Ur sunu – Grandi dottori d’Egitto

settembre 23, 2008 in Arte da Stefania Martini

tempio Kom OmboPer celebrare il cinquecentesimo anniversario dalla sua fondazione, la confraternita della “Misericordia” di Casale Monferrato, in collaborazione con l’egittologa casalese Sabina Malgora, ha voluto ricercare le radici della storia della medicina attraverso Ur sunu – Grandi dottori d’Egitto, mostra internazionale di reperti riguardanti la terra dei Faraoni.

La nostra idea – spiega Danilo Carmignotto, Presidente della Misericordia di Casale Monferrato – è quella di ripercorrere il cammino della medicina a ritroso dai giorni nostri sino agli albori della civiltà. E la fama attribuita ai medici egizi dallo storico greco Erodoto, trova fondamento nella ricca documentazione archeologica della nostra mostra”.

L’evento, che si svolgerà dal 27 settembre al 21 dicembre prossimi nella storica cornice di Palazzo Sannazzaro a Casale Monferrato, vedrà in esposizione oltre 150 reperti provenienti da musei nazionali ed internazionali, tra i quali Fondazione Museo Egizio di Torino, Museo Antropologico di Torino, Museo Egizio di Firenze Metropolitan Museum of New York, Brooklyn Museum of New York, Kunst Historisches Museum Wien.

La mostra è anche un momento di grande importanza regionale, visto il coinvolgimento di molti Musei piemontesi.

Alla base dell’esposizione casalese, che sarà supportata da un laboratorio didattico, c’è il notevole interesse che da sempre la medicina egizia riscuote; tema che, tuttavia, ma che non è mai stato affrontato in una mostra.

Lo studio delle varie malattie, delle cause che le provocavano e delle tecniche di guarigione sono uno degli aspetti più sbalorditivi dell’Antico Egitto e i medici egizi godevano di molto prestigio.

Ur sunu, in antico egizio, significa “capo dei medici”: sunu indicava il dottore e traduce il termine greco “iatros”.

Fin dall’Antico Regno erano utilizzati strumenti chirurgici del tutto simili a quelli in uso nei nostri ospedali per operare i malati. Alcuni esempi di questi strumenti sono raffigurati in bassorilievi su una parete del tempio di Kom Ombo.

Sembra siano stati effettuati anche interventi per scongiurare cancro e tumori, mentre sono noti i clamorosi successi in fatto di applicazione di arti artificiali che consentivano ai pazienti di proseguire in tutta normalità la loro vita.

I medici egizi erano organizzati secondo una gerarchia ben precisa. All’apice figurava il medico personale del faraone, cui erano sottoposti i medici del Palazzo, dei quali uno era il “supervisore” di tutti gli altri.

Seguivano gli “ispettori dei medici”, poi alcuni medici meno importanti, e infine la gran massa dei medici “di base”.

Per ogni patologia vi erano veri e propri specialisti. Così c’era il medico generico (semplicemente sunu), l’oculista (sunu-irty), lo specialista per l’addome (sunu khef), lo specialista per le malattie di origine sconosciuta e altri ancora.

Tra i primi medici egizi si annovera Imhotep, personaggio dalle mille qualità, che sembra abbia ottenuto grandi successi in questo campo, sia come medico operante che come ricercatore scientifico. Fu probabilmente il primo a scoprire e a studiare i batteri e a sperimentare soluzioni antibatteriologiche che diedero i loro più noti risultati per quanto riguarda le malattie degli occhi.

Fonte preziosa sulla conoscenza medica degli Egizi è il papiro Ebers, che descrive i rimedi per moltissime malattie, dalla tosse ai problemi cardiaci. Questo papiro, lungo 20m e largo 20 cm, è datato XVIII dinastia, è composto da 108 pagine e, attualmente, è conservato all’Università di Lipsia.

Gli Egizi avevano idee già abbastanza precise sul funzionamento del cuore e dei vasi sanguigni: Il cuore parla ai vasi di ogni membro, è detto nel papiro di Ebers, significando che il cuore pompa sangue a tutto il corpo. Un’intuizione eccezionale se si pensa che ci troviamo a quasi 3000 anni prima di Harvey, che scoprì la circolazione del sangue.

Non meno progredite erano le cognizioni relative ad altri organi come lo stomaco, il fegato, la vescica e l’utero.

Sempre nel papiro Ebers compare, per la prima volta nella lingua dell’uomo, la parola “cervello”, del quale vengono accuratamente descritte la forma, le circonvoluzioni e le meningi.

Altri “papiri medici” sono il papiro Smith, che tratta di fratture ossee, e il papiro di Berlino, che si occupa di problemi ginecologici.

La mostra si snoda tenendo conto di un preciso percorso storico-culturale, nel quale saranno esposti numerosi reperti che riportano chiari segni di malattia, come ad esempio traumi, tumori e persino carie, confrontati con testi papiracei contenenti lo studio delle diverse malattie e le relative cure, e con testi epigrafici che attestano le varie e numerose figure di medici in tutto l’arco della storia.

Uno spazio di riguardo è stato infine dedicato all’aspetto religioso e magico della medicina.

Per gli antichi Egizi, infatti, la medicina si suddivideva in due parti: visibile e non visibile. La prima includeva patologie come traumi e ferite, mentre la seconda era collegata alla magia.

Alcuni studiosi si sono dedicati allo studio del rapporto tra medicina e magia. Lefebvre, a capo del Museo del Cairo dal 1921 al 1928, ritiene che la medicina sia derivata dalla magia, mentre Merei sostiene l’esatto contrario, facendo notare che i testi più antichi sono di carattere prevalentemente empirico, mentre quelli più recenti sono soprattutto di carattere magico.

Attenzione particolare è stata data alle divinità protettrici, quali ad esempio la dea Sekhmet, che può guarire, ma anche dispensare malattie, oppure il medico divinizzato Imhotep – spiega Sabina Malgora, dottore di ricerca in Africanistica-archeologia egiziana e curatore della mostra.

Ur sunu – Grandi dottori d’Egitto

Dal 27 settembre al 21 dicembre 2008

Palazzo Sannazzaro, Casale Monferrato (AL)

di Stefania Martini