Tromba Daria

maggio 17, 2006 in il Traspiratore da Redazione

La televisione non lascia spazio a dubbi: la donna del terzo millennio sarà una bambola.

La conversione su scala mondiale del vecchio e obsoleto modello in carne è cominciata: tette siliconate quinta misura, labbra gonfiate a gel vegetale, rughe riempite con iniezioni di collagene, macchie della pelle schiarite col laser, liposuzione sui fianchi e protesi rimodellanti per i glutei. E naturalmente un vasto assortimento di accessori stile “Costruisci la tua Barbie”, come lenti a contatto colorate, unghie finte ed “estention” per i capelli. Per quanto riguarda il contenuto della scatola cranica la tele suggerisce che è possibile utilizzare qualsiasi materiale: segatura, bulloni, acqua piovana o anche semplice “aria”. Il cervello è fuori moda e non fa “odiens”, meglio un bel paio di gambe ben tornite, lo sanno tutti.

E allora, visto che non volevo essere sempre l’ultimo a fare l’acquisto intelligente, come per il digitale terrestre, che mi è arrivato quando oramai tutti gli amici vedevano già da un pezzo i reality show marocchini, ho messo mano al portafogli e me la sono comprata. La bambola gonfiabile, intendo.

L’ho chiamata Daria (fondamentalmente perché di quello è piena).

Daria è bionda, alta un metro e settanta, in lattice ipoallergenico, con tette a punta e bocca spalancata. Incluse nella scatola, oltre un barattolo di vasellina, ho trovato una pompetta per gonfiarla e una valvola di ricambio.

Una volta arrivati a casa dal sexy-shop ho pensato subito di mettere in chiaro un paio di cose, giusto per evitare malintesi. Le ho spiegato che il telecomando lo gestisco io, e che quando gioca la Juve non deve volare una mosca in casa, che un paio di sere la settimana mi piace bere birra fino a vomitare e nessuno deve azzardarsi a dirmi nulla, e che per qualche mozzicone sul pavimento non è mai morto nessuno. Lei non ha detto una parola, non ha emesso un fiato, è rimasta lì, immobile con quella sua espressione stupita. Chi tace acconsente, ho pensato compiaciuto.

E questo è stato solo l’inizio, poi è andata anche meglio! Lasciatemi dire che se vi aspettate una morale, nella mia storia, un finale malinconico o qualche rimpianto verso il vecchio modello di donna di carne, rimarrete delusi: con Daria va a gonfie vele!

Niente mal di testa per non far sesso, nessun inutile litigio per un calzino dimenticato sotto il letto, nessuna suocera dalla quale andare a mangiare la domenica a pranzo, niente di tutto ciò. Al cinema sono sempre io a scegliere il film, e non sono mai lacrimose storie d’amore fra un professore di filosofia e una cameriera sfigata, ma tecno-horror con fiumi di sangue e teste che rotolano da tutte le parti. In birreria ordino hot-dog avvolti nella pancetta senza che qualcuno mi chieda di pensare al mio fegato, e quando mangio fagioli non sono costretto a “tenermele” per non far la figura del maiale.

Ho praticamente smesso di lavarmi, ricavandone più tempo per la tele e la playstation. Non devo più farmi la doccia, prima di fare sesso, nè passarmi il deodorante stick sotto le ascelle, e udite udite: posso mangiare tutto l’aglio e la cipolla che mi pare. E ancora: Daria non guarda la mia pancia ricordandomi che quando mi ha conosciuto ero più magro, né mi costringe a vestirmi elegante quando esco con lei.

E dimenticavo: ho finalmente realizzato il mio sogno: un regal fellatio durante la finale di Champions League (peccato che la Juve abbia perso, dannato guardialinee francese, la prossima volta ricordati gli occhiali!).

Adesso sono felice: guardo la televisione dal divano, mano nella mano con la mia bambolina. E ridiamo, sì, ridiamo a crepapelle, di quei poveri manichini ibridi, metà carne e metà plastica, vallette in perizoma nei quiz a premi, ballerine sculettanti, telepromotrici di materassi, show-girl venditrici di calendari per camionisti, e platinate presentatrici in maglietta bagnata. Il cervello si assottiglia ma la perfezione è ancora lontana, rifletto carezzando la mia Daria.

Il Traspiratore – Numero 57

di NoHope4u