre sedi: www.labiennale.org

Sito consigliato: www.patriciapiccinini.net

Amabili mostri

di Sonia Gallesio