Vita da Re

dicembre 8, 2003 in Libri da Gustare da Momy

Flavio Boraso e Gian Paolo Zanetta – Vita da Re – Edizioni Gribaudo – pag. 140, Euro 14,99

LDG 2003C’era una volta un re, che, oltre a monumentali castelli, possedeva una stupenda palazzina alle porte di Torino, capitale del regno sabaudo. Durante le calde estati del XVIII secolo, il re e la sua corte si trasferivano a Stupinigi, che come per incanto sbocciava, come un fiore in primavera, diventando il centro mondano del regno. Le sale si riempivano di colori, di suoni soavi, di uomini e donne in abiti sfarzosi e gioielli luccicanti, di tavole imbandite e di barili di vino.

Nelle cucine del castello decine di cuochi si affaccendavano intorno ai fornelli, muovendosi con grazia e naturalezza tra pentoloni alti quanto un bambino, cestoni di ortaggi freschi, mucchi di farina, selvaggina, galline ancora starnazzanti e montagne di patate da pelare.

Nello stesso tempo, cameriere con i grembiulini inamidati imbandivano i tavoli con tovaglie di fiandra, posate in argento massiccio, bicchieri in cristallo, piatti con il bordo di oro zecchino, ceste di fiori freschi e candele.

Nelle sale adiacenti l’orchestra intonava musiche dolci: viole, violini, violoncelli, clavicembali, arpe, cetre e pianoforti diventavano protagonisti sottogli abili tocchi dei musicanti di corte.

Gli invitati, prima di accomodarsi a tavola, girovagavano per il palazzo, apprezzando l’architettura del luogo, i magnifici giardini, gli scaloni monumentali, i quadri e gli affreschi che impreziosivano la reggia.

Oggi, XXI secolo, Torino non è più la capitale d’Italia. La monarchia ha ceduto il passo ad una repubblica costituzionale. La palazzina di caccia di Stupinigi è diventata luogo dedito a mostre ed esposizioni. I termosifoni e i fornelli a gas hanno preso il posto delle stufe a legna e dei forni.

Ovvero, ad occhi aperti, è impossibile riuscire a ritrovare la magia di trecento anni or sono… a meno che i vostri occhi non si posino su Vita da re, un prezioso volume curato da Flavio Boraso e Gian Paolo Zanetta, che ripercorre con incredibile realismo, attraverso il filone dell’arte e della gastronomia, le feste e gli avvenimenti mondani della Palazzina Reale di Stupinigi.

Ecco allora che il compleanno di Carlo Emanuele III si intreccia con il ragout degli agnolotti, gli zest della duchessa bianca di Monferrato fanno un tutt’uno con la finanziera, i detti di corte (‘fare la figura del cioccolataio’) si citano tra grissini e torcetti, tra un bicchiere di Barolo e un trancio di torrone. Cibi prelibati per il popolo rappresentano la quotidianità dei banchetti di corte, che si trasformano in ’Gran menù’ solo in occasione di avvenimenti esclusivi, come quello della sera del 22 agosto 1840,quando Re Carlo Alberto ospitò la sorella Maria Francesca Elisabetta di Carignano ed il consorte Ranieri Arciduca d’Austria e Viceré del Lombardo Veneto.

Delle 46 portate di quella sera, il lettore può imitarne parecchie grazie alla rivisitazione del ricettario della Real Casa, interpretato in chiave moderna, fatta dallo chef Antonio Chiodi Latini, bresciano di nascita, ma piemontese da sempre, ora responsabile della ‘Maison dei Nove Merli’ di Piossasco, in provincia di Torino.

Grazie a lui sarà più facile assaggiare il cardo con fonduta e tartufi preparato a corte per le regine o la zuppa di cipolla e porri seguita da una deliziosa coscia di cervo con flan di pere e rafano…

di Monica Mautino