Un weekend a Trecastagni

maggio 19, 2003 in Viaggi e Turismo da Redazione

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Maggio è arrivato, le belle giornate splendono grazie ad un ormai caldo sole e si cercano invitanti occasioni per gite fuori porta. Ogni centro, piccolo o grande che sia, alle pendici dell’Etna si anima dopo uno dei più lunghi inverni ed è con intensità che si vive questo periodo prima delle vacanze estive.

Le occasioni per far festa non mancano, dobbiamo sapere solo dove e quando andare…

Insieme scopriamo uno dei centri pedemontani etnei dove per tutto il mese di maggio si respira aria di festa, scopriamo uno dei luoghi più importanti per un turismo folcloristico e religioso, dai riti antichi e suggestivi, un importante casale nato all’incrocio di fondamentali vie di comunicazione della zona etnea: Trecastagni.

Si dice che il nome di Trecastagni derivi da tres casti agni, un toponimo cristiano in memoria dei tre fratelli martiri, ma non è l’unica e sola versione sull’origine del nome del paese, lo si vuole ricondurre a trium castrorum, per l’insediamento di tre accampamenti militari, o a tria castra ognia, per la presenza di tre castelli costruiti in onore di un’antica divinità. Ma già dall’antichità il paese era famoso per i suoi castagneti, quindi nulla di strano che in nome si riferisca soltanto a tre castagni, tre alberi particolarmente noti nei tempi andati.

Dire Trecastagni è dire festa di Sant’Alfio, un binomio inscindibile sin dal 1516. Una festa patronale come tante? Neanche per sogno.

34733Il patrono non è uno, ma sono tre: Alfio, Cirino e Filadelfo, tre fratelli, perseguitati da Decio nel III secolo d.C., che passarono dal piccolo centro etneo durante un doloroso e lungo pellegrinaggio alla volta della cittadina di Lentini, dove furono martirizzati.

Nella notte tra il nove e il dieci maggio, tanti devoti, con massicci ceri sulle spalle, vestiti con mutandoni bianchi lunghi e camicie bianche su cui spicca una fascia rossa, impropriamente detti “nudi”, a piedi scalzi raggiungono il Santuario di Sant’Alfio, proprio a Sant’Alfio sono rivolte suppliche e petizioni per guarigioni da malattie o incidenti.

Fino ad alcuni anni fa si faceva umiliazione e sacrificio totale ed i “nudi” percorrevano gli ultimi metri, che li portavano al santuario, in ginocchio e con la lingua strisciante a terra.

Arricciamo il naso e storciamo la bocca, ci sembra una cosa poco igienica e incivile? Senza dubbio. Ma come si fa a giudicare la manifestazione dell’incondizionata gratitudine per una grazia ricevuta o la tenace speranza di un aiuto che solo un santo può darci? Una religiosità che diventa mare di folla che avvolge le statue dei tre giovani martiri in un abbraccio commosso e fremente di umanità?

E da questa religiosità genuina e primordiale ecco esplodere l’antico animo siciliano che si fa musica con tamburelli, zufoli e marranzani, che si fa colore con i carretti e i cavalli bardati a festa, che si fa odore con i fiori e l’aglio, primizia della terra.

L’aglio è una pianta molto diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo, il cui uso che nella medicina popolare ha una lunga tradizione. Da secoli, infatti, viene utilizzato attribuendogli proprietà terapeutiche svariate nella cura del mal di testa, di infezioni e malattie cardiovascolari.

E’ un elemento caratterizzante la festa di Trecastagni, tutte le campagne profumano con intensi odori, ed alla fine dei festeggiamenti, dopo aver deposto il cero votivo, quando tutti ci si abbandona a spensierati festeggiamenti, caratteristico è il rituale che si compie con le creste di aglio. Costituisce il segno della partecipazione alla festa, ma fondamentalmente rappresenta il simbolo della buona salute, della salvaguardia dalle malattie ed è una difesa scaramantica dal malocchio!

Certo, non avrà un buon odore, ma sicuramente ha la capacità di ridurre il colesterolo e quella di favorire lo smaltimento dei grassi, e poi….vi si può sempre fare una collana per tenere lontani i vampiri!

Questa è la terra di Sicilia, che mai rinuncia ai suoi santi e ai suoi riti sospesi tra passato e presente.

di Anna Milazzo