TraspiCampiello06

settembre 13, 2004 in Libri da Stefano Mola

Titolo: Mosca più balena
Autore: Valeria Parrella
Casa editrice: minimum fax
Prezzo: € 7.75
Pagine: 103

MOsca balenaQuest’anno il Campiello ha aggiunto un’altra categoria: il Premio Opera Prima. È riservato al libro d’esordio di un autore al di sotto dei 35 anni. I promotori del Premio, gli Industriali del Veneto, hanno voluto questo premio per sostenere chi, meritevolmente, inizia quel percorso difficile che è il mestiere della scrittura. Si crea così una specie di raccordo tra il Campiello Giovani, che è per i ragazzi tra i 15 e i 20 anni, e il Campiello vero e proprio, i cui cinque finalisti avete potuto conoscere nelle passate settimane su queste pagine.

Salirà sul palco del rinato Teatro La Fenice, dove quest’anno ritorna la cerimonia di premiazione del Campiello Valeria Parrella, nata nel 1974, laureata in glottologia. Il suo esordio è questo Mosca più balena, libro di racconti edito dalla benemerita casa editrice romana minimum fax, la cui attenzione per le scritture giovani e originali, sia in Italia sia soprattutto negli USA è ben nota.

Valeria Parrella vive a Napoli, e la città fa da sfondo a tutti e sei i racconti del libro. In cinque, la protagonista è una donna, e una donna è comunque fortemente presente nel sesto racconto, dove invece il protagonista è un uomo. Ci sono quindi due elementi difficili, potenzialmente sbilancianti, appoggiati come sono in bilico sul bordo pericoloso del luogo comune: raccontare di donne e raccontare di Napoli.

Valeria Parrella riesce a camminarci su con leggerezza. Napoli è chiaramente Napoli, ma qui siamo abbastanza lontani dal folclore, dalla tinta pesante, dai luoghi comuni belli e brutti. La presenza della città, nella sua difficoltà e peculiarità, è forte, ma senza determinismi sociologici. È un radicamento nella realtà, che a sua volta è fatta di borse della spesa, mezzi pubblici, appartamenti, caldo, aeroporti, lavoro.

E le donne? Per esempio, sono sospese tra destini altoborghesi e intellettuali e richiami fortissimi alla normalità, come nel bellissimo Quello che non ricordo più, il racconto d’apertura. Oppure vogliono fortissimamente crescere, anche nella scala sociale, come la protagonista del secondo, Guappetella. O invece sono come Vera, protagonista di Scala quaranta, ritratto bellissimo, intenso, lievemente malinconico, di una quarantenne con il marito distratto e figli grandi, apparentemente ormai trascinata per cammini non suoi.

Valeria Parrella riesce a fare molto bene alcune cose. Per esempio, a descrivere la sospensione e la divergenza. La sospensione sulle cose che sembrano andare inesorabilmente da una certa parte, e in cui si è trascinati come in un magma, senza la forza per uno scarto laterale. E al tempo stesso la divergenza tra il fiume delle cose e quello che si ha dentro, che pulsa in secondo piano, come un mal di testa leggero. Per poi trovare, alla fine, che sono le cose stesse, a volte, a creare il corridoio laterale, dove infilarsi, sempre con una leggera indolenza.

E poi, è una scrittrice che sa dare i nomi alle cose. Ovvero riesce a trovare una definizione esatta per situazioni, stati d’animo, momenti della vita che una volta lette fanno dire: è proprio così. Sentiamo per esempio questo brano, dove la protagonista dell’ultimo racconto, Il passaggio, capisce in un istante che la donna di cui è innamorata la ricambia: Le cose che ti attendi dalla vita hanno gradazioni diverse: metti una pentola sul fuoco perché ti aspetti che l’acqua bolla; ugualmente giochi un ambo al lotto perché ti aspetti di vincere, ma se non vinci non te ne meravigli. Erano usciti i miei due numeri [pag. 77]. Scrittura asciutta eppure densa, senza troppi aggettivi, azioni precise. Un’esordiente da tenere assolutamente d’occhio.

di Stefano Mola