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aprile 29, 2002 in Libri da Stefano Mola

Margaret Mazzantini, “Non ti muovere”, Mondadori, pag. 295, Euro 16,53

30567(1)Una lunga, dolente, appassionata confessione. Un tu disperato e affannato, quello di un padre nei confronti di una figlia, in un momento estremamente drammatico. Chi parla, chi dice questo “tu”, è Timoteo, chirurgo, primario di un ospedale importante in una grande città italiana, e chi lo riceve è appunto la figlia adolescente. Ma questa ricezione è soltanto immaginaria: il romanzo si apre con un incidente in motorino della figlia, incidente che la porta in fin di vita nell’ospedale dove lavora il padre. Il tempo per Timoteo cambia dimensione: nell’incalzare doloroso delle ore in cui i medici, tra cui lui stesso, lottano per salvare la figlia Angela, Timoteo comprime l’intera sua vita, portandone alla luce in questo tormentato racconto alla figlia che non può ascoltarlo, l’aspetto oscuro: la storia del suo amore per una donna, che non è la moglie, e che si è sviluppato parallelamente alla nascita di Angela.

Un amore a prima vista inspiegabile. Timoteo è un uomo di successo, ha una moglie giornalista, molto bella, intelligente. L’amante, Italia, è l’opposto. Vive in una periferia disastrata, in una casa sotto un viadotto, è povera, brutta, si veste male. Un amore iniziato in un modo assurdo e violento, con uno stupro. Eppure questo amore, a poco a poco, rivela a Timoteo le sue contraddizioni irrisolte, lo porta a fare i conti con il suo presente ragionevole, agiato, fatto di comodi compromessi intascati. Per usare la felice sintesi dell’autrice, essere diventati “cravatte nel mondo” [pag. 71]. Allo stesso modo rivela a Timoteo quanto l’amore tra lui e la moglie Elsa si sia fatto quieto, cristallizzato, come sia ormai precluso l’approfondimento dei sommovimenti interiori: “sono gli occhi che mette su quando è in difficoltà, quelli con i quali finge di capirmi, mentre invece mi abbandona a me stesso” [pag. 122]. Molto probabilmente Elsa intuisce il tradimento, ma non ha mai il coraggio di oltrepassare la soglia, esplicitando una domanda, perché, “la verità ha le ascelle sudate, non è adatta alla regalità di mia moglie” [pag. 122].

Anche Timoteo non ha il coraggio di oltrepassare la soglia, di tirare le somme, di riprendere la vita nelle sue mani, abbandonandosi alle conseguenze, anche per la gravidanza della moglie, per la futura comparsa di Angela. E in questa confessione muta non nasconde nulla, non si giustifica, non cerca scuse, si mostra nudo. Italia è invece l’abbandonarsi all’amore, la personificazione della sua forza oscura, al di là di tutto, la forza indimostrabile che può nascere dal tenere per mano qualcuno che a noi si affida (e al tempo stesso, il rischio che tutto questo comporta). Non credo sia importante qui dipanare le vicende, raccontandone tutti gli snodi, andando a vedere come va a finire (odio le recensioni che svelano tutto) anche perché l’incalzare narrativo della confessione è molto efficace, crea sapientemente una tensione che non merita di essere allentata con troppe rivelazioni.

“Non ti muovere” è il romanzo di una crisi a metà della vita, il riconoscimento che il compromesso con se stessi inevitabilmente esplode, ma anche il romanzo della forza oscura dell’amore, della sua inspiegabilità e al tempo stesso della sua vitalità, di come la sua ricerca corra sotto la pelle come una corrente carsica, pronta a riemergere. Ma è anche una prova sapiente di stile, di scelta di tono. Uno degli aspetti più belli del libro è la lingua: estremamente concreta, dura, ricca di odori, rumori, sapori, profondamente visiva, e al tempo stesso capace di metafore sintetiche, non orpellose, funzionali. E nonostante questa concretezza pietrosa, è una lingua capace di rivelare tensioni, far affiorare stati d’animo, descrivere situazioni in cui domina il non detto (esemplare e bellissima a questo proposito la situazione tra Timoteo ed Elsa tra le pagine 120-122: tutto potrebbe esplodere da un momento all’altro, i personaggi si muovono come su una superficie di cristallo, eppure, apparentemente non succede nulla). Un romanzo che parla del presente, capace di raccontare veramente una storia, agganciandola ai dettagli della vita quotidiana.

di Stefano Mola