Un confetto all’ora del tè?

giugno 1, 2007 in Attualità da Gabriella Grea

sanscrito cesmeoUn bon-bon intellettuale organizzato dal Corpus Iuris Sanscritum ci aspetta lunedì 4 giugno alle ore 17 nella sala dei Mappamondi dell’Accademia delle Scienze di Torino: la presentazione della Collana di studi Corpus Iuris Sanscritum et Fontes Iuris Asiae Meridianae et Centralis, cui seguirà il dibattito sul Diritto comparato delle Religioni e l’importanza del Corpus Iuris Sanscritum.

Il termine sams-kr-ta (da cui deriva sanscrito), significa perfezionato, elaborato, può essere reso dal latino con-fec-tus, la radice kr del sanscrito corrisponde alla radice fac del latino.

La scoperta del sanscrito da parte di William Jones nel XVIII secolo contribuì allo studio della linguistica storica e comparata. Il ruolo di questa lingua indeuropea nella cultura indiana è simile a quella del latino e del greco antico in Europa. Molti testi sacri furono scritti in sanscrito, il primo dei essi i Rig-Veda (1000 a. C.) è uno dei libri sacri dell’Induismo.

Il sanscrito è stato e continua ad essere modello e serbatoio di vocaboli non solo per le lingue dravidiche e neoindiane, ma anche per l’indonesiano.

Gli studiosi dividono la storia del sanscrito in varie fasi. La forma più antica è il vedico e raggiunse la sua forma definitiva nella fase dl sanscrito classico, codificata dal grammatico Panini nel IV secolo a.C., autore di un corpus grammaticale di 8 volumi scritto interamente sotto forma di aforismi. Non fu mai lingua di un paese, ma solo una lingua utilizzata dalla casta dei Bramini e dei Guerrieri; la lingua perfetta il sanscrito veniva distinta dal pracrito, l’insieme delle lingue parlate dal vulgo incolto. Ancora oggi il sanscrito è considerato la lingua dotta dell’India, utilizzata dalle persone colte.

Ad una lingua raffinata non può non corrispondere un’elegante scrittura: il davanagari, la scrittura della “città degli dei”, lettere splendidamente incurvate, appese sotto il rigo anziché sopra, di derivazione brahmi, adattamento indiano di un alfabeto semitico (forse l’aramaico), arrivato in India intorno al 700 a.C. attraverso la Mesopotamia.

Buddha, Guru, Yoga, Karma sono solo alcuni dei vocaboli in sanscrito correntemente utilizzati in italiano, ma maggior diletto si ricava certamente dall’analisi linguistica comparata: molti studiosi sono persuasi che il sanscrito avesse conservato la struttura dell’originaria parlata proto-indoeuropea. Oggi il ruolo di questa lingua è stato in parte ridimensionato, ma la sua conoscenza riveste un’importanza capitale per il linguista, il filologo ed il letterato.

La tradizione degli Studi sanscriti in Piemonte risale al 1852, quando fu istituita la cattedra di studi ario-pelasgici: insegnamento di grande rilevanza che venne affidato a Gaspare Gorresio (1807-1891), il più noto sanscritista italiano, divenuto famoso in tutto il mondo grazie alla sua splendida edizione e traduzione del Ramyana, il monumentale poema di Valmiki.

Nel periodo successivo agli venti del Novecento l’indologia italiana annovera tra i suoi rappresentati più illustri il professor Mauro Vallauri (1887-1964), dal 1922 al 1961 docente nell’Ateneo torinese. A lui si devono studi di alta filologia che concernono la letteratura classica, il teatro la politica, la medicina e le scienze dell’india antica.

The DevimahatmyaIl primo discepolo del professore è stato Oscar Botto, suo successore prima nell’insegnamento di Sanscrito (1957-1963), poi alla cattedra di Indologia (1962-1995), professore incaricato di religioni e Filosofia dell’India e dell’Estremo Oriente dal 1963 al 1974, attualmente Presidente del CESMEO. Oscar Botto nel 1963 ha fondato l’insegnamento di Indologia, divenuto successivamente Istituto e poi Dipartimento di Orientalistica, del quale è stato direttore fino al 1995. Nella sua produzione scientifica ha focalizzato la sua attenzione sulla poesia, sulla letteratura drammatica, la novellistica, l’epica e le dottrine giuridico-politiche.

Il grande sviluppo dell’indianistica e dell’orientalistica in generale, nella recente storia dell’ateneo torinese è il naturale proseguimento di un’intensa attività accademico-scientifica che da Gorresio in poi non ha mai cessato di essere altamente apprezzata a livello nazionale, ma soprattutto all’estero.

sanscrito cesmeoAlla luce di questa alacre e feconda attività è stato costituito nel 1982 per iniziativa della regione Piemonte, della Provincia , della Città e dell’Università degli studi di Torino il CESMEO con lo scopo di promuovere e sviluppare i rapporti e gli scambi culturali con i Paesi Asiatici, di diffondere la conoscenza delle lingue e delle culture dell’Asia.

L’istituto, sotto la guida della dr.ssa Irma Piovano, allieva del Professor Botto, ha perseguito in questo anni l’obiettivo di svolgere un’ ampia opera didattica, scientifica e di promozione culturale, contribuendo a diffondere la millenaria tradizione artistica e culturale dell’Asia, attraverso corsi di lingua, pubblicazioni scientifiche altamente specializzate, partecipazione a programmi scientifici, in accordo con Istituzioni universitaria e culturali, italiane e straniere, nonché organizzando mostre d’arte e conferenze tenute da eminenti studiosi. La cura delle imprese editoriali ha visto il CESMEO impegnato nella compilazione del Primo Dizionario Sanscrito-Italiano, l’edizione del Corpus Iuris Sanscritum e la pubblicazione di Indologica Taurinensia, organo ufficiale dell’Associazione Internazionale di Studi sanscriti, dirette da Oscar Botto, ed infine della pubblicazione di Orientalia, Collana di studi Orientali diretta da Irma Piovano.

L’incontro previsto per lunedì 4 giugno è la neonata iniziativa del centro per promuovere la collana di studi dedicati alla normativa giuridica dell’India, dell’Asia centrale e del Sud-Est Asiatico, pubblicata dal Comitato sotto la responsabilità scientifica dell’Unione Accademica Internazionale e dell’Unione Accademica Nazionale e con il sostegno finanziario della Fondazione CRT.

Per la sua rilevanza scientifica la Collana è stata premiata nel 2000 dall’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres dell’Institut de France, Paris, con il riconoscimento “Ikuo Hirayama”. L’incontro, presieduto dal Prof. SIEGFRIED LIENHARD, Vice Presidente del Comitato Scientifico della Collana e Membro dell’Accademia delle Scienze di Torino, comprenderà, oltre agli interventi di alcuni Membri del Comitato Scientifico, una relazione di PIER GIUSEPPE MONATERI, Professore ordinario di diritto civile della Facoltà di Giurisprudenza, Università degli Studi di Torino, e Presidente dell’Associazione Italiana di Diritto Comparato.

Proprio la presenza di tali illustri letterati associata alla professionalità e alla disponibilità del personale il CESMEO è punto di riferimento per studiosi e ricercatori di discipline orientali che possono sfruttare il meraviglioso patrimonio della biblioteca: 32000 volumi tra monografie, periodici e opere di consultazione, testi in lingua originale (sanscrito, pali, hindi, tamil, tibetano, thai, cinese, giapponese, e altro ancora). E’ possibile fruire inoltre del Fondo Boisselier sull’arte del Sud-Est Asiatico e sulla storia del Buddhismo, del Fondo Liehard sugli studi indologici e nepalesi e il Fondo Esnoul sull’arte e la cultura indiana.

Spero di aver acceso nel lettore l’aida, la fiamma della curiosità per un piccolo tesoro nascosto della nostra città, aperto al pubblico dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 17.

Presentazione Corpus iuris sanscritum e Dibattito sul tema Il Diritto Comparato delle Religioni e l’importanza del Corpus Iuris Sanscriticum

Lunedì 4 giugno 2007 – h 17:00

Sala dei Mappamondi, Accademia delle Scienze di Torino

via Acca
demia delle Scienze 6, Torino

CESMEO

via Cavour, 17 – 10123 Torino

tel.: +39/011.54.65.64 – fax: +39/011.54.50.31

Apertura al Pubblico, dal lunedì al venerdì, ore 9-17

[email protected] – www.cesmeo.it

  • didascalia foto Devimahatmya

    MS in Sanskrit on palm-leaf, Bihar or Nepal, 11th c., 32 ff., 5×31 cm, 2 columns, (3×27 cm), 5 lines in an early Bhujimol script, borders marked with double lines with orange pigmentation between lines, 1 miniature in text. Binding: Nepal, 11th c., carved wooden covers, decorated with 10 miniatures, poti with hole for the binding cord. Provenance: 1. Monastery in Nepal (ca. 11th c.-); 2. Sam Fogg cat. 17(1996):40.

    di Gabriella Grea