Torino che guarda il mare

aprile 11, 2011 in Arte da Benedetta Gigli

Il problema non è fare l’artista, ma diventare un grande artista

Luigi Mainolfi

t1In occasione dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia Palazzo Madama ospita, nell’Atrio Juvarriano, di fronte all’Aula del Senato, una grande installazione dell’artista Luigi Mainolfi dal titolo Torino che guarda il mare.

Dal 12 aprile al 6 novembre, sarà possibile vedere questo ritratto corale, a cui l’artista lavora dai primi anni Novanta e che riunisce duecento busti in terracotta di cittadini torinesi, personaggi noti e persone comuni, a formare una sorta di lungo fiume collettivo che rappresenta il mondo che ruota intorno all’arte di Luigi Mainolfi.

Ogni persona rappresentata (dal falegname al meccanico, dagli amici e famigliari, agli artisti, direttori di musei, fotografi, collezionisti e galleristi) è una conoscenza diretta dell’artista, ha rivestito un ruolo importante nel corso della sua vita artistica e, proprio per questo motivo, trova la sua giusta collocazione nell’opera.

L’arte di Mainolfi è ben espressa da Gillo Dorfles, che nel 1997, attraverso una lettera scritta all’artista, spiega i motivi per cui apprezza molto il suo lavoro: Caro Mainolfi, credo di averti detto altre volte perché il tuo lavoro mi ha (quasi) sempre interessato: prima di tutto per la spontaneità del gesto e della forma; poi per l’aderenza al materiale usato – e parlo della ceramica, della terracotta, un materiale che usi con assoluta padronanza, e soprattutto interpretandone le peculiari caratteristiche, non avendo scrupolo di «abbellirlo», di impreziosirlo, come fanno tanti ceramisti anche preclari; e poi per l’inventiva nell’ideare forme nuove, del tutto autonome; tanto quelle minute – più soprammobili che statue – quanto quelle massicce, monumentali addirittura, che, tuttavia, continuano ad avere la spontaneità che così spesso fa difetto in tante sculture moderne (anche di alcuni «grandi maestri») che, nelle dimensioni maggiori perdono la spontaneità del manufatto.

E, finalmente, c’è un ultimo elemento che mi sembra sia sempre stato alla base del tuo lavoro – di quello in terracotta (che prediligo) come anche di quello in altri materiali – ed è il suo aspetto simbolico.

Simbolico, nel senso migliore della parola: ossia non alla caccia di significati occulti, ma presentante spontaneamente certe caratteristiche formali che albergano una indubbia matrice simbolica: forse ancestrale, o comunque legata a un’aderenza con la tua natura e con la natura delle tua terra.

Ingresso libero

Informazioni per il pubblico: tel. 011 4433501

http://www.palazzomadamatorino.it/

http://www.fondazionetorinomusei.it/

di Benedetta Gigli