Tre settimane in Messico

gennaio 30, 2005 in Racconti da Redazione

6/8 – Partenza

Ore 24:00 – noi siamo arrivati a Cancun, gli zaini no.

7/8 – Cancun

Cancun è una città costruita dagli americani per gli americani; si sono portati i loro giocattoli (Mc Donald, Hard Rock Café ed altre puttanate) rendendo un paradiso tropicale una succursale di Las Vegas.

Playa Paillenos è forse rimasto l’unica zona di Cancun a non soffrire troppo di tale colonizzazione: sabbia finissima (te la ritrovi addosso anche dopo esserti fatto la doccia), acqua trasparente con pesciolini, conchiglie e qualche pezzo di corallo: solo qualche moto scooter ricorda l’invasore!

Playa Tortuga è invece la spiaggia dei messicani che pare non si curino troppo di mantenerla pulita; c’è di tutto attaccato alle scogliere: mamme che allattano in mezzo all’immondizia, bambini che giocano tra i rifiuti dei pasti consumati ad ogni ora.

8/8 – Tulum

Risveglio con sorpresa amara: i bagagli, che sarebbero dovuti arrivare in albergo alle 2 di notte, non ci sono. Le reazioni, condite di qualche bestemmia, fanno presagire che la salomonica pazienza che ci aveva accompagnato fino ad allora si stia esaurendo.

Mentre stiamo rassegnandoci all’idea di trascorrere la giornata ubriacandoci e navigando su internet, il miracolo! Una familiare si ferma davanti a noi, subito Stu nota il suo zaino e, poco dopo, anche il mio: è festa!

Come dei bambini il giorno di natale abbracciamo e baciamo i nostri bagagli, li svuotiamo, ci cambiamo, ci profumiamo e sembra tutto un lusso. Li riempiamo di nuovo e ora siamo alla stazione dei Pullman.

Ore 10:30 – Cancun-Tulum.

Ore 13:30

Il viaggio in bus è risultato ancora più confortevole del previsto: aria condizionata, servizi e un film con Robbie Williams. Tappa a Playa del Carmen, che pare della stessa taratura di Cancun: si riempiono gli ultimi posti rimasti liberi e si riparte per Tulum.

Scesi dal bus prendiamo un taxi per le cabanas: lo conduce il personaggio più messicano incontrato fino ad ora, basso, rugoso, scuro e con gusti musicali da tipico mariachi (sottofondo della musica: colpi di pistola…).

Arriviamo da Don Armando e prendiamo una capanna da quattro, l’unica rimasta libera, e vi entriamo. Ad accoglierci ci sono Jessica l’iguana, che vigila sul letto di Stu, e Tony il granchio, che si fa una doccia. Fatte le presentazioni salutiamo i nuovi amici e andiamo a farci un bagno in quello che non può essere descritto se non come un paradiso terrestre.

MessicanoCerchiamo di non ustionarci e così lasciamo la playa per visitare alcune rovine Maya a un quarto d’ora di cammino: scorci mozzafiato vengono immortalati dalle nostre macchine fotografiche. Facciamo un altro bagno guardati a distanza da un’iguana piuttosto grossa e torniamo alla cabana.

Conosciamo un po’ d’italiani (il posto ne è pieno), gustiamo un coco-loco (prendi una noce di cocco, la apri e la riempi con più alcol possibile) e ci facciamo una pennichella dalle 8 di sera alle 9 del mattino… calma, molta calma.

9/8 – Gran Cenote e Antonio

Sveglia, doccia, colazione con uova alla messicana e taxi per il ‘Gran Cenote’: è una pozza d’acqua cristallina sotterranea abitata da tantissimi pesci, stalagmiti e stalattiti. Ha il suo fascino, prontamente rovinato da un gruppo di gringo chiassosi che si tuffano a bomba attrezzati di macchine fotografiche subacquee e altre minchiate fuori luogo.

Facciamo un pezzo di ritorno a piedi ed un pezzo in autostop con due tedeschi. Arrivati al Pueblo di Tulum mangiamo da Antonio, un simpatico personaggio che ci convince a cambiare i nostri piani saltando Merida (“troppo trafficata, piena di turisti, non fa per voi”) e dirigendoci subito a Palenque. Ci chiede di fumare un po’ di marijuana anche per lui e ci porta la miglior tequila che abbiamo mai bevuto: riconoscenti, facciamo il bis.

Salutato il buon Antonio con uno scambio di disegni, annotati gli orari dei pullman per Palenque e altre possibili destinazioni, prendiamo un taxi e torniamo alla nostra cabana. Ancora un tuffo nel mar dei Caraibi e ci prepariamo per la serata: cena al Mirador e fiesta al Paraiso, cosa aggiungere ai nomi?

10/8 – Verso Palenque

Sarà banale, ma come l’abito non fa il monaco, così il nome non fa il locale: El Mirador era poca roba se confrontato al nostro ristorante gestito da “Denada”, El Paraiso non era abitato da angeli, ma da personaggi piuttosto banali che incontreresti in qualsiasi villaggio turistico. In compenso il tragitto percorso sulla sabbia di Tulum con la sola luce delle stelle aveva qualcosa di magico e surreale. Raggiungiamo la nostra cabana aiutandoci con la luce della torcia e trascorriamo l’ultima notte in questo angolo di paradiso.

Ci svegliamo alle 10 con già in tasca i biglietti che ci porteranno a Palenque: colazione messicana e ci godiamo le ultime ore da Don Armando bagnandoci nelle acque caraibiche. Come nelle migliori delle fiabe il saluto che ci viene riservato ha del commovente: l’acqua non era mai stata tanto limpida e mai avevamo visto tanti pesci tutti insieme scodinzolarci tra braccia e gambe; con le mani a conca raccolgo un po’ di micro pesciolini-girini mentre altri più grossi e colorati passano salutandoci con le pinne (forse questo lo vedo solo io…).

Ci rinfreschiamo all’ombra di una palma, ancora un tuffo e ci prepariamo per il pranzo. Alle 15 prendiamo posto sul nostro Pullman: la maggior parte dei viaggiatori è messicana, il confort non è di sicuro quello offerto dal Cancun-Tulum, ma va bene lo stesso.

Palenque11/8 – Palenque e le cascate

Arriviamo a Palenque con un’ora di anticipo (3 del mattino) dopo un viaggio abbastanza massacrante per le strade (c’erano dossi ovunque) e per il bus non proprio dei più comodi. Pronti via, ci troviamo su un taxi con Gianluca di Napoli (Portici) e Kate la canadese (Halifax): direzione cabanas nella giungla. Il tassista, di poche parole, ci lascia all’entrata e andiamo alla ricerca di una reception guidati dalla luce della torcia, che inizia ad essere uno strumento indispensabile. Non troviamo nessuno, a parte qualche cane, uno con l’aria un po’ minacciosa ma lo si tiene a bada facilmente, e una manciata di gattini che dormono in una scatola (in Messico i gatti sembrano non voler crescere, oppure son tutti di razza nana).

Ci ritroviamo a dormire sopra uno dei ristoranti dei vari gruppi di cabanas, accomodandoci chi sui tavoli, chi sull’amaca, chi per terra: è un’altra situazione surreale se si considera che il napoletano sta preparando la moca, io sfoglio libri buddisti-zapatisti accatastati su alcune mensole, la canadese si sistema nel suo sacco lenzuolo e Stu se la dondola sull’amaca. Tutte cose normali, non fosse che siamo nel pieno della giungla!

Ci svegliamo e troviamo una sistemazione grazie a Donna Margarita, una signora che è riuscita a trovare il giusto connubio tra la natura e quel poco di civiltà necessaria a rendere questo un altro paradiso messicano.

Siamo stanchissimi ma partiamo tutti per visitare laghi e cascate. Il Chiapas si presenta subito con un forte impatto: umili indios propongono i loro prodotti senza mai insistere troppo e la povertà è palpabile ovunque (ma i bambini riescono sempre a regalarti un sorriso). Cascate, ponti instabili su fiumi che ricordano il Rio delle Amazzoni in piccolo, ancora cascate: il tutto visitato in un’ atmosfera onirica, vuoi per la stanchezza, vuoi perché posti così me li son sempre solo sognati. Camminiamo, fotografiamo, mangiamo e beviamo, sempre in un clima di gran rilassatezza e lentezza.

Alle 16 siamo ricondotti alla nostra casa nella giungla e non riusciamo a tenere gli occhi aperti: dopo una doccia li chiudiamo fino sera tardi.

Prendiamo un taxi per Palenque e ancora una volta i nostri programmi subiscono una variazione: i bus del giorno dopo p
er San Cristobal sono tutti pieni (a parte quello delle 22:30, ma arriveremmo di nuovo alle tre del mattino e non ci sembra il caso). Compriamo i biglietti per venerdì mattina senza battere ciglio e andiamo a consumare una gustosa quanto economica cena.

E’ mezzanotte circa e sto prendendo questi appunti in mezzo alla giungla accompagnato da del buon jazz…

di Gianluca Ventura (foto di Stefano Lione)